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Sahel 2026: numeri, risorse e sicurezza

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Sahel 2026

Il rischio sistemico lungo la frontiera sud dell’Europa

Il Sahel è oggi l’epicentro globale della violenza jihadista. Secondo ACLED, nel 2023 oltre il 40% delle vittime mondiali legate a gruppi estremisti si è concentrato tra Mali, Burkina Faso e Niger.

Il Burkina Faso ha registrato più di 8.000 morti in un anno tra civili e combattenti. Il Mali oltre 4.000. Il Niger, dopo il colpo di Stato del 2023, ha visto un aumento degli attacchi nelle regioni di Tillabéri e Diffa.

Il dato politico è altrettanto rilevante. Dal 2020 tre colpi di Stato hanno ridisegnato l’architettura istituzionale dell’area.

Le missioni occidentali si sono progressivamente ritirate: la Francia ha chiuso l’operazione Barkhane nel 2022, gli Stati Uniti hanno completato il ritiro dal Niger nel 2024, abbandonando la base di Agadez costata oltre 100 milioni di dollari.

L’Italia mantiene la MISIN con alcune centinaia di militari, focalizzata su formazione e supporto.

Il vuoto operativo ha favorito la penetrazione di ISGS e JNIM. Questi gruppi non agiscono solo con logica militare. Impongono zakat, controllano snodi logistici, infiltrano filiere aurifere artigianali.

In Mali e Burkina Faso l’oro rappresenta tra il 70 e l’80% delle esportazioni. Il Niger è tra i primi produttori africani di uranio, con circa 2.000 tonnellate annue, pari a una quota significativa dell’approvvigionamento europeo per il nucleare civile.

Il Sahel è anche corridoio migratorio. Le rotte che passano da Agadez collegano Africa occidentale e Libia. Quando lo Stato perde controllo territoriale, il traffico di esseri umani e armi cresce. L’instabilità ha prodotto oltre 3 milioni di sfollati interni nella regione.

La competizione esterna si è intensificata. Attori come Russia e Turchia hanno rafforzato accordi bilaterali in ambito sicurezza e minerario. La posta in gioco è l’accesso a risorse strategiche e influenza geopolitica.

Non si tratta di uno “Stato islamico” nel senso classico del 2014. È una frammentazione funzionale: controllo diffuso, fiscalità parallela, amministrazione locale coercitiva. Un modello meno visibile ma strutturalmente resiliente.

Per l’Europa il Sahel non è secondario. È la frontiera sud allargata. Energia, migrazioni, sicurezza convergono in un unico teatro. I numeri mostrano una tendenza chiara: dove arretra la governance statale, cresce l’ecosistema armato. E la gestione del rischio non può essere episodica, ma sistemica.

L’Italia può dire la sua, da pianificare a livello strategico come.

Autore

  • Marco Pugliese

    Marco Pugliese, docente di ruolo area STEAM, giornalista economico scientifico, analista per il CISINT, cura corsi di geopolitica, geoeconomia, politica energetica. Docente di coding, ambito didattico, e nuove tecnologie, IA applicata alla didattica. Presidente di OpenIndustria.

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