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2024, RICONSEGNAMO L’OCCIDENTE AI SANI DI MENTE

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Iniziamo il nuovo anno al ritmo della Marcia di Radetzky a conclusione del Concerto di Capodanno di Vienna, il tradizionale Neujahrskonzert dei Wiener Philharmoniker. Sul podio il maestro Christian Thielemann.

Note di un impero, in un mondo che vive di ricordi di imperi passati, di imperi che vorrebbero risorgere, di imperi in declino.

L’impero persiano tenta di rivivere nella impropria forma di un islamismo sciita che ben poco ha a che fare con l’Impero achemenide, quello di Ciro il Grande, di Cambise, di Serse: un impero ariano. Per secoli quello che oggi si chiama Iran ha avuto una religione zoroastriana che permane carsicamente.

L’impero russo degli Zar difende le sue radici che intende intrecciate con quelle della seconda Roma, ossia nell’Impero di Bisanzio. La sua religione è quella cristiana, ma ortodossa.

La Cina, per quanto ufficialmente comunista, si ritiene erede dell’Imperatore Giallo: Huangdi, il cui nome nella sua incarnazione mortale fu secondo la tradizione Gongsun Xuanyuan. Huangdi è un dio-antenato nella cultura e religione cinese, la cui derivazione è stata rivendicata da Xi Jinping, il quale ha voluto riaffermare una linea di continuità con un passato millenario e glorioso.

Erdogan non manca di evocare l’Impero Ottomano, esistito per 623 anni, dal 1299 al 1922.

L’India si presenta al mondo con la sua civiltà millenaria.

Potremmo continuare, con storie minori, ma non meno intense per quanto riguarda la profondità delle loro radici.

Ne citiamo una per tutte: quella dell’Etiopia. Il Kebra Nagast, o la Gloria dei Re, narra della mitica Regina di Saba che per la tradizione etiope era Machedà. Viene ricordata come regina ricchissima; nella Bibbia, fa visita a Salomone per metterne alla prova la grande saggezza e dal loro incontro nasce il sovrano Menelik I.

Dopo l’ubriacatura coloniale durante la quale l’Europa ha pensato di imporre al mondo la sua cultura, come se il mondo fosse una tabula rasa, è arrivata l’ubriacatura americana, con il suo eccezionalismo e l’idea di essere nazione indicata da Dio a portare il proprio schema di vita nel pianeta.

Di solito le conquiste territoriali ed economiche si fanno in nome di Dio, il quale, a quanto pare, di volta in volta benedice i cannoni a destra e a manca, le ragioni di questo o di quello, su richiesta delle blasfemie politiche, economiche e finanziarie.

Difficile pensare a un Dio universale che, come un mercenario prezzolato, si accoda a questo o a quell’esercito, ma così vuole la propaganda e così si eccitano gli animi degli insani di mente.

Più recentemente Dio, in Occidente, è stato sostituito dalla tecnica, contrabbandata per scienza, cosicché l’essere umano, che aspirava a congiungersi con la sua parte divina, viene indotto a congiungersi con la sua integrazione tecnologica, in una deriva transumanista che lo rende un giocattolo insano di mente nelle mani della tecnocrazia finanziaria.

Dopo trent’anni di illusione americana di essere l’unica potenza del mondo, capace di controllare il pianeta e di esportare la democrazia, ora gli Usa, che si pensavano impero, si trovano ad avere a che fare con altri imperi e con altre identità nazionali che non hanno nessuna intenzione di diventare americani.

Gli Stati Uniti d’America, la cui formazione culturale è di base anglosassone, con innesti dei vari popoli che sono immigrati negli States, hanno prodotto in proprio una cultura tecnologica, cosicché possiamo pensarli come un impero tecnologico, con una proiezione politico militare tecnologica, oggi messa in discussione dal progredire accelerato di altri imperi, come quello cinese.

Il dramma americano, che è il dramma dell’Occidente (l’Europa esangue segue pedestremente i paradigmi di Oltreoceano) è che, accanto ad una cultura tecnologica, si è progressivamente creata un’ideologia destrutturante i valori dell’Occidente, i quali vengono negati e stravolti.

