
di Lucio Leante
Molti illuminati di sinistra gioiscono quando giudici nazionali o internazionali emettono discutibili provvedimenti che mostrano (o almeno sembra) una certa loro inclinazione ideologica e politica “a sinistra” e danno ragione ad una qualche tesi della “sinistra”. “I giudici ci hanno dato ragione. Il diritto e la giustizia hanno trionfato” – esultano quando alcuni giudici italiani negano un rimpatrio rifacendosi a sentenze di giudici europei o quando qualche giudice “mondiale” emette un ordine di cattura per un capo di governo che la sinistra giudica “criminali di guerra” anche o solo perché li avversa per ragioni politiche.
Nel far questo quegli illuminati trascurano del tutto una valutazione politica delle conseguenze reali di quei provvedimenti. Preferiscono (solo nei casi a loro favorevoli) la sommaria etica dei principi (tipica di una mentalità non laica, ma religiosa) che afferma: “fiat iustitia et pereat mundus”.
Ma dimenticano (o fingono di non sapere) che il diritto è una gran buona cosa, ma non genera né la Verità assoluta nè la Giustizia per la semplice ragione che non è immune, come tutte le creazioni umane, da errori ed omissioni, né, tampoco, dalle passioni e inclinazioni ideologiche e politiche degli uomini che lo esercitano.
E dimenticano soprattutto che nella realtà il diritto, in molti casi di conflitti e di guerre, non basta quasi mai a sopravvivere, né ai singoli né ai popoli, specie quando la sua applicazione, di solito irrimediabilmente partigiana e a doppio peso, rischia di avere conseguenze nefaste per sé o per altri.
La sinistra mondiale (non solo quella italiana), così facendo, sta rinunciando al principio dell’autonomia e del primato della politica rispetto a quella della giurisdizione. La sinistra mondiale (quella italiana in particolare) sta delegando la sua politica interna ed estera alla burocrazia giudiziaria (non eletta), nazionale, europea e mondiale ed ai loro criteri di valutazione della realtà che non sono molto meno arbitrari di quelli politici.
Essa sta creando così una religione giudiziaria attribuendo al clero in toga un potere di giudizio divino assoluto che va molto al di là della sua limitata e relativa funzione arbitrale in casi singoli e circoscritti.
La sinistra mondiale, ed in specie quella italiana, mostra di credere che, grazie ai garbugli e agli arzigogoli giudiziari di giudici nazionali e internazionali, ideologicamente “ben orientati”, essa possa supplire al suo vuoto programmatico e strategico – e alla sua carenza di consenso e legittimazione popolare – per mantenere il potere (spropositato) di cui attualmente gode in Italia e nel mondo.
Temo che essa non si accorga che il suo potere è di fatto già subordinato ad un “governo dei giudici” nazionali e internazionali che stanno diventando, benché non eletti, i detentori di un potere politico praticamente assoluto sia in Italia, sia nel mondo, grazie alla funzione taumaturgica di “bocche della Verità e della Giustizia” che la sinistra, per suoi meschini calcoli elettorali, sta loro conferendo.
Ma c’è anche qualcosa di più inquietante. Ed è il fatto che il clero giudiziario nazionale ed internazionale sembra animato da un’ideologia globalista che appare promossa e manovrata da una élite finanziaria globale che sta cercando di forzare e distorcere a suo favore le stesse forze di mercato su cui basa il suo enorme potere. Lo dimostra il caso della transizione verde, su cui certi gruppi finanziari stanno fortemente investendo riuscendo ad orientare e a indurre i governi ad erogare incentivi giganteschi e le Banche centrali e quindi le banche ordinarie a seguire la grande corrente, seguita infine pedissequamente anche da intellettuali e media e giornalisti “mainstream”.
La stessa élite finanziaria sembra volere anche alimentare la grande corrente ideologica che promuove un insostenibile flusso di immigrazione illegale.
Di questa grande corrente e dell’élite finanziaria globalista la magistratura ideologizzata, mondiale e nazionale, sembra perciò essere, per lo più inconsapevole, solo un braccio, sia pure il più rilevante anche perché è l’unico ad essere dotato di un’aura di universalismo e di falsa neutralità, e soprattutto e insieme, di essere un potere sanzionatorio effettivo in quanto armato della facoltà di dare ordini alla polizia giudiziaria. Sembra essere comunque l’elite finanziaria mondiale a costituire il vero “governo mondiale”. Il suo potere nel mondo contemporaneo dominato dai media sembra provenire dalla diffusione forzosa di un’ideologia elitaria woke e “politicamente corretta” che si mostra capace di unificare varie élite settoriali e locali genericamente definibili “di sinistra”.
Queste ultime élite sembrano poi mirare ad un nuovo ordine globale fondato sulla decostruzione dell’ordine liberale interno ed internazionale, perseguita -in nome del liberalismo- con la proliferazione e la assolutizzazione giudiziaria dei diritti dell’Uomo e della “lotta alla discriminazione delle minoranze” e con la imposizione neo-dirigista di una transizione verde (insostenibile sia scientificamente, sia finanziariamente) e con altri mezzi.
Questa decostruzione prevede la disgregazione degli stati-nazione, (in particolare quelli europei, della Federazione russa e di Israele), dell’economia di mercato (con un – fallimentare- neo-dirigismo “verde”), l’evaporazione della cultura occidentale (in particolare quella giudaico-cristiana) e quella della famiglia naturale (relativizzata dalle famiglie arcobaleno e dall’ideologia trans del gender). Prevede anche l’inversione cognitiva della scienza, della logica e del buon senso e l’inversione normativa tra regola ed eccezione.
In realtà da questa rivoluzione culturale e generale non uscirebbe un “nuovo umanesimo progressivo”, ma ne uscirebbe un mondo di individui de-culturati, privi di ogni identità e di ogni comunità di riferimento, isolati e atomizzati. Diventerebbero tutti puri produttori e consumatori, alla merce’ di ubique e spietate leggi di mercato, e impotenti a petto del nuovo potere delle élite giudiziarie, finanziarie e politiche che potrebbero esercitare su di loro, senza restrizioni etico-religiose e delle pastoie liberal- democratiche, tutta la potenza del loro dominio neo-totalitario e dello strapotere amorale e nichilista della Tecnica.
Si prospetta infatti un totalitarismo morbido in cui le sinistre mondiali giocherebbero solo un ruolo subordinato e meramente ideologico: quello di dirigere l’orchestra mediatica mondiale grazie all’egemonia di cui la stessa sinistra gode ancora nelle istituzioni culturali e nel sistema mediatico.
Alla sinistra politica ed si suoi chierici illuminati (professori, giornalisti, conduttori televisivi) sarebbe lasciati solo compiti subordinati: quello di cercare di imporre forzosamente alle masse (sempre più recalcitranti) le post-verità e le assurde follie dell’ideologia woke politicamente corretta nonché quello di liberare, con processi inquisitori e gogne mediatiche, lo spazio pubblico dalla ingombrante presenza di dissidenti difensori dell’ordine liberale interno ed internazionale, della scienza galileiana, della logica e del buon senso.
La sinistra, da sempre animata da un odio per la cultura cristiana e liberale occidentale, crede di continuare a praticare una rivoluzione culturale per sé, ma non si accorge – come i rivoluzionari di sempre – che sta già lavorando per il proverbiale “re di Prussia”.





