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RERUM NOVARUM, MASSONI, SOCIALISTI E CATTOLICI

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Leone XIV, incontrando sabato i cardinali, ha spiegato le ragioni della scelta del suo nome.

“Papa Leone XIII, con la storica Enciclica Rerum Novarum – ha detto Leone XIV nell’Aula del Sinodo in Vaticano dinanzi al Collegio cardinalizio – affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande Rivoluzione industriale. Oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di Dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro”.

Papa Pecci, ossia Leone XIII, con la “Rerum Novarum” (1891), aprì la strada alla Dottrina sociale della Chiesa e parlò per la prima volta di giustizia sociale, diritti dei lavoratori e dignità umana.

Con la Rerum Novarum, per la prima volta, la Chiesa prendeva posizione in modo diretto sulle condizioni delle masse operaie, condannando tanto il capitalismo selvaggio quanto il socialismo rivoluzionario. Leone XIII difendeva la proprietà privata, ma ne denunciava l’uso ingiusto e oppressivo; rivendicava per i lavoratori un salario giusto, il diritto al riposo, la libertà di organizzarsi in sindacati e soprattutto il riconoscimento della loro dignità.

LEONE XIII RITRATTO UFFICIALE LEONE XIV

La promulgazione della Rerum Novarum si inserisce in un contesto di grande fermento sociale, con la formazione di società di mutuo soccorso, di cooperative e, successivamente, con la nascita dei sindacati.

Protagonisti di questa nuova sensibilità al mondo del lavoro furono, in un primo tempo socialisti e massoni.

I massoni furono promotori di molte società di mutuo soccorso, di cooperative, di scuole popolari e di giornali che si facevano interpreti delle esigenze e delle posizioni, politiche e ideali, di emancipazione delle classi meno abbienti e, in particolare, del proletariato delle città e delle campagne, nelle quali, con la concentrazione delle terre, si veniva formando un forte bracciantato.

L’esempio della Lombardia è interessante.

Vanno ricordati, nell’area massonica, il radicale Secolo di Milano, il più diffuso quotidiano del tempo, che raggiunse nel 1890 ben 100 mila copie, La Plebe del lodigiano Bignami, la Rivista repubblicana di Milano, fondata e diretta da Arcangelo Ghisleri con l’appoggio di Alberto Mario e la bergamasca Cuore e Critica, fondata sempre dal Ghisleri nel 1886, successivamente trasformata, con Turati, nella Critica Sociale, principale rivista del partito socialista. 

Enrico Bignami ne dà diretta testimonianza in una lettera da Lugano datata 10 maggio 1913, nella quale scrive: “Lanciai il manifesto della plebe repubblicano-socialista da Lodi nel novembre 1867, reduce appena da Mentana. Fu al coperto della volta stellata di un tempio che potei costituire la prima sezione italiana dell’Internazionale. I denigratori socialisti della Massoneria potrebbero ricordarsi di cento altri fatti come questi”.[i]

Bignami, con il suo giornale La Plebe, edito a Lodi, fu il punto di riferimento intorno al quale si vennero raccogliendo i socialisti italiani che non accettavano la linea anarchica[ii]. La Plebe, con il Gazzettino Rosa di Milano, diretto da Achille Bizzoni e con la Favilla di Mantova, diretta dal garibaldino Paride Suzzara Verdi, sostenne la Comune di Parigi, per soccorrere la quale il Gran Maestro Lodovico Frapolli aveva abbandonato la carica. Nel 1871 Bignami iniziò, in Lodi, la sua corrispondenza con Engels, che in agosto era stato nominato dal Consiglio generale dell’Internazionale segretario corrispondente per l’Italia. Nel 1874 a preparare un moto insurrezionale troviamo attivo in prima linea l’anarchico e massone (si convertirà poi al socialismo, del quale sarà uno dei padri) Andrea Costa, che redasse per l’occasione i manifesti di un “Comitato italiano per la rivoluzione”. La repressione fu particolarmente dura, ma ad essa sopravvisse il gruppo socialista raccolto intorno a La Plebe di Bignami, che alla fine del 1873 aveva pubblicato un “Almanacco repubblicano per l’anno 1874”, contenente tra l’altro due importanti scritti di Marx e di Engels contro gli anarchici. Nel 1975 Bignami trasferì la redazione de La Plebe da Lodi a Milano ed intensificò la propaganda per il socialismo, che fu detto evoluzionista e sperimentalista[iii], e fu contrario all’astensionismo elettorale.

