di Bruno Chiavazzo
George Simion, il leader della destra più intransigente rumena alla festa Atreju a Roma, ha definito Giorgia Meloni la “leonessa d’Europa”. Tutti gli ospiti della kermesse romana, da Elon Musk al primo ministro inglese e quello albanese, si sono sperticati in lode della premier italiana.
Ma, niente al confronto dei “colonnelli” di Fratelli d’Italia che si sono succeduti dal palco. Una cosa quasi imbarazzante, addirittura il direttore dei programmi di approfondimento (sic!) della Rai, Paolo Corsini, ha manifestato tutto il suo fervore dichiarando la sua militanza nel partito della Meloni e usando il “noi” per criticare i leader degli altri partiti a cominciare da Elly Schlein.
Ha poi annunciato che dal prossimo anno andranno in onda sui canali pubblici della Rai, fiction, sceneggiati e speciali su Mussolini, D’Annunzio, Foibe e patrioti come Goffredo Mameli. Un revival dei “bei tempi” che dovrebbe riequilibrare il servizio pubblico televisivo considerato di sinistra. Poi è arrivata la votazione in Parlamento della ratifica del Mes e la Leonessa è andata in tilt.
Con un blitz, peraltro annunciato, Salvini ha accelerato i tempi per il “NO” e la Meloni si è dovuta adeguare, mandando in frantumi quel poco di credibilità acquisita in Europa. La paura di perdere voti a favore dell’incosciente Padano, ha fatto scattare l’unico faro che da sempre accompagna l’avventura politica della Meloni: la ricerca del consenso.
Accettare la sfida di Salvini e dire no al Mes, però, ha un prezzo e solo ora la premier si sta rendendo conto di quanto sarà salato. I 19 paesi che avevano già ratificato il Mes, insieme hanno preso al balzo la “richiesta” di Salvini di restituire all’Italia i 125 milioni di euro versati per il fondo salva stati, perchè “l’Italia può fare da sola”. Ottimo hanno detto: ecco i soldi e noi faremo il Mes con quelli che ci stanno senza l’Italia.
Così in un colpo solo il duo Salvini-Meloni hanno buttato a mare, insieme al Ministro delle Finanze, Giorgetti, autentico vaso di coccio tra vasi di ferro, quel poco di stima e reputazione che il governo Draghi aveva ridato all’Italia. Ecco “l’orgoglio italiano” che la Premier ha augurato agli italiani per le feste.




