
di Angelo Ciccarella
Natale non è l’ennesima festa dedicata al migrante o all’inclusività: è rammentare che Dio irrompe nella storia umana. Lo ricordo ai nostri preti, la loro ragion d’essere è confermare Cristo nella fede e niente altro; di una Chiesa composta da politicanti, sociologi, strizzacervelli e filosofi non so che farmene.
Dai pulpiti, cari sacerdoti, ricordatevi di “accennare” a Gesù, se non vi costa troppo e non offende la vostra sensibilità verso ebrei e islamici. Oggi per dirsi cristiani sembra che ci vogliano i permessi di “Repubblica” e degli atei.
Bando alle polemiche.
Chiamo Dio ciò che il cuore brama, un possesso che può realizzarsi solo per grazia. Gesù ha permesso questo, ha avvicinato e poi con l’Eucarestia ha unito i due poli altrimenti opposti, in cui il divino e l’umano erano relegati prima del Suo Avvento. Dolori sofferenze malattie stragi genocidi che infestano la nostra vicenda sulla terra, non possono essere compresi senza che il divino innervi intimamente queste vicende.
La nascita di Gesù è una cesura epocale al tradizionale modo di concepire il rapporto fra Dio e il mondo; una discontinuità assoluta rispetto a tutte le teorie di configurazione del Dio delle religioni. Il Verbo incarnato assume i connotati di una persona fisica, in un tempo determinato, in un luogo preciso e fuori anche dalla stessa attesa messianica della casta sacerdotale. Il tempo storico subisce una rottura radicale.
Gesù trasgredisce la legge ebraica dell’inviolabilità e invisibilità del volto di Dio e lo assume come volto proprio di un uomo nato da donna, vestito alla moda dei tempi, che manifesta la Sua divinità nel Suo dirompente messaggio: amate i vostri nemici.
La natività è questa incredibile irruzione dello Spirito nella carne, nel suo farsi attraverso la generazione umana, nel suo apparire come figlio di donna.
Cristo regni.





