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RUDOLF STEINER, UNA MIA CONSIDERAZIONE

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di Angelo Ciccarella
 
Non sono seguace di Rudolf Steiner né di Massimo Scaligero; ho letto e studiato i loro scritti, ma rimango lontano da dottrina e prassi. Sono per la libertà di espressione e di confronto, ci mancherebbe altro, però credo sia corretto puntualizzare la mia incompatibilità da questa corrente misteriosofica. L’antroposofia non mi dà risposte perché è concepita per fabbricare convinzioni, paradigmi e modelli dentro ai quali si scivola in maniera tanvolta acritica. Ho motivo di credere che Steiner fosse in buona fede, ma la sua filosofia non mi convince affatto.
Superare il mondo fisico, giungere ad una metamorfosi della coscienza che sia in grado di farci entrare in contatto con altre dimensioni, risvegliarci dal sonno della mente indotto dal processo di acculturazione, è importante e fondamentale per rompere il velo di Iside. A patto di non invischiarci in una rete cultista esclusiva, totalizzante, in cui ci si sente irreggimentati più che liberi.
Teosofia e antroposofia, che è una derivazione della prima, propongono in maniera diretta questo oltrepassamento del limite attraverso l’attivazione del canale astrale di cui il nostro mondo sarebbe una copia, un riflesso, uno specchio.
Come tutte le società magico-esoteriche fatte a immagine e somiglianza dei loro fondatori, risentono spesso della personalità, delle “fobie e ossessioni” dei loro leader. È umano.
L’antroposofia non sfugge a tale condizione. Le religiosità nate a fine Ottocento fino al fenomeno new age esploso negli anni Ottanta, sono il prodotto del postmoderno, di una cultura che ha visto crollare miti ideologie verità valori. L’antroposofia si trova impregnata di irrazionale, di sensazioni più che di idee, di desiderio di credere più che di convinzioni, di visioni e prospettive deformanti e di pluralismi indefiniti più che di agganci a tradizioni, alle grandi storie e ai grandi miti del passato. Steiner e i suoi seguaci non percepiscono ciò che è in un luogo, ma ciò che credono sia presente in quel luogo sulla base di uno schema prefissato.
Ricevetti dal mio Maestro il primo precetto: fuggi dall’autoinganno. L’altro precetto “credere per vedere”, non è una auto-allucinazione consenziente, ma un percorso di risveglio dell’anima, un atteggiamento di apertura, di spogliamento dai pregiudizi, di disciplina severa. Il “fruttarolo” non ci subissava di costruzioni teoretiche, di teorie misteriche, non anticipava niente dell’esperienza che ci accingevamo a fare.
Una concezione antroposofica che non riesco proprio a comprendere, riguarda Gesù che sarebbe un insieme di reincarnazioni di alto livello evolutivo. Le tesi cristologiche di Steiner provengono principalmente dai suoi viaggi astrali, da ciò che avrebbe visto e udito. Il suo è individualismo sincretistico, mescolanza di temi religiosi e parascientifici vissuti in proprio. Il suo è un dio immanente al mondo, soggetto a evoluzione come tutti noi.
In questi ultimi anni privi di pace e di libertà, la new age e i movimenti teosofici e antroposofici sono il sintomo di una crisi totale della società ed un tentativo in extremis di salvarsi a qualsiasi prezzo, di rifarsi un’identità, di riprendersi un senso. Il medianismo di Steiner, senza paracadute mentali, non ci aiuterà a capire la dimensione sottile dell’essere.
 

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  • Redazione

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