
di Savino di Scanno
Anche ieri Il Sole 24 Ore dedica una pagina, per l’esattezza la pagina 13, per scrivere di Partite IVA. SI potrà leggere che l’Agenzia delle Entrate ha determinato un severo disciplinare circa il monitoraggio delle varie attività di lavoro autonomo a cui si può attribuire un numero di partita Iva con relativo codice di attività: Il controllo è serrato, con verifica di date di apertura e chiusura delle attività, previsione di sanzioni per mancate o tardive comunicazioni, richieste di fideiussioni e molto ancora compresa la cessazione di ufficio delle attività medesime.
Bene. In linea di principio lo scrivente con circa 35 anni di attività professionale può concordare su tali impostazioni desiderate dai segugi del fisco italico.
Ma a voler ricordare la parabola evangelica di chi intravede la pagliuzza nell’occhio dell’altro e non vede la trave nel proprio, proporrò qualche riflessione.
Non scriverò, perché lo ho già fatto in passato, di quanto costa la pubblica amministrazione, ma sottolineerò un suo particolare aspetto. Ricordate il termine “Enti Pubblici Inutili”? Trattasi dell’unico reale retaggio del ventennio fascista ancora in essere che il regime dell’epoca creò per assecondare gli appetiti dei gerarchi. In epopea democristiana tale fenomeno trovò una espansione planetaria. Trattasi di enti statali, parastatali, di svariate amministrazioni dello Stato, dai nomi più strambi e coloriti, che vanno dalla toponomastica di vallate alpine od appenniniche, nomi di soggetti ed oggetti floreali che nulla hanno a che fare con i dipinti di Monet, attribuzioni scolastiche ed accademiche tanto vaghe quanto imprecisate, istituzioni nate a salvaguardia di fauna alpestre e da cortile domestico.
Nel corso dei decenni vari governi hanno cercato di arginare il fenomeno con provvedimenti legislativi miranti alla loro quantomeno parziale soppressione ma come “arabe fenici” con altro nome risorgono. Il professor Mario Monti che in qualità di docente universitario la “cultura del dato” la possiede, in carica come Presidente del Consiglio chiese di conoscere quanti ne fossero ancora in essere ed il risultato fu come risposta in circa 500.
Valore di costo di questi enti pubblici inutili? SI pensa tra i 12 ed i 16 miliardi di euro.
Quello degli enti inutili pubblici è uno degli “arcana imperi” meglio qualificato e si auspica un decisivo intervento del 2 Reparto della Guardia di Finanza per cercare di capire la reale portata del fenomeno.
Tra gli enti pubblici che furono soppressi, per poi essere qualificato come ente di diritto privato, ci fu anche l’Unione Nazionale Ufficiali in Congedo di Italia, sodalizio militare che associa il personale militare in congedo ed in servizio delle Forze Armate e Forze dell’Ordine, e questo lo si dovrebbe ricordare a coloro che lo determinarono, soprattutto ora visto che al Ministero della Difesa si ricordano che forse è il caso di dotarsi di una Riserva Nazionale.
Diceva Andreotti, che di Arcana Imperi ne capiva, che a pensare a male poi in fondo non si sbaglia. Scriviamolo quindi. È una politica decisa a distruggere definitivamente ogni singola iniziativa lavorativa o professionale privata. Ma veramente si può pensare che il deficit di bilancio derivante da mancate entrate fiscali e previdenziali sono determinate dai lavoratori autonomi? Ma chi amministra realmente il Bilancio dello Stato? E tanto per fare un ultimo esempio, adesso al cittadino sardo riconosciuto innocente dopo 33 anni di detenzione, e quindi dopo che gli è stata rubata una vita che nessuno potrà restituire, quanto costerà risarcirlo?
Ma si potrebbe scrivere di molto di più. Che fare? Semplice. Osservare norme e regolamenti e, dotandosi di infinita tolleranza verso le angherie statali, adire in giudizio nella perenne causa contro l’Agenzia delle Entrate a soddisfazione di chi, ignorando la materia, sbandiera il motto della pace fiscale.





