
di Marco Pugliese
Sono stato insultato, denigrato e preso per fesso quando affermai che nel 2011 l’attacco all’Italia fu mirato e costruito, nessun default reale, solo speculazione…
Ora a dichiararlo è Romano Prodi:
«Sono di ritorno dagli Emirati, sentirmi salutare all’aeroporto dall’ambasciatore arabo con un bel “bunga bunga” non mi ha fatto piacere. C’è qualcosa, però, che non mi quadra in questo indignarsi collettivo, c’è qualcosa che va oltre il colore e il gossip. La mia sensazione è che questa volta i mercati vogliano far pagare a Berlusconi anche la posizione italiana a favore di Putin, di Gheddafi e della stabilità iraniana. Si tratta di una scelta di campo giusta per tutelare l’interesse nazionale e io la condivido, ma ha scatenato le mire francesi sulla Libia, l’interesse tedesco per la partnership con i russi che ci danneggia, l’insofferenza americana per un’alleanza storica che reputano tradita. Purtroppo è un dato di fatto che, alla fine, l’errore della guerra della Libia lo paghiamo noi… ()».
La Libia detiene il 38% del petrolio africano e l’11% dei consumi d’Europa. Un greggio che fa gola a molti, ad oggi solo Eni estrae barili in Tripolitania, un monopolio che per i turchi (e francesi…) deve finire. Non interessa sicuramente che l’ Italia abbia perso 5 miliardi di commesse a partire dal 2011. La Libia vale più o meno 140 miliardi d’euro nell’immediato e circa quattro volte e mezzo nel caso in cui più stati libici tornino ad esportare come prima della guerra. Questo l’asset previsto da inglesi e francesi. Uno stato confederale diviso in zone d’influenza o singoli stati indipendenti.
La mia intervista a michela mercuri datata 2020: https://lnkd.in/dV3U5QE8
Da analista/consulente e giornalista economico (che tiene fuori da questi lavori la propria idea politica) ho sempre avuto una regola: non riportare false verità, non fare analisi in malafede per poi essere invitato chissà dove.
Sono convinto che un discreto giornalista economico non possa lasciar furori la geopolitica dalle proprie analisi e soprattutto non avvalersi d’insiders, nel cado specifico ebbi modo di costruire una piccola rete sul posto che riuscì a darmi informazioni perfino sulla logistica d’una (per fortuna mai partita) missione militare italiana in Niger nel 2017.
Le motivazioni reali d’attacco alla Libia erano note a tutti, la partita sarebbe stata complessa per Eni e gli interessi italiani in loco.
Un affaire che ancora oggi pesa sulle tasche degli italiani, con la professoressa avevamo stimato in circa 140 miliardi d’euro d’impatto.
Nel prossimo approfondimento parleremo d’uranio e Niger e di come la Francia abbia mantenuto una rete coloniale con tanto di banca centrale a gestione del prezzo delle materie prime, l’uranio su tutte, fondamentale per le proprie centrali nucleari…





