
Oltre alla pressione sul fronte, che vede la Russia conquistare villaggi e posizioni, nel tentativo di ridefinire il confine, probabilmente anche in funzione di una possibile immaginata tregua, Vladimir Putin ha dato luogo ad un’offensiva propagandistica dai risvolti diplomatici, dichiarando venerdì che la cattura della città ucraina di Kharkiv non rientra negli attuali piani della Russia e che le forze russe che operano nelle vicinanze stanno creando una “zona cuscinetto” per la sicurezza della Russia.
Come già affermato in precedenti articoli, lo spostamento del confine nei pressi di Kharkiv consente all’artiglieria russa di tenere in ostaggio la città senza sprecare uomini e missili e senza far intervenire l’aviazione.
Un bel problema per Kiev, che si trova con la seconda città ucraina, popolata da un milione e mezzo di abitanti, sotto costante minaccia e con probabili bombardamenti in risposta a azioni ucraine in territorio russo.
Come riferisce Rsi, la radiotelevisione svizzera, non è più un segreto che gli Usa hanno dato “in segreto” missili balistici ATACMS, visto che ne hanno riferito la CNN e il New York Times.
Gli ATACAMS sono già stati usati dall’Ucraina per bombardare un aeroporto militare russo in Crimea e le forze russe in un’altra area occupata.
I nuovi missili offrono all’Ucraina una distanza di attacco fino a 300 chilometri.
Biden, secondo fonti Usa, ha approvato la consegna del sistema missilistico ATACMS tattico dell’esercito a lungo raggio all’inizio di marzo e gli Stati Uniti ne hanno incluso un numero “significativo” in un pacchetto di aiuti da 300 milioni di dollari annunciato in quell’occasione.
Le informazioni sulla consegna sono state mantenute riservate. Tanto che negli ultimi giorni i parlamentari USA hanno chiesto di inviare le armi, senza sapere che erano già in Ucraina.
L’ammiraglio Christopher Grady, vicepresidente degli Stati Maggiori Riuniti, come riferisce Rsi, ha dichiarato in un’intervista all’Associated Press che le armi a lungo raggio aiuteranno l’Ucraina a eliminare i nodi logistici e le concentrazioni di truppe russe che non si trovano in prima linea. Ha rifiutato di indicare in modo specifico quali armi siano state fornite, ma ha detto che saranno “molto dirompenti se usate correttamente e sono fiducioso che lo saranno”.
I missili Army Tactical Missile System (Atacms) sono missili superficie-superficie (Ssm) tattici, prodotti dall’azienda statunitense Lockheed Martin. Questi razzi utilizzano sistemi di navigazione Gps grazie ai quali possono modificare la traiettoria in volo, e sono compatibili con i veicoli cingolati Multiple Launch Rocket System (Mlrs) e con il sistema High Mobility Artillery Rocket System (Himars). Il prezzo unitario è stimato a oltre 1 milione di dollari. Una piattaforma di lancio costa circa 45,7 milioni.
Il costo medio per singolo proiettile ordinario da 155 mm si aggira fra 2.000 e 3.000 dollari, con punte di anche 68.000 dollari per i razzi “intelligenti”, come l’Excalibur americano, con alette direzionali estensibili e computer a guida GPS.
E’ del tutto evidente la sproporzione di costo.
Al costo di un milione di dollari gli ucraini possono colpire un obiettivo a 300chilometri all’interno del territorio russo e, al prezzo di 2 o 3 mila dollari al colpo, i russi possono disastrare a colpi di cannone Kharkiv.
L’utilizzo di missili a lunga gittata sta alzando il livello dello scontro tra la Russia e l’Occidente, chiamato direttamente in causa da Mosca.
Un importante diplomatico russo ha affermato ieri che gli Stati Uniti sono entrati da tempo in uno stato di guerra indiretta con Mosca e stanno giocando con il fuoco sull’Ucraina comportandosi in modo tale che la situazione potrebbe sfuggire al controllo.
Il ministro degli Esteri britannico David Cameron, durante una visita a Kiev il 3 maggio, ha affermato che l’Ucraina ha il diritto di utilizzare le armi fornite dalla Gran Bretagna per colpire obiettivi all’interno della Russia, e che spetta a Kiev decidere se farlo o meno.
Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha fatto commenti simili sulle armi fornite dagli Stati Uniti durante una visita mercoledì a Kiev, dove ha accusato Putin di “intensificare l’ennesima offensiva contro l’Ucraina” nell’est.
Blinken ha affermato che Washington “non ha incoraggiato o consentito attacchi al di fuori dell’Ucraina, ma alla fine l’Ucraina deve prendere decisioni da sola su come condurre questa guerra”.
