
di Vito Schepisi
Il PD (che purtroppo ci ricorda sempre il PCI) e la signorina Schlein, nel mentre sostengono d’essere per la pace e per la non violenza, non hanno mai smesso di parteggiare e mantenere atteggiamenti d’adesione e vicinanza alle manifestazioni violente delle piazze.
Non andando molto lontano nel percorrere il tempo a ritroso, sin da subito, dopo la mattanza del 7 ottobre 2023, si sono astenuti dal condannare esplicitamente la deprecabile aggressione contro civili inermi, il terrorismo palestinese e l’orrore di Hamas.
E non sono mancati i tentativi di rivolgere accuse verso Israele per la riposta militare e per il legittimo diritto di provare a liberare gli ostaggi.
L’antisemitismo sgomita ancora.
Prova ne è la raccapricciante sentenza della Corte Penale Internazionale dell’AIA che ha disposto l’arresto del premier israeliano Netanyahu e del suo ministro alla difesa Gallant, assieme a quelli (grotteschi!) dei defunti leaders di Hamas (Haniyeh e Sinwar) e del capo militare di Hamas (Deif).
Le condanne appaiono essenzialmente politiche e disorientanti.
C’è del cinismo nel lasciarsi trascinare dall’odiosa propaganda di chi usa scuole e ospedali per nascondere armi, ovvero per farne basi di lancio di missili diretti verso le città e la popolazione civile d’Israele, per poi lamentarsi per le risposte di fuoco.
Anche i corridoi per i rifornimenti alimentari e sanitari non possono diventare percorsi per far arrivare rifornimenti ai terroristi, invece che ai civili.
Usare il ferimento e la morte di donne, di anziani e di bambini come argomenti di propaganda è odioso e terribile, ma c’è chi ci marcia e chi ci casca.
A sinistra le ambiguità sulla strage del 7 ottobre, coincidono col refrain (in privato) del “se la sono meritata”.
C’è, infatti, un raccapricciante odio razziale verso gli ebrei che fa invidia al nazismo.
Nella logica d’usare tutto ciò che può servire per discriminare e delegittimare i valori naturali del genere umano (la nascita, la famiglia, i sentimenti umani, la vita e la Patria), la sinistra italiana cresciuta nel mito del comunismo, mostra la sua violenza ideologica e tutta la sua ipocrisia.
La democrazia non può avere molteplici interpretazioni, e tutti i distinguo, coi “ma” e coi “se”, ne costituiscono un’evidente negazione.
C’è una sinistra post marxista e massimalista che non ha affatto assuefazione con la democrazia: lo si percepisce quando, riversa nelle piazze, asseconda la violenza, insulta e delegittima gli avversari politici e mette in discussione la sovranità popolare prevista dalla Costituzione.
Relegata, con le elezioni del 25 settembre del 2022, all’opposizione, la sinistra è ritornata nelle piazze (non si vedeva da tempo, e non certo perché in Italia andasse tutto bene. Anzi!) per protestare per ciò che, governando ininterrottamente per 11 anni (persino senza il consenso popolare), non è stata capace di fare.
Nelle piazze, inoltre, la sinistra non mostra difficoltà ed imbarazzo nel ritrovarsi ad esultare a fianco delle comunità palestinesi:
– come se l’uccisione di 1400 esseri umani tra anziani donne e bambini fosse stato un atto eroico;
– come se gli stupri e le mutilazioni fossero atti di rivendicazione e protesta;
– come se la cattura in territorio Israeliano di circa 250 civili, da usare come ostaggi, rientrasse nelle convenzioni internazionali;
– come se le perfide ritorsioni sui civili presi in ostaggio non fossero atti di criminalità;
– come se i metodi di deportazione non siano lesivi della dignità umana ed assolutamente vietati dal Diritto Internazionale Umanitario (DIU) che nei conflitti tutela i diritti della popolazione civile.
Che la Corte dell’AIA si sia confusa e gli ostaggi deportati, mutilati, stuprati e torturati sia stata attribuita alla responsabilità dell’esercito israeliano e per volontà del suo Premier!?
Non provano vergogna?
Le mezze parole, le frasi monche, quasi sempre seguite col “si, ma” e le generiche condanne della sinistra italiana non sono solo sintomi di comportamenti omertosi, ma soprattutto segnali d’una vicinanza ambigua, resa ancora più odiosa dalla mancanza di coraggio nella condanna delle viltà e degli orrori.
