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UCRAINA, CONGELARE PER NON MARCIRE

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Con un’elegante serie di voli acrobatici, anche al fine di non smentire platealmente Mario Draghi, Carlo Pelanda, su La Verità di ieri, dopo aver esposto le differenze tra realismo pragmatico e realismo strategico e aver indicato anche la possibilità che ci sia un realismo limitato, indica, alla fine, come soluzione, il realismo pragmatico “variato”, ossia il prendere atto di aver contenuto la Russia senza aver determinato il ritiro dei russi dalla zone occupate in Ucraina.

Il quadro attuale del conflitto, del resto, è tale da suggerire di congelarlo per non marcire in una guerra di posizione che gli ucraini non riescono a trasformare in guerra di movimento.

L’allagamento della zona di Kerson, dovuto al crollo della diga, ritarderà ogni manovra per due o tre mesi. Se va bene, un contrattacco ucraino nell’attuale zona allagata potrà avvenire forse ad agosto, forse a settembre.

L’esercito russo secondo fonti ucraine, avrebbe fatto saltare in aria una diga sul fiume Mokry Yaly, nella regione di Donetsk, causando inondazioni su entrambe le sponde del fiume, come riferisce il portavoce della divisione Tavria delle forze ucraine Valery Hershen all’Ukrainska Pravda.

Da varie fonti si apprende che la controffensiva di questi giorni è fallita.

“In pochi giorni – scrive Avvenire – l’esercito ucraino ha perso 250 mezzi e tutto il terreno preso inizialmente”.

A Bakhmut è stato guadagnato dagli ucraini un chilometro e 400 metri.

Nel tentatativo di sfondamento a sud, i russi con cannoni, team anticarro ed elicotteri Ka-52 hanno fatto una strage.

Libero fa un elenco impressionante: cinque brigate perse, 3.715 militari uccisi, distrutti 52 carri armati, 207 veicoli corazzati da combattimento, 134 veicoli leggeri, 5 aerei, 2 elicotteri, 48 obici trainati da campo e 53 droni.

Fallito anche l’ennesimo attacco di droni su Mosca.

La presa d’atto della situazione imporrebbe un congelamento del conflitto. Congelamento quanto mai necessario dato il fallimento di quella che si continua a chiamare controffensiva.

Gli ucraini hanno contrattaccato, in parte saggiando il nemico, in parte tentando di sfondare lungo un fronte di 1.390 chilometri.

Sono stati respinti.

La sproporzione tra le forze umane ucraina e quelle russe è notevole.

Gli ucraini hanno 240 mila uomini mobilitati e i russi ne hanno 400 mila.

Secondo il politologo americano Mearsheimer il rapporto di forze umane disponibili tra ucraini e russi era di 3,5 russi per ogni ucraino e ora sarebbe di 5 russi per ogni ucraino.

Accettare un cessate il fuoco potrebbe significare la fine di Zelensky, con la sua sostituzione al vertice dl potere ucraino. Ce ne faremo una ragione. Dei destini personali dell’attore divenuto presidente ci importa assai poco.

Se pensiamo ad un futuro diverso dal congelamento e ipotizziamo ancora che Putin intenda andare oltre i Donbass facciamo solo propaganda.

Putin sa benissimo che, oggi più che mai, oltre i confini del Donbass avrebbe a che fare con una popolazione ostile e, probabilmente, con una resistenza partigiana continua. Conquistare un territorio è cosa diversa da tenerlo. Lo stesso ragionamento vale per l’Ucraina se dovesse riprendersi il Donbass e la Crimea.

Al di là di ogni fuffa propagandistica la realtà nuda e cruda dice che è necessario congelare e dare finalmente spazio alla diplomazia.

Nel frattempo, mentre continuano le incursioni aeree per cercare di colpire il cuore della capitale russa, Kiev fa sapere che l’esercito di Vladimir Putin ha perso nella guerra, da quando è iniziata ad oggi, oltre 200 mila soldati, 215.640 per la precisione, dall’inizio dell’invasione del Paese, nel febbraio 2022. Il rapporto delle forze armate ucraine elenca dettagliatamente le perdite di Mosca: 3.926 carri armati, 7.631 veicoli corazzati da combattimento, 6.461 veicoli e serbatoi di carburante, 3.736 sistemi di artiglieria, 601 sistemi di razzi a lancio multiplo, 362 sistemi di difesa aerea, 314 aeroplani, 299 elicotteri, 3.300 droni e 18 navi.

Realtà? Propaganda?

In ogni caso, anche ammesso che la Russia abbia perso tutto questo numero di uomini e di mezzi, rimane il fatto che al primo tentativo di riportare la guerra in una fase di movimento la cosiddetta controffensiva è fallita.

Tuttavia, a bloccare ogni possibilità di accordo per ora è la Russia.

Non ci sono le condizioni per i colloqui di pace tra Russia-Ucraina, ha detto ieri il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, parlando al canale “Rossija 1”. Mosca non vede nemmeno basi “fragili” su cui costruire il dialogo, ha spiegato Peskov. “In effetti, ora non ci sono premesse per accordi. Inoltre, ora non ci sono basi, anche fragili, per costruire almeno una sorta di dialogo”, ha detto il portavoce. Secondo il Cremlino, la mancanza di apertura ai negoziati da parte di Kiev deriva da una combinazione di tre fattori, tra cui la riluttanza dell’Ucraina, l’impreparazione e il mancato permesso di avviare un dialogo “da parte dei suoi sponsor occidentali”.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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