
di Giuseppe Augieri
La piega presa dal dibattito è, per me, indice della pochezza dell’attuale elaborazione politica, carente persino sul piano ideologico. E non c’è differenza, su questo, tra destra e sinistra.
In questi giorni il dibattito ruota solo intorno alla possibile limitazione dell’azione dei giudici rispetto ai reati commessi (o commettibili), soprattutto dai politici. E, come corollario, sul “diritto di informazione” che verrebbe limitato da alcuni divieti sulla pubblicazione di notizie.
Non entro nel merito di questi ragionamenti, che considero peraltro del tutto miopi, asfittici, strumentali ad una battaglia politica tutta sbagliata. La domanda che invece mi porrei è se ci si rende conto che si sta discutendo, nella realtà, dell’assetto dello Stato, delle sue connotazioni di civiltà, e del contratto sociale. Questioni che non possono essere messe in discussione senza fornire un’alternativa concreta che sostituisca quanto contestato. O pensiamo che si possa essere Stato senza chiarezza su queste regole?
La tripartizione dei poteri ed il loro equilibrio vengono da una tradizione storica di liberalismo (che è tutt’altra cosa rispetto al liberismo) che imposta le condizioni per uno Stato Liberale. Saltando a piè pari le considerazioni filosofiche (Benedetto Croce indica comunque la strada), sul piano politico da noi la Costituzione prevede che i tre poteri, quello esecutivo, quello legislativo e quello giudiziario, siano affidati ad organismi specifici e differenti (per evitare la concentrazione dei poteri che aveva invece caratterizzato la dittatura fascista). Tale tipologia di Stato, fu instaurata in Inghilterra con la Gloriosa Rivoluzione, negli Stati Uniti e in Francia in seguito alle rispettive rivoluzioni settecentesche, e nel resto d’Europa con le rivoluzioni liberali.
Nessuno può smentirmi se dico che, già da anni, questa tripartizione, e l’equilibrio tra i relativi poteri, è stata del tutto messa in discussione. Per colpa di una politica inetta e corrotta? Forse. Ma non cambia la sostanza, Cosa si propone in alternativa? Il no dell’opposizione è perché si chiede una modifica dell’idea stessa di Stato e della sua connotazione liberalista? Ce ne è una diversa, sperimentabile da noi? O è solo un espediente dialettico per uno “scontro in più”?
Ma c’è dell’altro. A partire dalla presa di coscienza dell’esistenza del Quarto Stato (che però si colloca – per sua volontà e nella accettazione popolare – come corpo intermedio) e poi del Quarto Potere (che invece è un vero e proprio potere), forse la stessa idea di tripartizione va messa in discussione. Non più, dunque, la base ideologica del liberalismo? E quale allora? Solo un aggiornamento? Un ragionamento sul “sistema” lo vogliamo fare? Le riforme di Nordio dove sono sbagliate in questa ottica? E la sua azione intende riproporre lo schema della tripartizione dei poteri (e della loro autonomia) per scelta, oppure serve solo a riportare in un alveo che si considera più “equilibrato” il rapporto tra poteri, come risposta ad un disequilibrio, francamente inaccettabile visto anche i risultati e le implicazioni democratiche?
Sono le stesse considerazioni che farò quando si parlerà di legge elettorale: anche quella legge incide sugli equilibri tra poteri. Tra Esecutivo e Legislativo, il cuore stesso della democrazia già messo in discussione con la decretazione ed il voro di fiducia. Altro che balbettare su Premierato o su Presidenzialismo. Ma temo che, anche lì, il provincialismo politico si fermerà ad esaminare aspetti che – sì, importanti – continuano però a trascurare che la vera crisi è nel rapporto tra cittadini ed istituzioni.
Cioè le regole che fanno, di un popolo, una Nazione.