Le guerre, tutte, mietono vittime innocenti. Succede ad ogni latitudine ed in tutte le situazioni.
La ferocia premeditata, a danno di giovani, vecchi, donne e bambini, però è una viltà ingiustificabile.
Anche il lancio scriteriato di missili verso insediamenti civili è un orrore che andrebbe condannato, ma il PD somiglia sempre più al vecchio PCI che non c’era mai, quando c’era da condannare chi soffocava la libertà dei popoli.
L’Italia ha avuto persino la vergogna d’un Capo dello Stato comunista che nel 1956 esultava per i carri armati sovietici in Ungheria!
A nulla valgono le giustificazioni del terrorismo, inteso come situazione di disperazione del popolo palestinese privato delle loro terre.
NON E’ VERO!
Israele è uno Stato che esiste geograficamente e legittimamente.
La Soluzione del 1947, la N. 181 della Nazioni Unite, infatti, prevedeva la partizione del territorio conteso. Accettata dal nascente Stato di Israele, la risoluzione fu respinta dalle popolazioni arabe.
E’ solo per questo che non esiste un legittimo Stato Palestinese!
Non accettarono la partizione, perché pretendevano, e lo pretendano ancora, che lo Stato di Israele fosse del tutto cancellato.
Come Hitler, di cui erano stati alleati, anche loro miravano allo sterminio degli ebrei.
Nazisti e comunisti erano e sono la stessa cosa (Hitler e Stalin, il 23 agosto del 1939 a Mosca, stipularono in segreto, il Patto Molotov-Ribbentrop – dai nomi dei ministri degli esteri firmatari – con cui avevano stabilito di sottomettere l’intera Europa, senza entrare in conflitto tra loro).
Due delinquenti che, per fortuna, si mostrarono anche incapaci di rispettare alcun patto.
L’accusa ad Israele di genocidio, pertanto, è antistorica e provocatoria, perché può essere riferibile soltanto a chi programma lo sterminio d’un popolo, non a chi si difende dalle reiterate aggressioni, nella speranza di poter vivere in pace a casa propria.
La volontà genocida è letta al contrario, perché sono i palestinesi che mirano a cancellare Israele dalla cartina geografica e sognano e chiedono una Palestina che vada dal Mediterraneo al Giordano.
La Storia lo stabilisce, non chi scrive od altri, che quell’area (tra il Mediterraneo ed il fiume Giordano), non sia mai stata abitata da popolazioni arabe.
Da Re David a Re Salomone, mille anni prima della nascita di Cristo, era il Regno di Israele.
L’attuale “Striscia di Gaza”, invece, è stata terra di insediamenti diversi (i Filistei), ovvero gli stranieri, approdati sulle coste orientali del Mediterraneo, e perennemente in lotta con Israele.
E neanche quelle erano popolazioni arabe!
Anche l’Islam non ha alcuna attinenza con quei luoghi.
Il profeta Maometto nacque a La Mecca (distante circa 1500 Km da Gerusalemme) nell’anno 570 dopo Cristo (500 anni dopo l’inizio della diaspora ebraica).
Di islamismo e di fede musulmana non c’era traccia.
Come si sa, Gesù Cristo nacque ebreo a Nazareth, la diaspora ebraica e la cacciata degli ebrei avvenne attorno agli anni 70, con il dominio dell’imperatore romano Tito che mise a ferro e fuoco Gerusalemme, distrusse il Tempio e cacciò gli Ebrei dalla loro terra.
La condizione e la definizione dei diritti delle persone, per la convivenza civile in quei territori in cui appare marcato il significato di spiritualità, di fede e di tradizioni dei popoli, non può passare dal terrorismo, e neanche dalla pretesa di cancellare la storia.
I signori giudici dell’AIA e tutti i massimalisti del mondo se ne facciano una ragione.
Le terre e gli animi viaggiano assieme ai pensieri e alla fede.
Si pensi, al contrario, se la diaspora avesse coinvolto le terre sacre dell’Islam, con immaginari popoli di diverso sentimento religioso che si fossero insediati in quei territori, dando vita a contese ed avanzando pretese!
La pretesa “simil filistea” su quelle terre avrebbe lo stesso fervore e lo stesso spessore?
Duole che, ancora, dopo l’Olocausto, se ne stia ancora a parlare!





