Home Politica GIOCANO A CARTE SCOPERTE, MA IL BANCO NON È PIÙ LORO

GIOCANO A CARTE SCOPERTE, MA IL BANCO NON È PIÙ LORO

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Carlo Tavares, amministratore delegato di Stellantis ha fatto sapere che Stellantis sposa il modello socialista della transizione green.

Ovviamente, va da sé, che il presidente di Stellantis John Elkann sia d’accordo.

Va da sé anche che l’intero gruppo di giornali Gedi si allinei.

In buona sostanza leggere i giornali del gruppo Gedi, passati da Carlo de Benedetti, tessera numero uno del Pd, agli eredi di quella che fu la Fiat di Gianni Agnelli, è come leggere i volantini di propaganda per il gruppo dei Socialisti & Democratici europei, con qualche pennellata di verde.

A scoprire che il gruppo che fu suo gioca di sponda con la Cgil di Maurizio Landini, guarda caso, è ora proprio Carlo De Benedetti, il quale, in un’intervista al Foglio, ha detto una cosa che avevamo notato in molti, ma detta da lui assume ben altro significato. La cosa è che Landini, che organizza gli scioperi del venerdì, non parla mai della Fiat. In compenso ottiene molto spazio sulle pagine dei giornaloni Gedi, a cominciare dall’Ammiraglia, ormai diventata la Bibbia del radicalismo di sinistra rosso verde.

Carlo De Benedetti prende poi le distanze dal Pd, criticando tutti e tutto e aggiungendo l’intero mondo della sinistra italiana.

Avendo dato qualche frecciata al nemico di sempre, ossia all’ormai defunto Silvio Berlusconi, De Benedetti si è preso una dura risposta da Marina Berlusconi, la quale ha così risposto: “Si permette anche di farneticare sul futuro di Mediaset e sui motivi per cui non abbiamo alcuna intenzione di metterla in vendita. Voglio rassicurarlo: ciò che ci guida nelle nostre scelte per le società del gruppo è innanzi tutto la loro solidità, le strategie chiare, le ottime prospettive per il futuro e il fatto che (a differenza di quelle dell’Ingegnere) sono molto ben gestite. Temo sia proprio questo l’intimo problema di De Benedetti. Mio padre ha saputo creare aziende da migliaia di posti di lavoro, che ogni anno garantiscono allo Stato un cospicuo gettito fiscale e generano utili per i loro azionisti. In particolare Mediaset, citata nell’intervista, è una multinazionale leader in vari mercati europei, che produce utili, e dove tante persone, a cominciare da mio fratello Pier Silvio, lavorano con entusiasmo e grande passione. De Benedetti, invece, che cosa ha costruito? A me pare che per lo più abbia distrutto, scaricando i suoi tanti fallimenti sulla comunità. Oppure proprio sul nostro gruppo, con l’assurdo risarcimento di quasi 500 milioni, che nel 2013 lo hanno letteralmente salvato. Per tutto questo vorrei tanto dargli un consiglio: «tra la poca vita che resta e il nulla che incombe» (come dice lui), cerchi almeno di parlare con un po’ più di rispetto delle nostre aziende, e magari prenda qualche tardivo appunto su come si gestisce un’impresa. La verità resta quella di sempre: per gran parte della sua lunga esistenza, l’Ingegnere non ha fatto altro che invidiare mio padre. Lo si capisce, purtroppo, dal livore acido con cui ne parla perfino oggi, che non c’è più. Questo non stupisce, considerando il gran maestro di stile e buone maniere che Carlo De Benedetti è sempre stato. Il suo cruccio, in verità, è che Silvio Berlusconi rappresenta tutto quello che lui avrebbe sempre voluto essere senza mai riuscirci, come imprenditore, come politico e come padre”.

Al di là degli schiaffi a due mani di Marina Berlusconi, che ha ricordato i vari fallimenti dell’Ingegnere, c’è da chiedersi per quale motivo De Benedetti abbia mandato a quel Paese la sinistra proprio mentre l’amministratore delegato di Stellantis fa le pubblicazioni di nozze.

De Benedetti è notoriamente legato al mondo de Rothschild e non è pensabile che le sue esternazioni siano solo il frutto di una rabbia repressa, di delusioni antiche o di vendette.

C’è qualcosa di più che bolle in pentola.

Un altro uomo dei Rothschild, ossia Macron, ha proposto Mario Draghi come possibile presidente della Commissione, immaginandolo come una sorta di baluardo contro l’avanzata delle destre.

Ieri ne ho scritto pensandolo come la Linea Maginot della finanza.

Vediamo il quadro nel quale si collocano le esternazioni dell’Ingegnere e dell’amministratore di Stellantis.

Da un lato il mondo ex Fiat rimane attaccato al modello green, che fa acqua da tutte le parti, come dimostra la conclusione del Cop28, dove l’energia fossile è stata solamente “allontanata”, mentre è entrata in scena quella nucleare, mettendo in ridicolo il mondo green, al quale sono rimaste le interpretazioni.

Solo una vittoria dei socialisti europei, seguaci di Timmermans, potrebbe soddisfare le aspettative di Carlo Tavares, ma il banco non è più nelle mani dei fautori del green e il gioco a carte scoperte è diventato necessario per chiamare a raccolta gli schieramenti.

De Benedetti si smarca dalla sinistra socialista, piddina, verdognola e sorosiana, così come si è smarcato Macron, proponendo un presunto super partes.

Forse, dietro gli smarcamenti c’è l’ombra dello scudo rosso e dei suoi interessi. Meglio non essere troppo legati ai probabili perdenti e stare in una posizione mediana, pronti a saltare sulla barca del vincitore.

Che la baracca democratica e socialista abbia la chiglia piena di buchi e stia affondando è cosa visibile a occhio nudo. Israele fa sapere che andrà fino in fondo anche senza il consenso internazionale. Il significato dell’affermazione è chiaro e riguarda l’Onu del socialista Gutierrez e la Casa Bianca del democratico Biden.

Il messaggio in chiaro è: non contate niente.

Biden, che delle politiche green e climatiche della finanza è stato un sostenitore, è ora sotto la lente dell’impeachment e per lui sarà molto difficile uscirne senza le ossa rotte.

Chi di impeachment ferisce, di impeachment perisce.

I democrartici, inoltre, non hanno grandi riserva da mettere in campo e si profila una possibile vittoria di Donald Trump.

La guerra in Ucraina è decisamente giunta alla fine ingloriosa di una disfatta dell’Occidente indotta dalle politiche dei Dem Usa (Clan Clinton), alle quali si sono accodati i leder europei acriticamente.

Tira una brutta aria e allora: ponte levatoio.

Meglio mandare messaggi che collocano chi li manda in zona neutra, pronti a saltare sul barcone dei vincitori, dopo essersi in qualche modo fatti ricostruire la verginità.

Ormai i giochi sono a carte scoperte, ma il banco non è più dei Dem.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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