di Giuseppe Augieri
La citazione del lavoro di Gadda, nelle sue due versioni letteraria e cinematografica, mi è venuta spontanea. Folla di comparse sfuocate intorno alla figura principale, un finale lasciato a tante interpretazioni diverse. Al centro, un furto ed un omicidio, nel “Palazzo degli Ori”.
E’ quello che sta succedendo con la vicenda dei bonus edilizi e del superbonus. La descrizione dei diversi elementi che compongono la vicenda è lasciata alla fantasia più sfrenata che confonde le opinioni con i fatti, le premesse con le conclusioni, esaminando solo alcuni aspetti e non l’insieme di un problema colossalmente complicato.
Tutto questo da parte di figure politiche – e buontemponi che si fanno passare per esperti economici – che tirano fuori sentenze che prefigurano un’ economia tutta nuova, magari interessante ma, allo stato, inesistente.
Neanche mi azzardo a mettere giù ragionamenti su una situazione esplosiva per le finanze ed il bilancio italiano. Ci vorrebbero 50 pagine. Voglio solo ricordare che – per essere seri – occorre valutare non solo la questione delle frodi (che sono il 20% della cifra totale e non quel 5% che dice Conte), perché sono un problema tutto considerato “minore” della vicenda (derivato soprattutto dall’incapità di prevedere ed effettuare adeguati conrolli ndr).
Bisogna:
valutare lo sforamento rispetto alle previsioni pari al 400% (sembra, ma non è ancora finita, perché ancora ogni tanto escono altri miliardi, come fossero bruscolini, da conteggiare; da marzo a oggi, in soli cinque mesi, sono saltati fuori altri 35 miliardi di crediti ceduti o scontati in fattura dalle imprese);
valutare la circostanza che i “recenti” crediti legati ai bonus edilizi sono stati ceduti o scontati dalle imprese in fattura ma sono in gran parte non acquistabili dalle banche e né ci sono in giro compratori, e dunque si prevede che quasi 40 miliardi in mano a banche e privati in realtà è carta straccia;
valutare che questa situazione forse non sarà bloccabile, perché – per colmo di ironia – sarà necessario procrastinare la chiusura del superbonus prevista al 31 dicembre per evitare un’ecatombe di imprese e di istituti di credito e della relativa occupazione;
tener conto del rischio di un intervento Europeo, già contrario all’attuale deficit, non solo in merito al deficit di bilancio futuro (perché tutto questo è un deficit) ma anche relativamente a quanto già concesso all’Italia per gli anni 2022-2023.
Si era riusciti a convincere Bruxelles di consentire all’Italia di mettere in bilancio le somme relative ai bonus come “minori entrate future”(dunque da spalmare in 10 anni), anziché come spesa pubblica, da imputare tutta all’anno in cui sorge. Ma la premessa era che fossero crediti “pagabili”: ora chi lo spiega a Bruxelles che non è così? E ci sono ancora tantissimi elementi per definire la complessità della questione: sparare ricette facili e contestare le modifiche della condizioni per la concessione di nuovi bonus è da criminali.
Il bello è che, nei caffè letterari, ci si sta accapigliano sul se questa spesa ha prodotto effetti positivi all’economia nazionale e di quanto. Leggo delle valutazioni che si fanno – alcune degne di Gadda e cioè romanzate – e constato esserci valutazioni molto diverse. Tutte molto da approfondire.
Quello che non capisco è a cosa serva parlare di questo. “Cosa fatta, capo ha” dice un vecchio adagio. Se anche l’effetto di rilancio economico fosse stato maggiore del costo, resta la circostanza che ora abbiamo un debito da pagare, che questo debito aumenterà, che non ci sono soldi per pagare, e che comunque – se mai li trovassimo – non li potremo utilizzare per altre cose drammaticamente urgenti. Né ora e né nei prossimi 5-7 anni.
Avrei immaginato che tutti, preso atto di quanto è sul tappeto, avessero coordinato sforzi per trovare il modo di uscire da questa situazione. Magari, per l’opposizione, stare alla finestra a guardare come se la spiccia il Governo. Vedo invece campagne promozionali di spese aggiuntive, magari anche giuste, come se il problema non esistesse.
Giorgetti ha detto a Cernobbio: “La cena l’han mangiata tutti e poi si sono alzati dal tavolo. A noi resta da pagare il conto che va nel Patto di Stabilità del 2024, 2025, 2026″.
Il linguaggio è sdrucito ma la sintesi è perfetta.




