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PER GLI STATI UNITI D’EUROPA

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L’attuale Unione Europea è una banca e un mostro burocratico opprimente e insulso; è un pasticcio giuridico che si regge su trattati; è un’idra dalle molte teste; in politica estera è un megafono della Nato; è l’attuatrice delle politiche del capitale finanziario; è la propugnatrice di ideologie (woke, green, climatiche e via discorrendo) che collidono con la realtà.

In buona sostanza l’attuale Unione Europea è tutto fuorché quello che doveva e dovrebbe essere, ossia una Federazione di Stati che delegano una parte della loro sovranità in alcune materie generali, quali, ad esempio, difesa, politica estera, intelligence e mantengono intatta la loro sovranità per quanto riguarda le politiche interne.

Perché l’Unione Europea sia quello che doveva e dovrebbe essere è necessario che sia un’unione nella diversità e non un’omologazione ideologica.

Un’Unione Europea che voglia essere un soggetto geopolitico e non un burosauro impazzito non deve trascendere e non deve escludere gli assetti democratici dei singoli Paesi.

L’esempio più concreto a portata di mano di come dovrebbe essere l’Unione Europea è quello degli Stati Uniti d’America.

Riprendo da un articolo di Guerino D’Ignazio (professore ordinario di Diritto Pubblico Comparato) alcune considerazioni sul sistema degli Usa.

“La notevole varietà delle forme di governo è la principale caratteristica del quadro istituzionale dei poteri locali negli Stati Uniti. Le forme di governo non seguono un modello uniforme, non sono disciplinate da un’unica legislazione, ma tendono ad essere adottate secondo schemi molto flessibili, che si adattano alle caratteristiche economiche, sociali e territoriali delle comunità locali. La possibilità di modificare la forma di governo, in virtù di un ampio sistema di autonomia, determina anche un continuo evolversi dei modelli organizzativi e viene incoraggiato un processo continuo di trasformazione e di adeguamento alle diverse realtà locali, che rende, a sua volta, dinamico l’intero assetto istitu­zionale[1]. L’analisi delle forme di governo è estremamente complessa soprat­tutto per l’ampia gamma di soluzioni che, potenzialmente, è possibile adottare, in quanto la competenza organizzativa-istituzionale dei governi locali è affidata ai vari stati membri della federazione. Sono gli stati a detenere, infatti, in base al decimo emendamento della Costituzione federale, i cosiddetti “poteri resi­dui”, cioè tutti i poteri che non sono delegati al governo federale e che non sono espressamente negati agli stessi stati. Dal momento che la Costituzione non menziona affatto il governo locale, ne deriva che il sistema giuridico-istituzio­nale dei poteri locali viene a dipendere completamente dalla legislazione dei vari stati[2]. Potenzialmente, il governo locale potrebbe essere regolamentato in cinquanta modi diversi per quanti sono gli stati; inoltre, anche all’interno dei vari stati, si possono verificare notevoli differenziazioni in quanto i poteri locali hanno un diverso grado di autonomia, che permette loro anche la scelta della forma di governo ritenuta più adatta alle esigenze della comunità. La compe­tenza di poter scegliere la forma di governo mette in risalto una delle caratteri­stiche principali del sistema federale statunitense[3] e cioè la divisione funzionale dei poteri e l’ampia autonomia degli stati in molte materie. Il decentramento politico negli Stati Uniti è chiaramente delineato nella Costituzione federale e la divisione netta del potere tra i due livelli di governo, quello federale limitato ai suoi poteri delegati e quello statale ampio ed indeterminato, aveva, nelle in­tenzioni dei “Padri fondatori” della Costituzione, lo scopo di fornire ampie ga­ranzie contro i potenziali abusi del potere centrale”[4].

Nella Costituzione degli Stati Uniti d’America, varata il 15 settembre 1787, è scritto: “Noi, Popolo degli Stati Uniti, allo Scopo di realizzare una più perfetta Unione, stabilire la Giustizia, garantire la Tranquillità interna, provvedere per la difesa comune, promuovere il Benessere generale ed assicurare le Benedizioni della Libertà a noi stessi ed alla nostra Posterità, ordiniamo e stabiliamo questa Costituzione per gli Stati Uniti d’America.

 Articolo 1 –

Sec. 1 – Di tutti i poteri legislativi qui concessi sarà investito un Congresso degli Stati Uniti che consisterà di un Senato e di una Camera dei Rappresentanti.

Sec. 2 – La Camera dei Rappresentanti sarà composta di Membri scelti ogni due anni dal popolo dei diversi Stati, ed in ciascuno Stato gli Elettori dovranno avere i requisiti richiesti per essere Elettori della camera più numerosa del Legislativo dello Stato.