L’idiozia woke, ideologia per malati di mente, assieme ai suoi corollari: green, gender fluid, teorie climatiche e via elencando, ha denudato l’Occidente, in una manicomiale spoliazione di tutti i valori che ha elaborato nei secoli, lasciandolo, rivestito solo di tecnologie e tecnocrazie paranoiche, a confrontarsi con altri soggetti che, al contrario, rivendicano la robustezza delle radici.

L’ultimo colpo alla credibilità della paranoia tecnocratica degli States è l’intelligenza artificiale, la quale, vanto del laboratorio californiano della summa tecnocrazia, sta diventando lo spauracchio del mondo, essendo sfuggita di mano agli apprendisti stregoni del capitalismo tecnocratico finanziario.

L’America è un impero gravemente ammalato, dove paranoici di varia natura continuano a pensarsi come tanti Dottor Stranamore, che hanno imparato a non preoccuparsi e ad amare la bomba, capaci solo di accendere guerre e, non sapendo come concluderle, scappare a gambe levate, lasciando gli alleati in brache di tela.

Iraq e Afghanistan sono gli esempi più recenti della malattia grave che si è impossessata dei democratici e degli apparati industrial militari Usa.

Solitamente, quando si intraprende un’azione, si calcolano i possibili effetti.

Quando Victoria Nuland (quella del: “Si fotta l’Europa”) e George Soros hanno prodotto e guidato le rivoluzioni in Ucraina e insediato governi a loro piacimento, persino incaricando una società di ricerca del personale per identificare i ministri, non hanno pensato agli effetti.

E gli effetti si sono fatti puntualmente sentire, con la Crimea prima, poi il Donbass, poi, ancora, con la guerra di invasione russa e, ora, con la sconfitta di Kiev ormai evidente, nonostante i disperati annunci del povero Zelensky.

A farne le spese, l’Europa che in effetti, come dichiarato dalla signora Nuland è andata a “farsi fottere”, con in prima linea la Germania, la quale da IV Reich economico è ridotta con le pezze al culo e vergognosamente trucca i bilanci, dopo aver imposto il rigore agli altri Stati e dopo aver disastrato, assieme alla Francia, la povera Grecia.

L’Europa, non contenta di imitare il laboratorio americano delle idiozie tecnocratiche, si è dotata di un pensatoio in proprio, giusto a Davos, sulla Montagna Incantata, dove nel sanatorio del nuovo ordine economico mondiale la petite tache humide di Hans Castorp si è trasferita ai cervelli decisamente da manicomio, essendo talmente fusi da volerci convincere che dobbiamo diventare tutti nullatenenti per essere felici.

Lo dicono, ci credono e qualcuno, ai piani alti di Bruxelles, tenta anche di far si che davvero diventiamo nullatenenti, possibilmente disperati e pronti anche, se vecchi ed ammalati, ad essere messi in discarica.

L’Occidente dei fuori di testa ha tentato e tenta di negare la realtà e di sostituirla con uno scenario di alienazione, di controllo sociale e di idiozie conclamate, vendute per progresso.

Nel Canada, ormai manicomio preclaro dell’Occidente con il cervello in pappa, i Tampax sono divenuti obbligatori nei bagni degli uomini. Nella riforma dello Statuto dei lavoratori, il leader progressista ha previsto la diffusione di assorbenti anche ai maschi biologici.

Il “progressimo Tampax” è lo stesso che dice ai disabili e a chi non ha casa che può finire la propria vita, ossia può togliersi di mezzo, con il via libera e l’assistenza dello Stato.

La domanda è: come può un Occidente finito in manicomio presentarsi al pianeta come il salvatore, l’esportatore della democrazia, il paladino della libertà?

E’ del tutto evidente che è necessario, al fine di salvare l’Occidente e tutti noi, riconsegnarlo, prioritariamente, ai sani di mente.

Il 2024 sarà, senza bisogno di avere una sfera di cristallo per prevederlo, un anno di grandi cambiamenti.

Vedremo se gli occidentali decideranno di porre fine al manicomio, riconsegnando l’Occidente ai sani di mente, o se preferiranno rimanere nelle mani di psicopatici, alienati e paranoici, dando così la possibilità agli imperi che ci circondano di porre fine, ingloriosamente, a secoli di storia e di cultura e a una civiltà che, con tutte le sue contraddizioni, ha prodotto beni ineguagliabili come la libertà, la democrazia e il welfare.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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