Lo scivolone mediatico di Chiara Ferragni sulla vicenda della falsa beneficenza sul pandoro Balocco, sembra quasi una nemesi, un castigo, una punizione divina. Della sanzione dell’Antitrust, dei due fascicoli giudiziari aperti, dei contratti non rinnovati con aziende come Safilo, sappiamo tutto, ed è inutile ripercorrere le tappe della caduta nell’inferno dei social, dell’imprenditrice che con i social ha fatto fortuna alzando fatturati di decine di milioni di euro.
Per anni i “Ferragnez” come li chiamano lei e il marito pseudo rapper, Fedez, hanno ostentato la loro vita esagerata. Il mega appartamento a Milano City, i figli vestiti con abiti griffati, le cabine armadio strapiene di borse, abiti e scarpe da centinaia di migliaia di euro, proponendo uno stile di vita a ragazzine sognanti che vivono in appartamenti grandi come il loro guardaroba. Poi, un brutto giorno, la bolla scoppia e tutti quelli che l’hanno deificata, di colpo si trasformano in “hater” rancorosi.
Recita un vecchio detto napoletano: puoi far fesso una persona, due, ma non tutti e per sempre. Ma i Ferragnez non si sono mai posti il problema, loro vivevano alla giornata, sapendo che dovevano fare sempre di più per mantenere il loro standing, convinti che i milioni di “followers” che li seguivano avrebbero accettato qualsiasi eccesso perchè loro ce l’avevano fatta.
D’altronde, se è vero, come hanno scritto che un post della Ferragni era pagato 80.000 euro, perchè preoccuparsi? Vivevano nel migliore di mondi possibili, i sogni sono desideri e loro proponevano, appunto, una vita da sogno, mica la raccolta dei pomodori nell’agro nocerino. Prima dell’avvento di Instagram e dei social network, a dominare il mondo del marketing in Italia era Wanna Marchi che, intervistata dall’Adn Kronos, ha rivendicato il suo status di ” influencer e truffatrice vera”, ante litteram.
Meglio il suo “sciogli-pancia” pubblicizzato nelle televendite che i pandori della Ferragni, “con tutti i ciccioni che ci sono in giro”. Da una cosa così ha continuato “non se ne esce, la gente continuerà a spalarti fango addosso, lo puoi lavare ma la puzza resta”. A differenza della Ferragni, Wanna Marchi nella serie Netflix a lei dedicata, ha ammesso senza pietà che quelli che compravano i suoi prodotti, erano “coglioni” ed era giusto fregarli. Un coraggio che i Ferragnez non avranno mai. Ma la sostanza è la stessa.
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