Si prospetta un ribaltamento degli equilibri tradizionali e delle alleanze storiche alle prossime elezioni europee.
Il Parlamento europeo viene eletto con un sistema sostanzialmente proporzionale. Se ci sarà una maggioranza tipo quella che abbiamo in Italia, non so come ci possa essere una maggioranza coerente con la tradizione della governance europea. C’è la possibilità di un’Europa controllata da tanti sovranismi. Se le socialdemocrazie e i cattolici popolari, soprattutto ora dopo la fine della Merkel, non hanno alcuna proposta forte e seria di riforma delle istituzioni europee, il cambiamento diventerà inevitabile escludendo però l’ipotesi di sconquassi o di sconvolgimenti in caso di vittoria della destra: quindi sembra inevitabile una svolta a destra nel Parlamento europeo. Tuttavia, resta da capire se ciò si tradurrà in una vera coalizione.
Attualmente, le famiglie politiche, in particolare quella del Partito Popolare Europeo (PPE), sono chiamate a prendere una decisione netta. Possono scegliere di continuare con la coalizione tra Socialisti, Renew e Popolari, con alcuni compromessi rispetto al passato, oppure prendere una svolta radicale a destra, sfruttando la debolezza dei partiti tradizionali e l’avanzare del nazionalismo. Il PPE si trova in una posizione favorevole, in quanto ha il potere di decidere l’orientamento della prossima Commissione europea. Tuttavia, ci sono divisioni interne al partito che devono essere superate. I più conservatori del PPE, guidati dal capogruppo Manfred Weber, sognano un cambio di rotta e vogliono raggiungere un’intesa sulle nomine insieme a Renew, Ecr e i partiti “presentabili” di ID, come la Lega e il Rassemblement National, inoltre vi sono ostacoli da superare. Ad esempio, è da valutare la disponibilità dei liberali o dell’ala più centrista del PPE a fare accordi con formazioni considerate estremiste. La stessa Cdu tedesca non vede di buon occhio intese con gli alleati europei di AfD, bisogna decidere quali partiti di ID coinvolgere, tenendo conto dei veti della Cdu su AfD e delle questioni di compatibilità tra Macron-Le Pen e i conservatori polacchi del PIS con il partito di Donald Tusk. Inoltre, l’ala liberale del PPE potrebbe essere disposta a concedere a Weber la posizione più importante all’interno del partito, pur di avviare un nuovo corso.
I rischi di un’alleanza con le destre potrebbero emergere durante le votazioni nella Plenaria di Strasburgo. Il PPE potrebbe trovarsi diviso sulle questioni del mandato di von der Leyen, come ad esempio il Green Deal europeo. Ci potrebbero essere spaccature interne all’interno del PPE, con conseguenti imbarazzi e frizioni, le implicazioni maggiori di questa svolta a destra riguarderanno la politica ambientale, che è al centro del mandato di von der Leyen. Con un significativo spostamento a destra, è probabile che il quadro del Green Deal Ue venga ridimensionato, mettendo a rischio l’attuazione di politiche comuni per raggiungere l’obiettivo delle zero emissioni nette entro il 2050. Lo stesso vale per la battaglia sullo Stato di diritto, più complicata da portare avanti in caso di svolta a destra del Parlamento.
Il Partito Popolare Europeo e gli altri partiti dovranno valutare attentamente questi rischi, in quanto c’è il pericolo di rinnegare gli ultimi cinque anni di mandato e di provocare una disgregazione all’interno del PPE.
Se vincono Meloni e Salvini alle europee non avremo Hitler o Mussolini. Siamo giunti alla fine di un lungo processo che ha portato l’Europa a una situazione di decadenza politica, culturale ed economica. Il reddito dei lavoratori e dei pensionati è crollato, il loro potere d’acquisto è inferiore a quello di 25 anni fa. Non ci sono state politiche fiscali in grado di intervenire su questo problema e manca una politica fiscale redistributiva. Le socialdemocrazie europee stanno fallendo nel cuore del loro mandato, che erano le politiche fiscali redistributive. Questo è l’abc della storia politica europea.
Siamo giunti alla fine di un lungo processo che ha portato l’Europa a una situazione di decadenza politica, culturale ed economica. Il reddito dei lavoratori e dei pensionati è crollato, il loro potere d’acquisto è inferiore a quello di 25 anni fa. Non ci sono state politiche fiscali in grado di intervenire su questo problema e manca una politica fiscale redistributiva. Le socialdemocrazie europee stanno fallendo sul loro core business, che erano le politiche fiscali redistributive. il PD ha abbandonato le istanze territoriali come quelle dell’autonomia e del federalismo e i 5 Stelle, che non esistono sul piano amministrativo-locale sembrano non interessarsi del proprio radicamento sociale.
Non vedo quindi come possa esserci un’eventuale intesa elettorale tra PD e M5S. Il gioco delle parti all’interno della maggioranza si farà sentire, Meloni farà l’europeista per il suo ruolo, Salvini farà il sovranista. Evidentemente, sarà una vittoria delle destre alle elezioni europee, e si stabilirà una nuova maggioranza che cambierà il compromesso storico tra socialdemocratici e cattolici popolari. Si prospetta quindi un ribaltamento degli equilibri tradizionali e delle alleanze storiche in Europa. Se non ci sarà una proposta forte e seria di riforma delle istituzioni europee da parte delle socialdemocrazie e cattolici popolari, l’Europa sarà sotto il controllo di vari sovranismi.
Ormai l’Occidente è americano, non c’è un Occidente europeo. Quindi, le destre dovranno stare al gioco che è in atto già ora, senza grandissimi pericoli in questo senso. I veri pericoli stanno altrove: nelle grandi crisi internazionali in cui l’Europa è totalmente assente e che si giocano tra i grandi imperi, cioè tra Usa, Russia, Cina e India. Quindi, stiamo tutto sommato tranquilli, seppure relativamente, perché l’Europa è afflitta dalla perdita di potere politico e dalla crisi economica. Ma per il resto siamo completamente periferici, l’Occidente non è più europeo. Ma non lo è più dalla Prima Guerra Mondiale. E adesso siamo alla fine di quel lungo processo che ha portato l’Europa a questa situazione di decadenza politica, culturale, economica.
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