
A due mesi e mezzo dalle elezioni regionali nel länd della Turingia i sondaggi profilano un crollo dei partiti politici che formano l’attuale coalizione «semaforo» al governo nel Paese, con conseguenti ripercussioni sulla stabilità dell’esecutivo.
Nelle urne di questa regione che fu parte della DDR potrebbe infatti ridefinirsi il destino politico tedesco.

da Domino 7/2024
Ma i test sul cammino della vecchia classe politica non si esauriranno alle elezioni in Turingia, poiché in autunno si voterà anche in altri due Länder che furono parte del territorio della Germania Est, la Sassonia (il primo settembre, medesimo giorno del voto in Turingia) e nel Brandeburgo (il 22 settembre).
Sassonia, Turingia e Brandeburgo sono tre Länder di dimensione media: quattro milioni di abitanti la Sassonia, 2,5 il Brandeburgo, 2,1 la Turingia.
Insieme rappresentano tuttavia la maggioranza di quella che fu la Repubblica Democratica Tedesca, la Germania Est già comunista.
Per i tre partner di governo si profila una sconfitta schiacciante, tuttavia, la Cdu non potrà trarne vantaggio, poiché sulla base degli ultimi sondaggi effettuati Alternative für Deutschland (AfD) risulta saldamente al primo posto con il 28% dei consensi dell’elettorato.
A questo punto, se nel computo dei voti potenziali vengono inclusi anche quelli che i moderati definiscono «populisti neomarxisti filo-putiniani», cioè gli elettori della nuova alleanza Bündnis Sarah Wagenknecht (Bsw), data al 21%, i cristiano democratici non otterrebbero neppure la maggioranza, dato che i sondaggi li attestano al 23 per cento. Per quanto concerne invece gli altri partiti, i socialdemocratici (Spd) è data al 7% e Die Linke (sinistra) all’11%, dunque, anche in questo caso, contando anche la Cdu, il totale ammonterebbe al 41% dei consensi.
Non solo, con il 4% i Verdi (ecologisti) non verrebbero più rappresentati nel Landtag e lo stesso accadrebbe per l’Fdp (Freie Demokratische Partei, liberali) e si avvierebbe quindi verso il crollo. Poiché finora tutti i partiti politici tedeschi escludono una loro alleanza con l’AfD, allo stato attuale, qualora si verificasse un tale risultato, essi potrebbero venire indotti a prendere in considerazione esclusivamente la formazione di un esecutivo che vedrebbe la partecipazione alla coalizione della Bsw.
In questa difficile fase la Cdu viene destabilizzata da uno scontro intestino sull’eventuale decisione sulla partecipazione o meno a una coalizione con la Bsw, questo allo scopo di dare alla Turingia un governo regionale stabile.
La passata appartenenza a un altro Stato e a un altro sistema sociale ed economico, defunti solamente nel non remotissimo 1990, è un fattore di primaria rilevanza del tessuto sociale ed economico dell’oggi e dunque anche di quello politico.
Un ulteriore fattore, l’altro lato della stessa medaglia, è il percorso che dai moti rivoluzionari dell’autunno 1989 portò alla riunificazione delle due Germanie e ad una unità nazionale che, negli intenti, avrebbe dovuto essere anche sociale ed economica.
Nessun altro luogo in Germania ha fatto esperienza di un cambio così radicale in tutti gli ambiti della società come l’ex Est. Qui nessuno ha lo stesso lavoro che aveva nel 1989, pressoché nessuno lo stesso lavoro per cui aveva studiato o si era formato, le scuole, le università e le istituzioni pubbliche e private di ogni tipo sono state cambiate e rifondate da cima a fondo. Il mondo è un altro. Un cambiamento che i cittadini dell’allora Germania Est vollero e iniziarono essi stessi.
La Germania Ovest – ricca, benestante e libera – era il modello a cui la grandissima maggioranza di allora guardava nell’aspettativa di diventare presto altrettanto ricchi, benestanti e liberi quanto i cugini (non di rado senza virgolette) dell’Ovest. Un’aspettativa che si è avverata solo in parte. Così le conseguenze della Nachwendezeit, l’epoca dopo la “Svolta” del 1989-90, sono tutte sul tavolo
“I cittadini tedeschi residenti a est del fiume Elba – scrive Matteo Mariotti (Domino 7/2024) – hanno deciso che il benessere che li lega in un patto nuziale alle altre genti tedesche non è più così fondamentale” e che “L’élite dell’ex Germania dell’Ovest ha perso il senso del tempo”.
“Nella più totale perdita di contatto con la realtà, che si è fatta sempre più legata al commercio, i Wessi si smarriscono nelle svariate micro-identità post storiche: le narrazioni puntano ad approfondire temi quali il benessere, i diritti, l’ambiente, tematiche urgenti, ma che hanno poco contatto con la situazione che insidia la Germania da dentro e da fuori”.
“Viceversa – aggiunge Mariotti – la Germania di eredità prussian, attraverso il megafono di Afd, insiste su temi come il riarmo, la riconciliazione con Mosca e l’allontanamento degli immigati”.
Sholz, prigioniero dei Verdi, rischia di vedere crollare la sua coalizione sotto i colpi delle urne.
La Cdu e la Cdu, di fronte alla sconfitta dei Socialisti, che si profila, e alla quasi scomparsa dei Verdi cosa farà, non tanto in Germania, ma in Europa?
La Baviera, che sino ad ora sta a guardare, quanto ancora potrà sopportare la deriva green del cancelliere sassone?





