
La proposta di Emmanuel Macron di portare Mario Draghi alla presidenza della Commissione dell’Unione Europea ha suscitato commenti di vario genere e interpretazioni le più disparate.
C’è chi si interroga sulla coerenza di Macron, il più lontano dall’atlantismo e il più vicino alla cordata filo cinese (che ha come protagonisti i partiti di sinistra), nell’indicare un atlantista che ha cambiato in Italia le coordinate filo cinesi riportando il Bel Paese a guardare agli Usa.
Non mancano i commenti, a dire il vero piuttosto provinciali, che vorrebbero un Macron impegnato a indicare Draghi per condizionare Giorgia Meloni.
Probabilmente, senza scomodare scenari geopolitici, politici e di strategie provinciali, la motivazione della proposta di Macron va ricercata nella finanza.
Il complesso economico finanziario occidentale, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, ha pensato di poter comandare l’intero orbe terraqueo mediante il Clan Clinton.
Siamo nel 1992 e Bill Clinton diventa presidente degli Stati Uniti. Inizia la stagione nella quale il Clan Clinton, in sintonia con il Clan Bush (per la prassi delle porte girevoli), pensa di poter governare il mondo e di poter esportare il modello americano ovunque.
Trent’anni dopo quella strategia è fallita; ha prodotto guerre, disastri fughe precipitose e oggi siamo in una situazione caotica dove, comunque la si guardi, l’America non è più l’unico soggetto egemone nel mondo, ma siamo in presenza di una molteplicità di soggetti che rivendicano la loro autonomia e la pari dignità nelle relazioni internazionali.
I democratici Usa, con la connivenza del Clan Bush, si sono specializzati nell’avviare guerre e scappare a gambe levate quando si vedeva la mala partita. Il prossimo addio, che sembra essere annunciato in questi giorni, è a Kiev.
Il complesso economico finanziario occidentale ha messo in campo, con la connivenza sul teatro della politica del Clan Clinton, dei socialisti europei e del partito popolare egemonizzato dalla Germania, la follia green e climatica, che in questi giorni si è infranta nel corso del Cop 28 cozzando con una realtà decisamente avversa.
In buona sostanza e in sintesi, la politica del complesso economico finanziario e dei suoi esponenti politici (camerierato di servizio) è alle corde e si può dire fallita.
In America nel 2024 ci sono le elezioni e non è improbabile che vinca Donald Trump, mandando a casa le speranze di finanzieri e miliardari sedicenti filantropi.
Prima delle elezioni americane ci sono quelle europee. In Europa è in atto una svolta a destra e la signora Ursula Von der Leyen, che è stata al carro di tutte le politiche del complesso economico finanziario, non ultime quelle green che stanno disastrando l’economia europea, è difficilmente proponibile nel caso la destra non ottenga una vittoria netta e ci sia la necessità di un’alleanza trasversale. E’ qui che entra in scena la proposta di Macron il quale, non bisogna mai dimenticarlo, è cresciuto all’ombra dei Rothschild ed è quindi, come del resto Mario Draghi, un uomo nato a cresciuto nel mondo finanziario.
Avere alla presidenza della Commissione un uomo del complesso economico finanziario, qual è Mario Draghi, sarebbe un’ottima diga da contrapporre alla possibile slavina Usa: una sorta di retrovia da dove tentare di evitare la disfatta.
La proposta di Emmanuel Macron, pertanto, non va vista come quella del presidente della Francia, ma come quella del portavoce di un interesse sovranazionale economico finanziario che sta perdendo colpi e che chiama a raccolta tutte le forze disponibili per arginare una tendenza che sembra chiudere il trentennale tentativo di governare il mondo.
Draghi, in questa logica, è una sorta di linea difensiva da costruire per evitare un’avanzata che potrebbe compromettere definitivamente le pretese egemoniche di un mondo finanziario.
Draghi Maginot? La storia insegna che anche quella linea pensata come impenetrabile è stata resa inutile e la Francia è stata invasa.
Rimane il fatto che Macron non sembra giocare per la Francia, visti i risultati nel Sahel, ma per la finanza.
C’è la farà Draghi Maginot a contenere la svolta che si sta annunciando a livello internazionale? Non solo. Sarà interessato Draghi a trasformarsi in una linea difensiva della finanza in un’Europa instabile, in crisi, con una guerra in Ucraina che potrebbe non essere finita e che condizionerebbe la politica economica dell’Unione, soprattutto dopo l’abbandono americano ormai probabile?
Per ora Draghi ha detto che non è interessato. Vedremo gli sviluppi.





