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QUANDO TOGLIATTI DENIGRAVA CROCE

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di Gianvito Caldararo
 
Gli ex fascisti in realtà sono stati accolti nelle fila di tutti i partiti della neonata democrazia. Però i liberali di sinistra riscontrarono che le ex camice nere si trovavano in particolare sintonia con i compagni del PCI (Partito Comunista Italiano) di Palmiro Togliatti, l’artefice dell’amnistia generalizzata nei confronti di tutti i gerarchi dx fascisti.
Gli esponenti liberali sostenevano che il bagaglio culturale con cui gli ex fascisti sono approdati nel PCI è l’ostilità “all’individualismo liberale”. Tale situazione è descritta sulla rivista “Risorgimento Liberale” del 7 marzo 1947, firmato da Erasmo, cioè lo pseudonimo appartenuto a Luigi Einaudi. Nella quale si sosteneva che entrambi i totalitarismi, cioè il fascismo e il comunismo, non amano i liberali. Inizia così una stagione di scaramucce fra la rivista “Risorgimento Liberale” e il quotidiano “L’Unità” del PCI.
A sostegno della loro tesi, cioè che la maggior parte degli intellettuali ex fascisti erano transitati nel PCI, il quotidiano di Pannunzio – come scrive Mirella Serri nel suo interessante libro “I Profeti disarmati”, faceva “dell’ironia su una folta delegazione di noti intellettuali tra cui Corrado Alvaro, Massimo Bontempelli, Libero Bigiaretti, Guido Piovene, Cesare Zavattini, Francesco Jovine, che non si erano sottratti ai favori del regime ed erano pronti ad aderire all’appello del partito (PCI) e delle massaie delle borgate romane”.
L’autore del corsivo rimproverava loro di comportarsi come ai tempi in cui indossavano la camicia nera e obbedivano in massa al diktat del PNF (Partito Nazionale Fascista). Il giornale di Pannunzio, ricordava di quando Alvaro, con i suoi articoli inneggiava al duce e alla bonifica delle paludi pontine. Ma lo scontro più caustico e velenoso fu quello che Palmiro Togliatti, l’indiscusso leader del PCI, sferrava con una pesante prosa contro Benedetto Croce.
Togliatti temeva riguardo le avances che i liberali indirizzavano verso i socialisti per una sorta di alleanza di tipo “liberal-socialista”. Lui sosteneva che nessuno spazio di sinistra deve essere disponibile al di là del partito nuovo, l’unico -secondo Togliatti – “che può garantire il bene della collettività e garantire la ricostruzione del Paese”.
Il PCI, sempre secondo Togliatti, “è l’unico partito che può sgombrare definitivamente il campo da tutti i residui del fascismo”. Anche a rischio di rompere e mettere a rischio i delicati rapporti di governo del 1945, si lancia in un violento attacco contro Benedetto Croce, che “non era degno della patente di antifascista”.
L’opera del Santissimo, così era battezzato Croce, autore del suo libro “Per la storia del comunismo in quanto realtà politica”.
Il compagno “Ercoli”, il noto pseudonimo di Togliatti, che definiva Croce “scrittarello”affermava: “recensire questo scrittarello è cosa alquanto penosa”. Vi si trovano, sottolineava sempre Togliatti, “asserzioni esposte con molta boria e pretese”, arrivando a scrivere che lo scrittarello rappresenta “il conato nel vuoto”, cioè di chi “argomenta fuori della realtà e fuori dalla storia, aridamente rimestando sofismi e luoghi comuni di cui e la realtà e la storia si sono incaricate di fare piazza pulita”.
Di Croce viene ricordata  una curiosa situazione di vero privilegio”, nel corso degli ultimi vent’anni, istituendosi tra lui e il fascismo un’aperta collaborazione. Un sempre più caustico Togliatti, dirà di Croce che “questo fu il prezzo della facoltà che gli fu concessa di arrischiare ogni tanto una timida frecciolina contro il regime”. E mentre il gran maestro – ricordava Togliatti a Croce , “criticava blandamente e larvatamente il regime, il PCI era messo al bando”.
E proprio aver accettato questa funzione, scriveva Togliatti, “noi eravamo forzatamente assenti e muti , o perché al bando nel Paese o perché perseguitati fino alla morte dei nostri migliori, è una macchia che non gli possiamo perdonare”.
Togliatti concludeva con “se Croce e l’intero paese si sono fatti contaminare dal fascismo, l’Unione sovietica invece ne è stata immune. Croce, non sopportando tale violenta critica, scriverà: ” provo un curioso effetto tra di meraviglia e di filosofico sorriso nel sentirmi talvolta designare dai suoi come “reazionario” o anche filofascista: la modestia, il pudore mi vieta di rammentare che io sono stato il più radicale, e con ciò sempre liberalissimo, nonché rivoluzionario nella vita mentale e culturale dell’Italia della prima metà del Novecento”.
Togliatti, dopo queste proteste di Croce, ammetterà di aver esagerato e l’incidente si chiuderà nel nome del reciproco rispetto e della concordia nell’azione comune per il bene del nostro paese. Una bella lezione per i nostri attuali politici, costantemente impegnati in polemiche e sciatterie.

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  • Redazione

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