
Al netto delle chiacchiere dell’Onu e dell’Unione Europea, che contano come il vuoto spinto, è iniziata una nuova narrazione, prodromica alla inevitabile ammissione della sconfitta. Volodymyr Zelensky, nel corso di una conferenza stampa in Islanda, ha affermato che l’Ucraina ha ricevuto solo il 10% degli aiuti militari statunitensi approvati dal Congresso all’inizio dell’anno.
“Si fa il proprio lavoro – ha detto Zelensky -. Si conta sulle riserve, sulle brigate speciali, sulle attrezzature. E se si ottiene il 10% di tutto il pacchetto (che) è già stato votato… non è divertente”.
Zelensky ha poi aggiunto che la lentezza delle forniture di armi non è una questione di fondi: “È sempre una questione di burocrazia o di logistica, di idee o di scetticismo… Questo ve lo daremo, questo no”.
Non bastasse, Zelensky, in un’intervista rilasciata dal suo ufficio, ha detto che gli alleati occidentali dell’Ucraina non hanno risposto adeguatamente al coinvolgimento delle truppe nordcoreane nella guerra in Ucraina. “Penso – ha affermato Zelensky nell’intervista con i media sudcoreani – che la reazione a questo sia stata nulla; è stata zero”.
La nuova narrazione di Zelensky è volta a dare la colpa agli Stati Uniti e all’Occidente per una sconfitta che appare sempre più evidente, tentando, ancora una volta di evitare di affrontare la sua incapacità.
L’esempio più evidente di questa incapacità è l’invasione del territorio russo di Kurks, con un’operazione puramente propagandistica, destinata a finire male e che ha implicato uno spostamento di truppe specializzate e di élite dal fronte che ora sta crollando.
Si ripete la storia di Bakhmut, tenuta fino all’impossibile per cocciutaggine di Zelensky, diventato da comico presidente e da presidente, stratega militare.
Ora l’ex attore scarica le sue responsabilità su chi, per due anni, ha dato armi e soldi.
Nel frattempo, in risposta al Piano di Vittoria (Victoria) la Russia risponde con le parole e con i fatti.
Se proprio vuole lamentarsi, Zelensky lo deve fare anzitutto con chi lo ha guidato verso la presidenza senza essere chiaro sulle regole d’ingaggio e sul sostegno conseguente. Dovrebbe rivolgersi anzitutto a Victoria Nuland e a George Soros.
Impietoso il commento di Mosca: “Zelensky ha perso ogni legittimità anche tra i suoi alleati”.
Il rappresentante della Russia presso le Nazioni Unite, Vasili Nebenzia, ha dichiarato che il ”crollo” delle truppe ucraine in prima linea sarebbe dovuto principalmente alla perdita di ”ogni legittimità” da parte del presidente Volodymyr Zelensky. ”La ragione principale del crollo delle truppe ucraine in prima linea è che la gente ha semplicemente smesso di credere a quell’ex attore, che già da maggio ha perso ogni legittimità”. Queste le parole di Nebenzia in riunione del Consiglio di Sicurezza riprese dalla Tass. Il rappresentante russo ha sottolineato che ”anche Washington e i suoi alleati” si sono già resi conto di questa situazione e stanno iniziando a capire che ”il problema del regime di Zelensky non è che non ha abbastanza armi e munizioni”, ma che ha perso la fiducia della sua stessa popolazione.
Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, nel suo punto stampa quotidiano ha detto che per la pace l’Ucraina deve cedere integralmente le quattro regioni annesse.
“La posizione della Russia – ha detto Peskov – è cristallina. È stata annunciata da Putin questa estate, se ricordate bene. Lui ha detto che gli ucraini dovrebbero lasciare tutti i territori russi, incluse le nuove regioni”, cioè quelle di Luhansk, Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson, che Mosca occupa militarmente solo in parte. “Questa è la serie di condizioni annunciata da Putin” e “questa era la sua iniziativa di pace”.
Difficile pensare ad altro, salvo che non si voglia continuare a stare nella narrazione ripetuta all’infinito che l’Ucraina può vincere e che c’è dietro l’angolo una pace giusta.
La pace giusta è un concetto metafisico. Nella realtà esiste la pace possibile e oggi anche questa è difficile da vedere, date le posizioni.
Tutto potrebbe cambiare dopo le elezioni Usa.
Fin qui le parole.
Sul versante militare, i soldati della 114ma brigata delle Forze armate russe hanno issato la bandiera russa nel centro dell’insediamento di Kurahovka, nella regione di Donetsk.
Lo riferiscono i canali Telegram “Iznanka” e “Operatsia Z”, quest’ultimo gestito dai corrispondenti di guerra russi, secondo cui le truppe di Mosca sarebbero entrate nel territorio di Kurahovka da alcuni giorni.
Kurakhovka contava circa 2.600 abitanti prima della guerra, ma è il centro dell’omonimo conglomerato urbano che, sempre prima del conflitto, contava circa 39 mila abitanti.
Il centro abitato forma un unico agglomerato con Hirnik, cittadina situata subito a nord di Kurakhovka che contava diecimila abitanti, e che è caduta nelle mani dei russi nei giorni scorsi, insieme a Selidove, città mineraria del bacino carbonifero del Donbass, che aveva una popolazione di 21.500 abitanti.
Sul territorio di Kurahovka si trovano due importanti miniere di carbone e un impianto di arricchimento della Dtek, la principale azienda energetica privata dell’Ucraina, controllata dall’oligarca Rinat Akhmetov.
Il video, girato dai militari russi della 114ma brigata autonoma fucilieri meccanizzata (Omcbr), mostra l’ingresso delle truppe di Mosca a Kurakhovka, la cattura di alcuni militari ucraini e l’innalzamento della bandiera di combattimento della brigata (rossa, con falce e martello e la scritta 114ma Omcbr) sulla fabbrica di arricchimento del minerale della Dtek.
La struttura produttiva, insieme a due miniere, è la principale ricchezza economica di Kurakhovka.
Importante centro carbonifero è anche, come riporta Reuters, la miniera di carbone nella città di Pokrovsk, nell’Ucraina orientale, fornitrice di carbone da coke essenziale per l’industria siderurgica. La miniera è ancora in funzione nonostante l’avvicinamento delle forze russe, secondo una fonte del settore.
Gli analisti militari ucraini hanno affermato questa settimana che le truppe russe si sono spostate a circa 7,5 km (4,6 miglia) da Pokrovsk, travolgendo le difese ucraine con numeri e attrezzature notevolmente superiori.
La miniera si trova 10 km (6,2 miglia) a ovest della città, un polo di rifornimento strategico, nella direzione opposta all’avanzata delle forze russe.
Riferisce Reuters che la fonte del settore, che ha chiesto di restare anonima, non ha detto quando il proprietario della miniera, il gruppo metallurgico Metinvest, potrebbe essere costretto a interrompere le operazioni ed evacuare il personale.
In precedenza, Metinvest aveva dichiarato di dare priorità alla sicurezza dei lavoratori e di contribuire all’evacuazione delle famiglie dei dipendenti dall’area in prima linea.
Il sindacato dei produttori di acciaio ucraini ha dichiarato questo mese che la potenziale chiusura della miniera di Pokrovs’k, l’unica fonte nazionale di carbone da coke essenziale per la produzione di acciaio, potrebbe causare un crollo della produzione di acciaio a 2-3 milioni di tonnellate l’anno prossimo, rispetto ai 7,5 milioni previsti per il 2024.
I produttori sperano di trovare fonti alternative di carbone da coke in altre parti dell’Ucraina qualora la miniera di Pokrovs’k venisse sequestrata dalle truppe russe, ma inevitabilmente sarebbero necessarie delle importazioni, con un conseguente aumento dei costi.
Nel frattempo, come riporta il Kyiv Independent, Serhii Dobriak, capo dell’amministrazione militare di Pokrovsk ha annunciato che alcune parti della città saranno bloccate a causa dei preparativi e delle fortificazioni per la difesa.
La città, circa 60.000 abitanti, è sotto assedio da parte delle forze armate russe negli ultimi mesi ed è anche un importante centro logistico per l’esercito ucraino.
L’ingresso e l’uscita dalla città non saranno completamente bloccati.
L’annuncio fa seguito alle notizie sulla conquista da parte della Russia della vicina città di Selydove.
Europa Press, quotidiano on line spagnolo, scrive che l’Ucraina riconosce che il fronte orientale è caduto e lo attribuisce alla mancanza di armi e alla stanchezza delle truppe. I russi affermano di aver preso anche Gorniak, Katerinovka e Dobrovolie.

