I 32 Paesi devono aumentare i fondi e comprare armi USA
I leader dei 32 Paesi della NATO si riuniscono oggi e domani ad Ankara per fare il punto sull’aumento della spesa per la difesa, rafforzare la cooperazione con l’industria militare e confermare un nuovo pacchetto di sostegno all’Ucraina, in un contesto segnato dalle pressioni degli Stati Uniti e dalle cafonate di Donald Trump affinché gli alleati europei assumano maggiori responsabilità nella difesa del continente.
Oggi e domani sono giorni cruciali per capire quale sarà la NATO dei prossimi anni: una coalizione di contabilità o un sistema strategico capace di rigenerare capacità, distribuire responsabilità e rendere l’Europa meno dipendente dagli USA senza perderne l’ancoraggio?
La risposta, sostengono gli osservatori, passerà da tre verifiche: politica (unità non significa obbedienza automatica), industriale (produzione efficace) e strategica (integrazione dei fronti orientale e meridionale).
C’è però una premessa fondamentale che è sul tavolo dell’incontro di Ankara come insostituibile orizzonte logico: la Russia per l’America di Trump non è più il nemico.
Putin non solo ha fatto gli auguri a Trump per il 250° della Dichiarazione di Indipendenza, ma lo ha invitato a Mosca e gli ha ricordato le molte cose fatte assieme.
Anche la conversazione di quasi novanta minuti tra Donald Trump e Vladimir Putin, alla vigilia del vertice, non è un dettaglio di contorno, ma il dossier principale del summit.
Il Cremlino l’ha definita “costruttiva” e poche ore dopo Trump ha parlato anche con Volodymyr Zelensky, che ha legato la possibilità di chiudere il conflitto alla determinazione americana.
Ankara si apre così già attraversata da una diplomazia personale tra Washington e Mosca, mentre Kiev insiste che ogni negoziato debba partire da una posizione di forza e che coinvolga l’Unione Europea.
Mark Rutte ha riassunto il vertice in tre parole: spesa, produzione, Ucraina. Il forum della difesa del 7 luglio è il laboratorio pratico: munizioni, missili, droni, difesa cyber, rifornimento in volo, logistica e interoperabilità produttiva.
Non basta spendere di più; occorre spendere meglio, eliminare duplicazioni e accelerare i tempi di procurement.
Riguardo all’Ucraina il nodo sul campo resta immutato: Mosca rivendica avanzate nel Donbass e subordina ogni intesa al riconoscimento dei suoi interessi; Kiev smentisce perdite e rifiuta concessioni territoriali.
Il vertice dovrebbe confermare impegni sostanziosi, circa 70 miliardi per il 2026, ma Kiev chiede anche trasferimento di capacità produttive, come ad esempio i Patriot, la qual cosa implica trasferimento di know how integrazione industriale.
Al vertice NATO dello scorso anno all’Aja gli Alleati hanno concordato una nuova linea strategica e contabile che rialza l’asticella della spesa e ridefinisce come misurare la sicurezza collettiva; da lì nasce l’impegno al 5% del PIL entro il 2035, articolato in almeno 3,5% per la difesa “in senso stretto” e fino all’1,5% per sicurezza, infrastrutture e resilienza.
Roma arriva ad Ankara con un’intenzione chiara: presentarsi come alleato affidabile sul fianco orientale, ma senza ridurre la sicurezza alla sola spesa militare.
La linea italiana punta a tenere insieme deterrenza, protezione delle infrastrutture critiche, sicurezza energetica, cybersicurezza e controllo delle rotte nel Mediterraneo allargato.
In questa cornice, il dato del 2,8 per cento del Pil viene rivendicato come una traiettoria già avviata, mentre il 5 per cento viene letto da Palazzo Chigi come obiettivo politico e strategico, non come soglia da raggiungere in modo meccanico.
