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RIFORMA GIUSTIZIA SUL BINARIO MORTO

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Giorgia Meloni: compie l’inversione di marcia. Dopo una campagna elettorale nella quale veniva inserito nel programma, come azione prioritaria, la epocale riforma della giustizia, oggi  si assiste al suo passaggio sul binario morto.

La riforma che avrebbe realizzato i principi del processo accusatorio e porre fine  all’anomalia tutta italiana del giudice e del Pm (pubblico ministero) appartenenti alla stessa carriera, è giunto l’alt di Giorgia Meloni che ha messo su un binario a velocità sostenuta la riforma costituzionale che prevede la nascita del “Premierato”, che rappresenta anche un’anomalia a livello europeo.

Grande è la delusione e la reazione dell’avvocatura, che considera l’addio alla riforma della giustizia un vero e proprio atto di debolezza nei confronti della magistratura. L’avvocatura aveva risposto ampia fiducia nel ministro Nordio, come l’occasione per giungere a quella riforma della giustizia rispettosa dei diritti e delle garanzie e cancellare quel periodo di “oscurantismo manettaro” del dimenticato ex ministro pentastellato  Bonafede.

A confermare l’addio alla riforma della giustizia è stato lo stesso ministro Nordio, intervenendo a un convegno organizzato a Stresa da Fondazione Iniziativa Europea. La decisione di accantonare la riforma della giustizia e portare avanti quella del ” lpremierato” è dovuta al fatto di non rischiare di dover affrontare contestualmente due referendum, non essendoci in Parlamento i voti necessari per impedirli.

Per la giustizia si è assistito al classico proverbio di “furia francese e ritirata spagnola” o di “assalto francese e ritirata spagnola”. Proverbio che sta ad indicare chi si lancia impetuosamente in un’impresa, per poi abbandonarla con lo stesso ardore. La Meloni, ormai, punta alla riforma costituzionale del “premierato”, cioè alla elezione diretta del Capo del Governo.

E anche in tale direzione, Giorgia Meloni, ha compiuta la solita inversione. Infatti, l’11 giugno del 2018 presentava alla Camera dei deputati,  il disegno di legge (DDL) – atto Camera n°716 – di “Modifiche alla parte II della Costituzione concernenti l’elezione diretta del Presidente della Repubblica”. DDL che  accompagnava con le seguenti parole: “Il tema dell’elezione diretta del Presidente della Repubblica ha accompagnata l’intera storia repubblicana ed è stato profondamente elaborato e metabolizzato dal più autorevole pensiero politico, giuridico e costituzionale italiano”.

E a tal proposito, venivano ricordati autorevoli esponenti quali : Gaetano Salvemini, Leo Valiani, Piero Calamandrei, Randolfo Pacciardi, Giuseppe Saragat, Giuseppe Maranini, Giorgio La Pira. Nella stessa relazione che accompagnava il DDL, la Meloni, primo firmatario, affermava: “Il presidenzialismo, insomma, non è un’invenzione dell’ultima ora, è una storica proposta di Fratelli d’Italia e della destra italiana: investe l’efficienza della nostra democrazia, la capacità decisionale del potere politico e le risposte da dare alle richieste di modernizzazione delle istituzioni”.

La proposta di legge di riforma costituzionale prevedeva la elezione a suffragio universale e diretto del Presidente della Repubblica, che durava in carica 5 anni ed è rieleggibile per una volta. Il Presidente della Repubblica presiede il Consiglio dei ministri, che risulta formato dal Primo ministro e dai ministri. Il Primo ministro è nominato dal Presidente della Repubblica e su proposta del Primo ministro nomina e revoca i ministri.

Questa era la storica riforma costituzionale che rappresentava “la proposta di Fratelli d’Italia e della destra”. La Meloni, insediatasi a Palazzo Chigi, ha dimenticato “la storica posizione” e ha deciso per il “Premierato”, che a sentire l’ampia schiera dei costituzionalisti è una riforma zoppa, confusa e contraddittoria.

Di fronte a tali fondate critiche, il presidente del Senato, La Russa, ha subito dichiarato che il testo può essere emendato, nel mentre il ministro Calderoli è convinto che la riforma sottoposta a referendum potrà avere il consenso del popolo. Le opposizioni, al momento, sono divise e confuse. Qualcuno ha ricordato che il M5S ha sempre sostenuto di essere favorevole alla “democrazia diretta”. La verità è che i politici odierni cambiano idea come le stagioni.     

 
 
 
 
 
 
 
 

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