Il 28 settembre 1864, alla prima assemblea dell’Associazione Internazionale dei lavoratori, tenutasi a Londra, partecipò la Società operaia italiana di Londra fondata da Giuseppe Mazzini e nel primo decennio unitario l’anarchia mise profonde radici in Italia, soprattutto nel Sud, mentre al Nord non ebbe molti seguaci.

Le società di mutuo soccorso e pubblica assistenza

In questi anni, grazie all’iniziativa di molti massoni, presero avvio le società di mutuo soccorso, base del futuro sindacalismo italiano, che proprio per questo ebbe poi nel tempo una base territoriale particolarmente forte ed una sua specificità nei confronti di altre esperienze europee, nate su base categoriale. Dalle società di mutuo soccorso si svilupparono il movimento cooperativo, le iniziative di istruzione popolare, le iniziative culturali e ricreative per il miglioramento intellettuale e morale dei lavoratori.[iv]

Un esempio significativo è la bresciana Associazione di mutuo soccorso fra gli operai, fondata a Brescia nel 1860 da Giuseppe Zanardelli, Francesco Berardi, Angelo Bordoni, Giuseppe Gandaglia, Faustino Gaza, Francesco Gualla, Giuseppe Marchioni, Zaccaria Premoli e Camillo Guerrini, che aveva come base “l’unione e la fratellanza degli operai” e come scopo di “promuovere la prosperità materiale e la educazione intellettuale e morale degli operai e dei loro figli mediante scuole serali e festive al fine di mantenere fra loro la stima e la concordia, curando la moralità della loro condotta e facendo opera di comporre amichevolmente ogni loro controversia”.

Giuseppe Zanardelli

Giuseppe Zanardelli

Altro esempio, sempre bresciano, l’Associazione generale operaia maschile di mutuo sussidio ed istruzione, costituita nel 1862 su iniziativa del Circolo Nazionale e di una commissione composta, tra gli altri, da Giuseppe Zanardelli. Ai vertici della Società troviamo il massone Giovanni Plebani, che sarà maestro venerabile della Loggia Arnaldo. Sul suo esempio nacquero in provincia molte Società di mutuo soccorso con simili intendimenti.

Dopo l’unità d’Italia l’attività massonica, si svolse spesso in sintonia e a sostegno di quella dei circoli liberali e repubblicani che svolgevano la loro azione politica e sociale nelle provincie e costituì un costante stimolo per il governo. Il fervore rivoluzionario e risorgimentale di molti fratelli e di molte logge si orientò verso attività culturali, filantropiche, di mutuo soccorso.

L’impegno dei massoni milanesi per soccorrere i poveri delle città e dei sobborghi, venne sancito, ad esempio, da un apposito regolamento organico emanato il 2 maggio 1888. Si provvedeva, rione per rione, non solo ai poveri ma anche ai disoccupati, ai fanciulli maltrattati, agli orfani, agli infortunati sul lavoro e perfino alla igiene pubblica.

A Brescia, tra i promotori della Associazione nazionale per la pubblica assistenza Opera pia Croce Bianca, che cominciò a funzionare nel 1890, troviamo attivo, alla presidenza del comitato maschile il dottor Tullio Bonizzardi, esponente di primo piano della massoneria bresciana. L’Opera pia Croce Bianca, che ancora ai giorni nostri gestisce un servizio di ambulanze e di pronto soccorso, organizzò sin dal suo avvio anche cucine economiche per i poveri.

Tullio Bonizzardi

Tullio Bonizzardi

Il massone Gabriele Rosa, nel 1875 fondò a Brescia l’Associazione pel progresso degli studi economici, che promosse inchieste sul lavoro delle donne e dei fanciulli, sull’emigrazione, sul credito agricolo, sulle società operaie, ecc.  L’Associazione era collegata all’omonima organizzazione fondata a Milano e della quale facevano parte, oltre a Gabriele Rosa, anche uomini della Destra come Pasquale Villari e cattolici come Giuseppe Toniolo. La Società si opponeva alla Adamo Smith, propugnatrice del liberismo, ed era erede della tradizione di economia che aveva avuto i suoi esponenti in Gioia e Cattaneo.

