Home Opinioni A QUANDO UNA PROPOSTA ALTERNATIVA A QUELLA DEL GOVERNO

A QUANDO UNA PROPOSTA ALTERNATIVA A QUELLA DEL GOVERNO

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di Giuseppe Augieri

Sono 14 mesi e sembrano 14 anni, dice Giorgia Meloni. Lo dice per ragioni diverse dalle mie: riguardano il tourbillon fatto soprattutto da lei personalmente. Che questa frenetico darsi da fare sia stato positivo è tutto da discutere: ma la frase la prendo a prestito.
Sono 14 mesi che noi si corre dietro al “pericolo fascista”, strombazzato a tutto spiano, per accorgersi solo ora che in realtà il progetto ed i programmi di questo Governo sono di stampo conservatore e neanche di ispirazione liberista; e dove oltretutto le tracce di liberalismo assumono senso e significati diversi da quelli richiamati da Benedetto Croce. Prendere atto di questo, cambierebbe dal profondo il modo di essere opposizione. Anche perché, da conservatori e non da fascisti, Meloni e soci richiamano e ricevono simpatie internazionali (non sono solo Orban) che sarebbe difficile per chiunque criticare. Il mondo della finanza in primis.
Sono 14 mesi che il passaggio dalla indignazione, al risentimento e infine (a me non piace, ma c’è) all’odio ha assorbito ogni dibattito ed ogni energia: ed è stato fatto su un passato che – criticabile o meno – è appunto passato: che andrebbe esaminato non per utilizzarlo solo come clava. L’analisi del presente risulta viziato dalla necessità dell’attribuire ogni colpa a qualcosa e qualcuno che è comunque “non io”. C’era una volta – a sinistra – l’autocritica, quella costruttiva, quella che faceva tesoro dei propri errori e li trasformava in aggiustamenti ed aggiornamenti.
Sono 14 mesi che, sempre più, ci si allontana dallo spirito di una sinistra che voleva governare non per “comandare” ma perché voleva realizzare un mondo migliore per la gente. Non solo copiare la moda del cancel culture; o del woke senza alcuna analisi critica delle sue esasperazioni. E sono 14 mesi che questo adagiarsi sulla “moda” dei nuovi maitre a penser viene utilizzato per fare opposizione, astiosa e inconcludente. E prospettare nuove maggioranze, impossibili, inaccettabili per molti.
Sono 14 mesi che, con grande presunzione e tanta supponenza, noi si impartisce lezioni di certezze di come debba essere la nuova morale, il nuovo patto sociale, il nuovo contratto sociale. Dov’è la cultura della sinistra, quella che Bobbio riassumeva in “Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze” ?.
Sono 14 mesi che i corpi intermedi non partecipano ad alcuna discussione. Sono assenti o, peggio, purtroppo latitanti. Brilla, in queste assenze, il Sindacato. Per cortesia, non venitemi a dire che gli scioperi proclamati a raffica – viste le categorie, per come, e per quando proclamati – siano qualcosa di molto diverso da uno scialbo braccio di ferro con Salvini: che, visti i disagi provocati al “popolo”, acquista così nuova popolarità.
Sono 14 mesi che si attende un progetto alternativo a quello di Governo: un progetto – vero – non solo da dare in pasto al popolo, che non sia solo l’elencazione delle necessità – vere – della gente ma anche dia una prospettiva – vera – della loro soluzione. Ho ripetuto il termine “vero” non a caso: voglio dire che le chiacchiere vuote, quelle che abbondano tra noi, non servono a fare Politica. Magari fanno salotto: ma di sinistra salottiera io ne ho piene le tasche. E non solo io.
Sono 14 mesi e sembrano 14 anni. Lo dico con tutto il cuore: basta.

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  • Redazione

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