Non può essere Rappresentante chi non abbia compiuto l’età di 25 anni, non sia da sette anni cittadino degli Stati Uniti, ed al momento delle elezioni non sia abitante nello Stato in cui viene eletto. I rappresentanti e i tributi diretti saranno ripartiti tra i diversi Stati che facciano parte di questa Unione, in proporzione alla loro rispettiva consistenza numerica […].

Sec. 8 Il Congresso avrà il potere:

Di fissare e riscuotere tasse, diritti, imposte e dazi, di pagare i debiti [pubblici] e provvedere alla difesa comune e al benessere generale degli Stati Uniti; ma i diritti, le imposte e i dazi saranno uniformi in tutti gli Stati Uniti;

Di prendere danaro in prestito sul credito degli Stati Uniti;

Di regolare il commercio coi Paesi stranieri, tra gli Stati e con le tribù indiane;

Di stabilire una disciplina uniforme della Naturalizzazione, e leggi uniformi in materia di fallimento in tutti gli Stati Uniti;

Di battere moneta, di regolare il valore di questa e delle monete straniere, e di fissare lo standard dei pesi e delle misure;

Di provvedere a punire la contraffazione dei titoli e della moneta corrente degli Stati Uniti;

Di stabilire Uffici postali e Linee postali;

Di promuovere il progresso della scienza e delle arti utili, assicurando per periodi limitati di tempo agli Autori ed agli Inventori il diritto esclusivo sui loro scritti e scoperte;

Di costituire Tribunali inferiori alla Corte suprema;

Di definire e punire gli atti di pirateria e fellonia compiuti in alto mare e le offese contro il Diritto delle Genti;

Di dichiarare guerra, di concedere licenze di preda e di rappresaglia, e di stabilire regole sulle prede in terra e in mare;

Di reclutare e mantenere eserciti, ma nessun tipo di acquisizione di danaro a tal fine potrà esser votato per un termine più lungo di due anni;

Di creare e mantenere una marina militare;

Di stabilire regole per l’amministrazione e il governo delle forze militari di terra e di mare;

Di provvedere a convocare la Milizia per l’esecuzione delle leggi dell’Unione, per reprimere insurrezioni e respingere invasioni;

Di provvedere a organizzare, armare e disciplinare la Milizia e a disporre quale parte di essa sia impiegata al servizio degli Stati Uniti, riservando ai relativi Stati la nomina degli ufficiali e la funzione di addestrare la Milizia in conformità alla disciplina dettata dal Congresso;

Di esercitare in via esclusiva e per qualsiasi caso il potere legislativo in quel Distretto (di non più di dieci miglia quadrate) che, per cessione di alcuni Stati e con l’accettazione del Congresso, diverrà la sede del Governo degli Stati Uniti, e di esercitare eguali poteri su tutti i luoghi acquistati, con il consenso dei corpi legislativi dello Stato in cui si trovano per erigervi fortilizi, magazzini, arsenali, cantieri e altri edifici di necessità [pubblica]; e

Di fare tutte le leggi che saranno necessarie e utili per portare ed esecuzione i poteri predetti e tutti gli altri poteri di cui questa Costituzione investe il Governo degli Stati Uniti od i suoi Dipartimenti e funzionari”.

L’Unione Europea non è alcunché di tutto questo.

La guerra in Ucraina ha fatto esplodere Bruxelles e ha messo a nudo l’inesistenza della sua leadership.

L’Unione Europea, di conseguenza, non è un soggetto geopolitico.

Per esserlo dovrebbe avere una costituzione, che non ha, un governo federale, che non ha, un esercito, che non ha.

Prendiamo, come esempio che ha una sua concreta attualità, la questione dell’esercito europeo.

La guerra tra Russia e Stati Uniti (Nato) condotta per procura da Kiev, ha reso palmarmente evidente come la difesa europea sia il nulla.

Invocare una difesa europea, senza che ci sia uno Stato sovrano europeo, è pura chiacchiera.

Chi potrebbe, oggi, comandare gli attuali eserciti dei vari Stati membri? Un presidente che non c’è? Di uno Stato sovrano federale che non c’è?

Dovessimo entrare in guerra con la Russia (ipotesi, sia chiaro, del tutto fantasiosa) o con qualsiasi altro soggetto statuale, chi dichiarerebbe lo stato di guerra?

Allo stato attuale l’unico soggetto che in qualche modo può coordinare gli eserciti di molti Stati europei è la Nato. L’Unione Europea al massimo può esprimere fervorini, quando non si occupa della misura delle cozze o di vessare gli europei con il green.