Giuseppe Toniolo

Giuseppe Toniolo

Nella primavera del 1867, su esortazione del massone Giuseppe Garibaldi, fu istituita a Cremona una “Società di liberi pensatori” per opera dell’operaista Mauro Macchi (milanese, deputato e senatore di Cremona), di Arcangelo Ghisleri (poi Maestro Venerabile della Loggia “Pontida” all’Oriente di Bergamo) e di Ausonio Franchi. La Società, della quale fu Console generale Mario Levi, ebbe una grande diffusione in Lombardia ed ebbe il suo centro a Cremona, dove esisteva un Consiglio Direttivo (ancora esistente verso la fine del secolo. Sezioni dipendenti vennero create a Casalbuttano (Cremona), Milano, Biassano (Milano), Bizzarrone (Como), Brescia, Como (Carlo de Capitani); Esine (Brescia), Lodi (Giosué Brusa), Mantova, Monticelli pavese, Pavia, Ponte Chiasso (Como), Roncate (Como), San Benedetto del Po (Mantova), Viadana (Mantova).[v]

Gabriele Rosa

Gabriele Rosa

La Lombardia era stata teatro principale anche della nascita delle società operaie. Dopo il primo congresso di Asti delle Società operaie nel 1853, prima a Vigevano nel 1856 e poi a Milano, nel 1860, il movimento si consolidò, assumendo una fisionomia nazionale. A Milano erano presenti 64 società, a prevalente indirizzo mazziniano, in rappresentanza di Piemonte, Lombardia, Toscana ed Emilia.

Le società passarono presto dal mutuo soccorso alla resistenza e se a Milano rimasero di ispirazione moderata, in Lombardia si appoggiarono presto ai Consolati operai.

Nel decennio 1880-1890 il processo di trasformazione delle organizzazioni di mutuo soccorso in sindacati e la formazione di nuovi sindacati procedette molto rapidamente soprattutto in Lombardia e in Piemonte. Nelle zone industriali e nelle grandi città di Lombardia e Piemonte fu il Partito Operaio a promuovere, più di ogni altro, l’organizzazione degli operai a livello sindacale. Nelle zone rurali, nelle quali si andava estendendo il bracciantato, l’influenza fu soprattutto dei socialisti.

Nel 1881 gli aderenti al Partito radicale, predominanti nei consolati, organizzarono la Confederazione operaia lombarda.

A Milano la Camera del lavoro cominciò a funzionare nel 1891 e nel 1893 le Camere del lavoro in attività erano 12, delle quali 6 in Lombardia: Milano, Brescia, Bergamo, Pavia, Cremona e Monza.

L’orientamento sociale e socialista di molti massoni lombardi rifletteva i risultati delle elezioni politiche del 1876 che avevano esaltato la svolta a sinistra del Paese e la reazione dei massoni milanesi era anche una reazione ai provvedimenti governativi con i quali nel dicembre 1877[vi] erano state sciolte varie associazioni giudicate sovversive, alcune delle quali repubblicane o internazionaliste.

Nella patria dei massoni Giuseppe Zanardelli e di Gabriele Rosa, ossia Brescia, il fenomeno della rincorsa del movimento cattolico a quello massonico e socialista è del tutto evidente ed esemplare.

Il codice zanardelliano non vietava la libertà di sciopero e di riunione e rivolgeva la sua attenzione al lavoro femminile e minorile.

L’azione di governo di Zanardelli favorì la crescita e lo sviluppo del mutuo soccorso e del movimento sindacale, nelle realtà locali, e in particolare nella patria natia di Giuseppe Zanardelli e di Gabriele Rosa, il mondo liberale svolse un’intensa attività organizzativa del mutuo soccorso e della cooperazione.

Le radici del sindacato bresciano[vii] affondano nella seconda metà dell’Ottocento, nella società di mutuo soccorso all’indomani dell’unità del paese.