Giorgia Meloni ha insistito proprio su questa interpretazione ampia della difesa. Nelle sue dichiarazioni al vertice E5 di Berlino ha spiegato che gli impegni assunti all’Aja non riguardano solo la difesa “in senso classico”, ma una nozione più estesa di resilienza strategica: infrastrutture critiche, approvvigionamento energetico, dati, risposta alle emergenze e protezione dei confini. Ha anche sottolineato che l’obiettivo è rendere ogni investimento “più efficace e concreto possibile”, guidando l’innovazione anziché inseguirla.
Ovviamente, la Turchia tenta di essere la chiave politica per tenere insieme Washington e il Mediterraneo, contando sul fatto che è indispensabile per la NATO, in quanto controlla il passaggio tra Mar Nero, Mediterraneo e Medio Oriente, ospita basi e sistemi alleati, e dispone di un esercito enorme e di un’industria della difesa in forte crescita, soprattutto nei droni e nelle munizioni.
La Turchia prova a presentarsi come interlocutore utile con Washington, con Kiev e perfino con Mosca, mantenendo canali aperti che altri alleati non hanno.
Questo la rende una piattaforma di mediazione preziosa, ma anche un partner che spesso sfida la disciplina interna dell’Alleanza, soprattutto quando usa il proprio margine di autonomia per trattare su sanzioni, armamenti o sicurezza regionale.
Trump continua a esprimere dubbi sull’impegno finanziario di alcuni alleati non sia credibile. Secondo i dati dell’Alleanza, tra il 2016 e il 2026 gli alleati europei e il Canada hanno aumentato la spesa per la difesa di 1.200 miliardi di dollari, mentre nel solo 2025 gli investimenti sono cresciuti di quasi il 20%, pari a 139 miliardi di dollari aggiuntivi.
Nonostante questi progressi, l’ambasciatore statunitense presso la NATO, Matthew Whitaker, ha avvertito la scorsa settimana che Washington è pronta a favorire, negli acquisti e negli appalti militari, i Paesi che dimostreranno maggiore impegno nel rispettare gli obiettivi fissati.
“Il vertice sarà incentrato sulla trasformazione dell’aumento della spesa in capacità operative e su un significativo rafforzamento delle nostre industrie della difesa”, ha spiegato il segretario generale Mark Rutte.
La giornata di oggi sarà dedicata al Forum dell’industria della difesa della NATO, durante il quale sono attesi accordi per “decine di miliardi di euro” e numerose intese nazionali e multinazionali.
Al centro dei lavori vi saranno i programmi relativi allo spazio e alla sorveglianza, alla difesa aerea e missilistica integrata e alle capacità d’attacco.
L’obiettivo è rafforzare la coproduzione transatlantica, accelerare l’innovazione, migliorare la cooperazione tra NATO e industria e offrire maggiori garanzie agli investitori del settore, mentre anche l’Unione europea punta a sviluppare una propria base industriale della difesa.
Oggi Rutte incontra Volodymyr Zelenskyy e presiede una riunione del Consiglio NATO – Ucraina a livello di ministri degli Esteri. Gli alleati dovrebbero confermare un nuovo pacchetto di assistenza militare da 140 miliardi di euro in due anni, comprendente anche il contributo del prestito da 60 miliardi dell’Unione europea.
Gli Stati Uniti non finanzieranno direttamente il fondo, che servirà però ai Paesi europei e al Canada per continuare ad acquistare armamenti statunitensi attraverso l’iniziativa Purl della NATO, in particolare sistemi di difesa aerea e missili intercettori Patriot destinati a Kiev.
Martedì sera il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan offrirà una cena di gala ai capi di Stato e di governo, mentre mercoledì si terrà la sessione di lavoro del Consiglio Nord Atlantico.
L’attenzione sarà rivolta anche ai rapporti tra Trump e gli alleati europei, dopo che il presidente americano si è detto deluso per il mancato sostegno ricevuto durante il conflitto con l’Iran e ha rivelato di aver deciso di partecipare al vertice soltanto dopo essere stato convinto da Erdoğan.