L’esercito tedesco, giusto per fare un esempio, è un ferro vecchio arrugginito con una capacità di resistenza di due giorni riguardo al munizionamento.

L’industria bellica europea non ha alcun coordinamento: ogni Paese fa per sé.

Le uniche marine in grado di compiere missioni sono quelle francesi e italiane (l’Inghilterra, come è noto non è più nell’UE).

Si sta riarmando la Polonia, che aspira ad essere il nuovo punto di riferimento della Nato ed è continuamente messa sotto il tiro incrociato della burocrazia UE.

Prendiamo la questione del “fissare e riscuotere tasse, diritti, imposte e dazi”. Come si fa a pensare ad un’Unione Europea quando all’interno di essa ci sono paradisi fiscali come l’Olanda e l’Irlanda? Olanda che ci vuole fare la morale quando è diventata il rifugio fiscale di tutte le società che non intendono pagare le tasse nei loro Paesi d’origine?

Vogliamo continuare?

La conclusione è che per avere un’Unione Europea che sia tale e non un burosauro governato da una élite prona alla finanza internazionale e lontana dagli interessi dei cittadini è necessario rivoltare la stessa Unione come un calzino.

Compito difficile, ma affidato ad una possibile, auspicabile nuova alleanza tra forze politiche che mandi a casa l’attuale che, non solo ha finito il suo tempo, ma ha già fatto sufficienti danni, portandoci sull’orlo del baratro.

 

[1] Nell’ampia bibliografia sul governo locale negli Stati Uniti, cfr. almeno C. Adrian e M. Fine, State and Local Politics, Chicago, 1991, E. Banfield e J. Wilson, City Politics, Cambridge, MA, 1963, e V. Ostrom, R. Bish e E. Ostrom, Il governo locale negli Stati Uniti, Milano, 1984.

[2] La distribuzione dei poteri nel sistema federale statunitense determina una competenza statale vasta e generale, che trova un limite soltanto nei poteri che la Costituzione attribuisce direttamente al governo federale. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha sempre interpretato il decimo emendamento in modo molto rigido ed a vantaggio dei poteri degli stati. Il governo federale ha avuto, pertanto, una presenza molto esigua nella politica interna degli stati, limitando le sue competenze soprattutto alla difesa nazio­nale e alla politica estera. In fondo, è stata mantenuta l’impostazione che James Madison già prevedeva nel Federalist, all’epoca della Convenzione di Filadelfia in cui si doveva approvare la Costituzione degli Stati Uniti, quando sosteneva che “i poteri delegati dalla Costituzione al governo federale saranno pochi e definiti … . Essi saranno esercitati su questioni riguardanti gli affari esteri, come la guerra, la pace ed il commercio internazionale. I poteri riservati ai molti stati si estenderanno su tutti le questioni, che riguar­dano la vita, la libertà, la proprietà delle persone, l’ordine interno, lo sviluppo e la prosperità dello stato”. Essay n. 45, Cleveland, 1961, p. 313.

[3] Per una analisi del sistema federale statunitense si veda almeno K. C. Wheare, Federal Government, London, 1961, D. Elazar, American Federalism: A View from the States, New York, 1972, e A. Wil­davsky, American Federalism in Perspective, Boston, 1971.

[4] Del resto anche Tocqueville nel suo Democracy in America (New York, 1945), all’epoca del suo viaggio negli Stati Uniti nel 1831, metteva in risalto come gli Stati Uniti avessero un governo centrale ed una varietà di governi sub-nazionali, che costituivano una barriera contro una eventuale tirannia a livello centrale. In questo modo nessun leader e nessun partito avrebbe potuto tenere sotto controllo i vari governi locali. Il sistema federale, d’altra parte, offriva la possibilità di mantenere l’unità della nazione, senza arri­vare all’uniformità e l’ampia autonomia delle amministrazioni locali e la loro diversità sarebbero dovute essere in grado, secondo Tocqueville, di scongiurare i pericoli e le degenerazioni, a volte, radicati nello stesso sistema democratico. Anche G. Freddi (“Governo locale e intervento socio-economico negli Stati Uniti: discontinuità politiche e proprietà permanenti di un assetto istituzionale”, in Studi parlamentari e di politica costituzionale, 1983) nota come la divisione dei poteri in senso spaziale in un sistema federale come quello statunitense è tale da fornire, rispetto ad uno stato unitario, maggiori garanzie contro gli eventuali abusi del potere centrale. Infatti, il pluralismo territoriale, diffondendo il potere e controllandolo per linee verticali, tende ad orientarsi verso il valore della libertà in un contesto di democrazia partecipativa (p. 37).

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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