L’Associazione di Mutuo Soccorso degli Operai di Brescia fu certamente fra le prime in Lombardia a nascere. Il progetto dello statuto che fu discusso dalla commissione eletta appositamente dall’Assemblea degli Operai, adunatasi il 15 aprile 1860 nei locali della Camera di commercio, venne dalla stessa commissione definitivamente approvato nell’adunanza che si tenne sempre nella sede della Camera di commercio il 5 ottobre 1860. Fra i componenti la rappresentanza provvisoria della Società troviamo la firma illustre di Giuseppe Zanardelli.

E’ dello stesso 1860 la fondazione, fra una quarantina di associati, di una Società di Mutuo Soccorso fra lavoranti sarti con sartoria e negozio cooperativo e del 1861 la fondazione di una Società di Mutuo Soccorso fra commessi e negozianti. La prima, pur essendo formata da soli lavoranti, era più una cooperativa di produzione che un organismo sindacale. La seconda era mista fra lavoranti e proprietari. Comunque entrambe erano organizzazioni specializzate, poiché riunivano persone esercitanti uno stesso mestiere.

Una statistica pubblicata dall’Almanacco Provinciale Bresciano registra nel 1869: n. 6 società di Mutuo Sussidio cittadine, per un totale di 2060 soci e ben 10 società in provincia con 1689 affiliati. Esse sorgono nei paesi di Breno (scomparirà presto sostituita dalla Società Operaia Federativa Cattolica della Valle Camonica), Carpenedolo, Chiari, Desenzano, Iseo, Lonato, Montechiaro, Palazzolo, Rovato e Salò. Si aggiungono successivamente a queste, nel breve decorso di due, tre anni quelle di: Bagnolo Mella, Gardone V.T., sezione femminile di Montechiaro e Orzinuovi, con un totale di 415 associati.

Nel 1878 le società cittadine sono 13 e 38 quelle della provincia, fra le quali sempre più numerose quelle esclusivamente composte di contadini o miste di contadini ed artigiani.

Diventa nel frattempo notevole la differenziazione fra le vecchie società e quelle che si vanno fondando. Delle cinque più recenti infatti, una sola è mista fra lavoranti e datori di lavoro; la Società di Mutuo Soccorso per Orefici. Le altre quattro (parrucchieri, pellettieri, prestinai e calzolai) sono vere e proprie organizzazioni di classe e quindi in loro comincia a farsi decisamente strada la idea della resistenza. Cinque anni dopo, cioè nel 1883, le Società sono aumentate ancora: 14 le cittadine mentre quelle sparse per la provincia assommano a 45.

Da associazioni di mestiere a società di resistenza

Frattanto le associazioni di mestiere vanno assumendo la fisionomia di Società di Resistenza. Nel marzo 1881 una Commissione di tipografi chiede di conferire con i proprietari per definire sia l’orario di lavoro che la paga oraria.

Una delegazione del Consolato Operaio Bresciano partecipa al 1° Congresso della Confederazione Operaia Lombarda, tenutosi a Milano il 25-26 settembre 1881.

Il Consolato era nato per la necessità di riunire tutte le Società Operaie.

Nella seduta del 3 agosto 1881 il Consolato si era costituito con Consoli provvisori: Fomasi,  Panina, Tosoni.

Scopi del Consolato erano (Almanacco Provinciale Bresciano pag. 426, anno 1888):

“ farsi centro di federazione regionale operaia alleandosi alle consorelle associazioni d’Italia e fuori, procurando la costituzione di altre consimili; studiare i quesiti che riguardano i diritti ed i doveri dell’operaio nonché quelli riconosciuti di vera e provata di lui utilità; procurare coi mezzi i più efficaci l’istruzione, l’educazione morale, fisica ed intellettuale della classe operaia; iniziare la fondazione di magazzini e stabilimenti cooperativi e di cassa mutua per sovvenire gli operai di lavoro, e di aiuto pecuniario nelle loro esigenze economiche; dedicarsi costantemente a rendere più facili i rapporti fra lavoratori e capitalisti; impedire che cessino le sorgenti del lavoro locale e fare che per le epoche di crisi si provveda con lavori straordinari”.

