
Qualcuno nel centro destra non ha capito l’importanza decisiva della “battaglia di Genova”.
Un governatore messo ai domiciliari a orologeria, in base ad accuse tutte da dimostrare, per fatti di 4 anni fa, con i verbali che escono sui “giornali amici”, i cui giornalisti pensano a stravolgere il senso delle notizie per fomentare il più becero qualunquismo giustizialista.
Difendere Toti, anche se, anzi, proprio perché ha una faccia che non ispira simpatia, è difendere il ruolo e l’autonomia della politica, è difendere la volontà espressa dagli elettori che hanno scelto Toti, è rimettere al suo posto quella parte militante della magistratura che pensa di avere una missione salvifica, non di aver vinto un concorso.
Difendere Toti significa far vedere a certi magistrati chi comanda: se il popolo o una casta.
Purtroppo ci sono nella maggioranza di governo quelli che ancora non hanno capito: alcuni perché sono agli inizi della vita politica, altri perché proprio non ci arrivano, altri ancora perché rimpiangono le manette del Pool.
Insomma, come in “M.A.S.H”, film degli anni ‘70, è arrivato il momento di sussurrargli da sotto il casco: “E adesso facciamo a chi ha la capoccia più dura”.