CON L’ACCERCHIAMENTO DI POKROVS’K I RUSSI POTREBBERO INTERROMPERE LE VIE DI COMUNICAZIONE E COSTRINGERE GLI UCRAINI A RITIRARSI

CARTINA DI POULET VOLANT MODIFICATA – LE DUE CROCI ROSSE SONO MIE E RIGUARDANO LA POSSIBILE INTERRUZIONE DELLE VIE DI COMUNICAZIONE STRADALI E FERROVIARIE TRA POKROVS’K E IL RETROTERRA UCRAINO

CON LA CONQUISTA DI SELYDOVE I RUSSI CONTROLLANO LA STRADA E50 VERSO DONETSK E SE CONQUISTASSERO POKROVS’K POTREBBERO ALIMENTARE LA CITTA’ E TRASPORTARE VERSO DONETSK IL CARBONE DELLA MINIERA
Come si può vedere dalle cartine, con la conquista di Kurakhovka e di Selydove i russi possono ottenere alcuni vantaggio importanti.
La conquista di Selydove consente di controllare la parte in basso della strada E20. In questo modo, se dovessero conquistare Pokrovs’k potrebbero alimentarla e far convergere il carbone in basso, in territorio conquistato da Mosca.
La conquista di Kurakhovka e di Selydove consente inoltre ai russi di accerchiare Pokrovs’k, senza conquistarlo direttamente.
La chiusura delle strade e delle ferrovie che collegano Pokrovs’k con il retroterra ucraino (cartina tre) non solo renderebbero impossibile agli ucraini la difesa della città, ma eliminerebbero l’utilizzo da parte di Kiev del carbone della miniera, con l’immaginabile tracollo della produzione siderurgica ucraina.
Un piccolo spiraglio di trattativa sembra essere in atto sugli attacchi alle fonti energetiche.
L’Ucraina e la Russia, secondo quanto riporta il britannico Financial Times, che cita fonti a conoscenza della questione, avrebbero avviato negoziati in via preliminare per porre fine agli attacchi contro le reciproche infrastrutture energetiche.
Kiev starebbe cercando di riprendere i negoziati mediati dal Qatar che si erano avvicinati ad un accordo in agosto prima di essere sospesi a seguito dall’invasione ucraina della regione russa di Kursk.
“Ci sono trattative appena iniziate per riavviare potenzialmente” i negoziati, ha detto un diplomatico, “ci sono ora colloqui sulle strutture energetiche”.
Il Cremlino ha però subito smentito: “Ora ci sono molte falsità che non hanno nulla a che fare con la realtà” e “anche le pubblicazioni più rispettabili non disdegnano queste falsità”, ha detto il portavoce Dmitry Peskov.
Sono in arrivo la rasputizza, il fango e, con l’inverno, il gelo.
La questione delle strutture energetiche diventerà fondamentale.