L’Ucraina ha preso di mira obiettivi militari ed energetici in tutta la Russia, per cercare di indebolire le capacità militari di Mosca.
La Russia ha interpretato i recenti commenti dei diplomatici occidentali come un cambiamento aggressivo di posizione e il ministero della Difesa russo ha affermato questo mese che il presidente Vladimir Putin aveva ordinato esercitazioni per provare l’uso di armi nucleari tattiche in quella che i funzionari hanno definito essere una risposta alla retorica occidentale.
I commenti del vice ministro degli Esteri Sergei Ryabkov in un’intervista all’agenzia di stampa statale TASS riflettono la crescente preoccupazione russa per quella che Mosca considera una pericolosa escalation occidentale in Ucraina mentre le forze russe avanzano in diversi luoghi.
“Avvertiamo – ha detto Ryabkov alla TASS, riferendosi agli Stati Uniti – che stanno giocando con il fuoco. Sono da tempo in uno stato di guerra indiretta con la Federazione Russa. In qualche modo non riescono a rendersi conto che, per soddisfare le proprie idee geopolitiche, si stanno avvicinando a una fase in cui sarà molto difficile controllare ciò che sta accadendo e prevenire una crisi drammatica”.
Anche le iniziative degli Stati Uniti e dell’Unione Europea per valutare la possibilità di utilizzare i beni russi congelati o i profitti su di essi per aiutare l’Ucraina hanno fatto arrabbiare Mosca. La Russia accusa Washington di cercare di costringere i paesi europei a compiere passi più radicali per contrastarlo in Ucraina.
Ryabkov ha detto alla TASS che Washington sembrava ignara dei gravi rischi connessi al suo comportamento.
“Questa retorica, questo tamburellare, questo costante incitamento dei loro alleati ad aiutare ancora di più l’Ucraina, ad espandere il loro sostegno – ha detto Ryabkov – mostra solo una cosa: le persone vivono, come loro stessi dicono, ‘in una scatola’. Questo è il grande rischio della situazione attuale, perché è impossibile mettersi in contatto con loro (gli americani, ndr)”.
Ryabkov si è lamentato del fatto che l’Occidente abbia adottato una posizione di incertezza strategica e ambiguità nei confronti della Russia, cercando di rendere difficile per Mosca prevedere come la NATO reagirà in varie situazioni, anche con le armi nucleari.
“La Russia – ha detto Ryabkov – metterà da parte il tema delle ‘linee rosse’ e risponderà all’Occidente in modo speculare” e ha aggiunto che la diplomazia della Russia con l’Occidente è ora in modalità di gestione della crisi e si concentra nel cercare di garantire che le tensioni non si trasformino in un conflitto su larga scala.
In questo quadro non rassicurante, Vladimir Putin ieri ad Harbin, come riporta l’agenzia Tass, ha detto: “La Russia non si è mai rifiutata di negoziare con l’Ucraina, ma ora è necessario capire di chi si può fidare nel dialogo per porre fine alla guerra”.
Putin ha sostenuto che i politici ucraini “si sono ritirati dal processo di negoziazione”, non appena le truppe russe sono state ritirate da Kiev. “Siamo stati ingannati ancora una volta”, ha asserito Putin. “Ora dobbiamo capire con chi dovremmo avere a che fare e come. Di chi e in che misura possiamo fidarci. E, naturalmente, stiamo analizzando tutto ciò che sta accadendo”.
Indipendentemente dalla versione di Putin che, ovviamente vedrà asserito il contrario da parte di Kiev, quel che conta è che dalla Cina il leader del Cremlino dice due cose fondamentali: che è disposto a negoziare e che il problema è la fiducia.
Il messaggio, ovviamente, non è rivolto a Zelensky, che ormai conta ben poco ed è a fine corsa, ma all’America, che oggi è sempre meno identificabile con Joe Biden e con la squadra che gli sta accanto.
La questione aperta è tutta all’interno degli Usa e degli equilibri che si vanno instaurando dopo che l’illusione dei Dem e dei loro finanziatori di fiaccare la Russia e di sconfiggerla con le armi e con le sanzioni si è rivelata un boomerang.
Il paravento Zelensky ormai è inutilizzabile. I giochi sono scoperti e le carte sul tavolo.
Si tratta ora di vedere se gli Usa intendono tirare la corda fino a livelli di possibile incidente o se si decidono a posizionarsi su un fronte diplomatico che acceda all’idea del multilateralismo.
La partita, evidentemente, non riguarda solo Kiev.





