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SEMPRE PEGGIO, ALLE URNE SOLO UNO SU DUE, A MALAPENA

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di Giorgio Cattaneo
 
Ormai le elezioni rischiano di sembrare un “vizio assurdo”, parafrasando Cesare Pavese. Al termine della domenica elettorale, i seggi emiliani e umbri sono stati visitati solo da qualcosa come il 36% degli aventi diritto, al termine sono stati mediamente il 47%. Sfiducia cosmica, dunque, dopo lo storico flop della partecipazione in Liguria.
Difficile sorprendersi, peraltro, se i contendenti si richiamano all’obitorio politico italiano. I replicanti del sedicente centrodestra e del sedicente centrosinistra fingono di darsi battaglia sulle inezie, dopo aver convalidato (uniti e compatti) il 100% dei temi essenziali dell’agenda unica.
Un programma imposto dall’alto su tutte le materie importanti alle quali è tenuta a uniformarsi, senza protestare, l’ormai irrilevante funzione pubblica. Se la politica è irrisoria, la partecipazione si estingue: proprio come espressamente richiesto sin dal 1975 dalla Trilaterale di Kissinger, interessata a trasformare gli Stati in innocui consigli di amministrazione, abilitati solo a ratificare le direttive superiori.
Persino il calendario delle emergenze ufficiali, come quella climatica, discende direttamente dal Club di Roma, che negli stessi anni escogitava l’eco-terrorismo psicologico come possente leva antropologica e finanziaria per una transizione autoritaria e plutocratica, utile innanzitutto ai soliti noti.
In Italia si lambisce spesso il registro tragicomico, con appelli (umoristici) alla sovranità nazionale. Il panorama è quasi esilarante: tra gli elettori si aggira ancora un personaggio come Conte, travestito da politico. Tutto sommato è in buona compagnia, visti i nomi dei suoi concorrenti. La farsa si completa con l’ectoplasma del “fronte del dissenso”, che due anni fa arrivò a scatenare la macchina del fango contro il portuale triestino Stefano Puzzer e “Nandra” Schilirò, già vicequestore di Roma. Due italiani ribelli e coraggiosi, osannati come eroi fino al giorno prima della loro “imperdonabile” scelta di candidarsi alle elezioni.
Economia, finanza, energia: il mondo di oggi, interconnesso com’è in ogni sua singola pulsazione, dà l’idea di una ragnatela inestricabile e alla quale sia impossibile sfuggire imboccando scorciatoie.
Gli stessi leader planetari ormai appaiono per quello che sono: terminali visibili di sovrastanti poteri sovranazionali, strettamente intrecciati fra loro. Le elezioni regionali in un paese come l’Italia? Una bazzecola che oggi gli stessi elettori giudicano trascurabile, in assenza di un’ipotesi di governance alternativa alla spazzatura corrente.
La stessa immobilità dell’elettorato (che si limita alla passività dell’astensionismo) non fa che prolungare l’attesa di qualcosa che finalmente possa accadere: piovendo dall’alto, come sempre.
 
 

 

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  • Redazione

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