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5 STELLE, DA FRANCESCANI A GESUITI

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di Alessandro Roazzi

“Da francescani a gesuiti” è frase gustosa, magari non per…Conte. Ma è piena di errori a mio modesto avviso. La contestazione al sistema per il francescanesimo dipendeva, penso, dal riportare gli ultimi a non essere più espropriati della dignità umana, dono del Creatore. Ma con una regola ed una obbedienza per le quali San Francesco ha voluto il benestare del Pontefice del tempo. Il quale per non perdere l’autenticità di quel movimento religioso ha affiancato il suo placet a quello dato ai Domenicani.

Ovvero…la completezza del messaggio della Chiesa che si dispiega nelle proposte di evangelizzazione necessarie per quei tempi anche se non del tutto coincidenti. Un atto saggio che peraltro escluderebbe, per tornare ai giorni nostri, il ricorso al trasformismo presente invece nel movimento pentastellato, frutto delle sensibilità che andavano da destra a sinistra nonche’ di quel confuso ribellismo con una buona dose di incompetenza che ha contrassegnato il cammino del primo movimento.

Già sul gesuitismo ci avviciniamo ad uno sbocco che ha già tracce nel passato delle scelte politiche di Conte presidente del Consiglio con l’idea di governare in proprio…con tutti quelli disponibili. Oggi questa sensazione di ibrido disponibile ad ogni avventura politica si può forse cogliere in “quello sporcarsi le mani” che fa un po’ sorridere vista la contiguità con il potere di questi anni, punteggiata da qualche intuizione non disprezzabile ma anche da qualche disastro per la finanza pubblica come il superbonus. Senza contare la persistenza di qualche compiacenza al giustizialismo che ormai politicamente vale quasi zero.

Resta la probabile alleanza con il Pd che per suo costume considera però gli alleati dei portatori d’acqua. Il guaio è che siamo ancora su un terreno dove la politica conta poco, molto poco. Invece oggi un movimento realmente…rivoluzionario dovrebbe puntare alla rigenerazione della politica senza manicheismi ma anche senza estremismi da salotto.

E questo obiettivo resta valido ma se alla base ci fosse un riformismo profondamente rivisitato. Potrà Conte e il gruppo dirigente che lo sostiene tentare questa carta? Non è facile perche’ porrebbe ogni alleanza a rischio tensioni, ma sarebbe almeno utile per ritrovare una opposizione che propone, che alza la qualità scarsa ora delle proprie scelte politiche ritrovando sintonie non generiche con il mondo del lavoro prima di tutto. Altrimenti pare difficile risollevarsi, la nostalgia di Palazzo Chigi non basta, inutile illudersi con i comportamenti nostalgici, quelli non portano da nessuna parte…

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