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L’EUROPA PUNTELLATA DI SERGIO MATTARELLA

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Il consesso è di quelli che dovrebbero tracciare le linee guida della diplomazia italiana nel mondo: la sedicesima Conferenza delle ambasciatrici e degli ambasciatori d’Italia nel mondo che si è aperta ieri alla Farnesina.

L’appuntamento, in programma fino a oggi, costituisce un momento di confronto sull’azione internazionale del nostro Paese, con la partecipazione di oltre 130 titolari delle sedi diplomatiche italiane all’estero e di numerosi ministri di governo e personalità straniere, tra cui il commissario Ue per il clima Wopke Hoekstra, il segretario di Stato britannico per gli Affari Esteri, il Commonwealth e lo Sviluppo, David Cameron, e il segretario di Stato Usa, Antony Blinken (in videoconferenza).

In questo consesso il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ha tenuto un discorso.

Con tutto il rispetto che si deve al ruolo, non è scritto da alcuna parte che si debbano necessariamente condividere i concetti espressi da Sergio Mattarella, soprattutto in relazione all’Europa, in quanto dalle affermazioni del presidente della Repubblica l’Unione Europea esce come un cantiere dove si applicano puntelli, toppe, ma dove si lascia sostanzialmente inalterata la sostanza, ormai obsoleta, inefficace, inefficiente, spesso deleteria di un pateracchio burocratico e politicamente sghembo, troppo spesso geopoliticamente scazontico, qual è l’Europa di Bruxelles.

“Come ogni costruzione umana – sostiene Mattarella – l’Unione Europea non è perfetta: è un cantiere permanente, da puntellare quotidianamente con il lavoro di tutti, unendo, insieme, resilienza, ferma chiarezza e pazienza, come necessario per la conclusione dei negoziati in atto per il Patto di stabilità e crescita. Allargamento e approfondimento dei meccanismi di integrazione economica e politica sono due aspetti strettamente connessi. Perché l’Unione Europea possa svolgere un ruolo rilevante a livello interno ed internazionale, essi debbono procedere di pari passo. Una esigenza, questa, che dovrebbe indurci ad un sempre maggiore ricorso al voto a maggioranza”.

Come non condividere l’immagine di per sé esauriente dei puntelli. Si puntella un edificio cadente, pericolante, pericoloso.

Come non condividere il fatto, altrettanto evidente, che l’allargamento deve essere contestuale all’approfondimento dei meccanismi economici e politici.

Ed eccoci al punto, che riguarda il puntello o, meglio, la toppa, riguardante la pericolante e pericolosa Unione Europea: il voto di maggioranza.

Gira di questi tempi l’idea di allargare l’Unione Europea all’Ucraina, ai Paesi balcanici e, addirittura, alla Georgia. Ammettere nuovi Stati e attivare il voto di maggioranza, in sostituzione di quello unanime, significa solamente rafforzare, fuori tempo e fuori dal contesto geopolitico, l’asse franco tedesco, ormai sotto attacco Usa e sostituito da quello atlantico.

In buona sostanza, chiedere che il voto unanime sia sostituito dal voto di maggioranza significa solo voler rafforzare il carrozzone buro-politico a trazione tedesca, con aggregato francese, che ci ha condotti al punto in cui siamo, ossia vicini alla rovina.

L’Unione Europea ha sposato tutte le politiche sbagliate della logica del capitalismo economico finanziario politicamente impersonato dai Dem americani e, in Europa, dalla coalizione tra Socialisti & Democratici e Partito popolare europeo.

Gli Usa, con la guerra in Ucraina, hanno rotto il rapporto preferenziale tra Germania e Russia, che ha consentito a Berlino, al netto dei bilanci truccati, di avere gas e e petrolio a basso costo per comandare in Europa, delocalizzare in Cina, introdurre Pechino nel Vecchio Continente, allontanandolo dagli Usa e dall’atlantismo.

In questa “lunga marcia” verso il Dragone, l’Italia si è contraddistinta con la firma della Via della Seta, ora in scadenza e prossima a chiudere i battenti.

L’allargamento frettoloso dell’Unione Europea ai paesi ex Patto di Varsavia è stato uno dei motivi dell’attuale frizione con la Russia, insieme alla manovra avvolgente della Nato, progressiva e ancora in atto.

Nei Balcani la Serbia ha votato per la continuità, la qual cosa significa anche continuità di rapporti con Russia e Cina. Qualsiasi politica di allargamento dell’Unione Europea nei Balcani dovrà tenere conto di questo fatto innegabile.

Allargare l’Unione Europea alla Turchia, come qualcuno auspica, significa portarsi in casa un sultanato con pretese egemoniche mediterranee e con ambiguità atlantiche evidenti.

Addirittura pensare alla Georgia significa inserire un ulteriore punto di contatto esplosivo nei rapporti con la Russia.

I puntelli a cui accenna il presidente della Repubblica italiana sembrano essere, a questo punto, un accanimento terapeutico per un malato terminale che ha bisogno di ben altro.

L’Unione Europea, così com’è, è fallita, nelle politiche, nella sua capacità geopolitica inesistente, nella sua follia green e climatica, nel suo essere un apparato burocratico di 30 mila burocrati, alle cui costole ci sono 12 mila lobbisti ufficiali e altrettanti ufficiosi.

Quel che ci vuole è che gli Stati europei decidano finalmente di rifondare l’Unione, a cominciare dal darle una Costituzione che non c’è, una catena di comando chiara, che non c’è e che non può essere quella del palleggiamento tra Commissione, Consiglio, Parlamento.

No, signor presidente della Repubblica, l’Europa dei puntelli e delle toppe è un soggetto pericolante e pericoloso e dotarlo di un voto a maggioranza per le decisioni che debbono essere prese per tutti, significa espropriare surrettiziamente gli Stati della loro sovranità.

La delega della sovranità deve essere chiara e frutto di una rifondazione, che faccia dell’Unione Europea uno Stato federale come gli Usa, altrimenti è meglio tenersi i voti di maggioranza e anche i diritti di veto, perché cedere la propria sovranità non ad uno Stato federale, ma a un’asse franco-tedesco filo cinese e a un apparato burocratico esiziale per democrazia, libertà e benessere è semplicemente fuori da ogni logica.

L’Europa dei puntelli e della toppe non ci interessa.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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