Alla fine del marzo 1885, nasce la prima “Lega dei figli del Lavoro” di Brescia.

Nel frattempo sorgono sempre nuove società operaie. Nel 1888 se ne contano 23 in Brescia e 51 in Provincia e tra queste appaiono le prime Società Operaie Cattoliche. Nel 1888 ne esistono 2 in città, con 413 inscritti, e tre in provincia fra le quali la Federativa della Valle Camonica con sede a Corna di Darfo, con ben 1338 associati.

Nel 1893 inizia la fase di stallo. Le Società Operaie sono 24 in città e 49 in provincia. Nel 1899 se ne contano 29 in città e 47 in provincia. Sempre più numerose quelle cattoliche che, nate in ritardo, sopravviveranno per un tempo maggiore. Sempre meno numerose le altre, perché sostituite da strumenti più idonei alle nuove necessità: la Camera del Lavoro, le leghe di mestiere, il Partito Socialista.

Le Società che sopravvivono si staccano sia dalla lotta sindacale che politica. Si trasformano in genere in Società cooperative di produzione o vendita. Così la Cooperativa fra lavoranti carrozze e sellai, la Cooperativa Archimede fra lavoranti in ferro, (che come Società di Mutuo Soccorso aveva però già scopi cooperativi alla sua fondazione nel 1888), la Cooperativa di Consumo fra impiegati e quella fra operai metallurgici, il circolo cooperativo di via Milano ed, infine, la Cooperativa Pellattieri la cui Società di Mutuo Soccorso è stata fondata verso il 1875.

Il primo sciopero di cui si ha notizia è del settembre 1867. Il “Giornale provinciale” lo attribuisce al malcontento che la nuova direzione ha causato nella maestranza del Regio Arsenale di Brescia, con i suoi metodi non sufficientemente paternalistici.

Per avere notizie di un altro sciopero bisogna aspettare il 1881. Ai primi di novembre un comunicato di Pellattieri apparso sul n° 88 di “Brescia Nuova”, periodico del Partito socialista, chiedeva un miglioramento della paga ed una diminuzione dell’orario di lavoro. Non avendo avuto soddisfazione per le loro richieste

Un altro sciopero di Pellattieri avvenne nel 188 e ai  primi di febbraio del 1885 in sciopero scesero i manovali che lavoravano di sterro nella fossa di circonvallazione.

Sempre nel 1885 si segnala un’agitazione diretta dall’Associazione di Sussidio dei manovali mentre nell’agosto una commissione di prestinai chiese ai proprietari dei forni l’abolizione del lavoro notturno.

Una  manifestazione di solidarietà risulta promossa dal Consolato Operaio. Il 24 maggio 1885 si riunirono infatti tutte le Associazioni operaie al Teatro Guillaum (oggi Sociale) per un comizio in difesa del lavoro negli arsenali di Brescia e Gardone V.T., dove erano minacciati per l’ennesima volta dei licenziamenti.

La presenza dei cattolici.

 Il 15 maggio 1891 con la Rerum Novarum, la dottrina sociale della Chiesa precisò i compiti dei cattolici e diede nuovo impulso alle società di mutuo soccorso cattoliche, le quali nel momento di loro maggior fioritura, arrivarono al numero di 75, con un totale di soci 7096.

L’11 maggio 1896 “Il Cittadino” annunciava la costituzione, avvenuta il 7 maggio, del Segretariato del popolo che coordinò l’attività della società e l’attività dei cattolici in campo sociale.

IL 25 giugno 1905 si inaugurò la bandiera dell’U.C.L e il 12 ottobre 1907 una statistica pubblicata dalla “Voce” dava presenti ben 21 sezioni professionali industriali, con 1156 soci e 3 agricole con 393 soci a Brescia. In provincia erano innumerevoli le unioni che superavano i 500 inscritti e la più forte, quella di Palazzolo, ne contava ben 1600.

Si andava anche definendo la mappa dell’influenza cattolica e di quella laico-socialista.

Per le elezioni dei collegi probivirali di questo periodo sono appannaggio dell’Unione i collegi dei tessili, dei trasporti, degli alimentari e del legno. La Camera del Lavoro conquista di regola i collegi dei metallurgici cittadini (quelli della provincia vanno all’Unione Cattolica del lavoro), dei poligrafici e dei pellattieri. I collegi edili danno la maggioranza in città ai cattolici mentre le sezioni provinciali di Rezzato, Chiari, Verolanuova, danno i loro suffragi alla Camera del Lavoro.

Il 16 ottobre 1909 alla festa Federale dei cattolici bresciani viene dato un quadro della situazione:

Società Operaie Cattoliche di Mutuo Soccorso           75        soci                7.096

Unioni professionali Cattoliche del Lavoro                  31         “                     10.010

Banche e Casse Rurali                                                  47         “                    3.644

Cooperative acquisti e vendite                                   20         “                        947

Cooperative di consumo                                            12         “                         626

Affittanze collettive                                                    2         

Alle elezioni probivirali del 20 novembre del 1909 il collegio dei tessili vota per l’U.C.L. plebiscitariamente con 556 voti. I metallurgici dell’Unione che erano 105 nel 1904, 507 nel 1907, sono divenuti 752 nel 1909, mentre il totale dei votanti non è aumentato che del 100%. L’aumento è dunque avvenuto a spese degli organizzati dalla Lega Metallurgici della C.D.L.

Il 1° gennaio 1911 il Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio pubblica una statistica della organizzazione dei lavoratori. La situazione per Brescia è la seguente:

CAMERA DEL LAVORO                UNIONE CATTOLICA DEL LAVORO

Brescia……..                2.845                                     5.126

Verolanuova……..            80                                      1.434

Chiari……..                    218                                      3.282

Salò……                        100                                        1.533

Breno…….                          5                                         339

Totale                         3.209                                      11.714

La Rerum Novarum, come si può ben vedere, interviene sulla questione operaia solo dopo che una consistente opera di massoni, di repubblicani, di anarchici e di socialisti l’hanno affrontata, ma il movimento cattolico recupera velocemente e si impone come un fenomeno di rilievo sociale che trova nella dottrina sociale della Chiesa la propria linea guida.

 

 [i] Mola – op. cit. p. 117

[ii] Vedi in proposito anche Giorgio Candeloro – Storia dell’Italia moderna – Feltrinelli – Milano – 1970

[iii] Candeloro – op. cit. vol VI – pag. 57

[iv] Vedi in proposito D.L. Horowitz – Storia del movimento sindacale in Italia – Il Mulino – Bologna 1966 – AA.VV. – Milano operaia dall’800 a oggi – Cariplo-Laterza – 1992

[v] A.Viviani – op. cit.

[vi] Il 14 novembre del 1887 viene inaugurato il nuovo Tempio della Loggia “La Cisalpina” e delle appena costituite “Carlo Cattaneo” e “Giambattista Prandina” all’Oriente di Milano. Alle 14.15 inizia la cerimonia inaugurale con moltissimi Fratelli convenuti dalla Lombardia, dalle altre regioni italiane e dall’estero, Tra gli altri il Colonnello Cecconi, Luogotenente Gran Commendatore del Supremo Consiglio dei 33, in rappresentanza del Gran Maestro Adriano Lemmi, Federico Rebessi 33 M.V. de “La Ragione”, Carlo Migliavacca M.V. de “La Prandina”, Engel M.V. de “La Pontida” di Bergamo, l’avvocato Pietro Lavezzi M.V. de “La Pedotti” di Pavia. Il discorso ufficiale è tenuto dall’oratore della Cisalpina Ferdinando Fantini. Nello stesso anno 1887 è aperto anche il nuovo Tempio della Loggia “La Ragione” (che già nel 1882 aveva sede in via Ugo Foscolo 3, scala 8, primo piano) ed in tale cerimonia il Fratello Pirro Aporti, già Gran Maestro aggiunto onorario a vita e Presidente del RSI, comunica ufficialmente la unificazione dei Supremi Consigli di Torino e di Roma. (vedi A.Viviani – op. cit.)

[vii] Vedi in proposito la tesi del dottor Mario Tambalotti – Università Bocconi – Milano – Ottobre 1954

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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