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Opposizioni? No. Rosiconi anti Stato

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Ormai la sinistra non è all’opposizione del Governo, ma del Paese

Definire il viaggio di Giorgia Meloni una fuga lunga migliaia di chilometri per nascondere le crepe nel Governo e rispondere alla crisi economica provocata dal suo amico Trump, senza aiutare davvero famiglie e imprese, è inqualificabile demagogia di bassa lega, degna di logiche da angiporto.

Il partito trasversale della Alleanza della Sfiga incarna il Lumpenproletariat, termine della teoria marxista che indica il “proletariato straccione” o sottoproletariato: lo strato più basso e marginalizzato della società, spesso descritto come privo di coscienza di classe e incline a essere sfruttato dalle forze reazionarie piuttosto che partecipare alla lotta rivoluzionaria di classe.

La parola combina il tedesco Lumpen (che significa “stracci”, “cenci” o, per estensione, “straccione”, “feccia”, “canaglia”) con Proletariat (termine di origine francese usato nel marxismo per indicare la classe operaia industriale che vende la propria forza lavoro) ed evoca una massa passiva e in decomposizione.

Nel marxismo classico, il proletariato è la classe rivoluzionaria: gli operai industriali salariati che, attraverso il loro lavoro collettivo e lo sfruttamento condiviso, sviluppano una coscienza di classe e hanno il potenziale per rovesciare il capitalismo.

Il Lumpenproletariat, al contrario, è distinto come marginale, che vive delle “briciole” della società attraverso mezzi irregolari e tende verso l’individualismo, l’opportunismo o a essere corrotto come strumento di controrivoluzione.

Dal Manifesto del Partito Comunista: «La “classe pericolosa”, la feccia sociale, quella massa passivamente putrefatta gettata fuori dagli strati più bassi della vecchia società, può qui e là essere travolta dal movimento di una rivoluzione proletaria; le sue condizioni di vita, tuttavia, la preparano molto di più a fungere da strumento corrotto di intrighi reazionari».

Che i rappresentanti del Lumpenproletariat possano sbraitare non ci sorprende, Lumpen sono e Lumpen restano.

Quella che va stigmatizzata è la posizione del PD, che rincorre le logiche Lumpen, associandole a quelle radical chic, in una mix che non è anti governativo, ma anti Stato democratico.

Spiegare a Elly Schlein cosa sia l’analisi marxista della società è impresa impossibile anche per un acuto intellettuale come Massimo D’Alema, ma non è impossibile sottolineare che le sue posizioni sono anti italiane e si allineano a quelle del Lumpenproletariat, in una mistura che fa della sinistra un veleno anti nazionale insopportabile.

Elly Schlein ha definito la visita nei Paesi arabi di Giorgia Meloni come esempio di subalternità a Trump che sta facendo solo danni e le famiglie e le imprese sono in bolletta.

“Con il suo viaggio nei Paesi arabi Giorgia Meloni – ha detto la segretaria del PD – cerca di fare un’operazione d’immagine, l’ennesima: vuole raccontare una presidente che torna ‘operativa’ dopo la sconfitta tremenda al referendum, mentre in realtà il suo governo è nel caos, tra scandali e dimissioni una dietro l’altra. È una corsa a tenere insieme i pezzi. Ma la verità è che questo governo è politicamente finito”.

E lo è anche “per la sua scelta di stare completamente piegati su Donald Trump”, rincara il capogruppo del M5S al Senato, Luca Pirondini.

Che il M5S, esempio preclaro del trasformismo, che lo ha portato da anticasta a casta, trasformando Grillo in Conte e un movimento in un partito doroteo, possa parlare di Trump, dopo che Conte è andato a cena con l’amico di Trump qualche giorno fa, vien da ridere. Non era Trump che lo chiamava “l’amico Giuseppi”?

Ed eccoci giunti alle parole alate di AVS.

Un viaggio nel Golfo per distogliere l’attenzione dai guai interni, è la lettura di AVS: “È imbarazzante vedere Giorgia Meloni in giro con il cappello in mano di fronte a emiri e padroni di gas e petrolio di varia natura – denuncia Nicola Fratoianni – cercando di mettere 4.200 chilometri fra lei e i disastri che combinano i suoi ministri e sottosegretari”.

Gli fa eco Angelo Bonelli dei Verdi: “Meloni va dai signori del petrolio, a partire dall’Arabia saudita, invece di sostenere le imprese italiane”.

Per Riccardo Magi di +Europa, “il governo è alla ricerca di soluzioni senza avere una strategia”, ma +Europa, bisogna sempre ricordarlo, è in simbiosi con George Soros, la qual cosa con gli interessi nazionali italiani ha ben poco a che fare, salvo che non siano quelle delle Ong finanziate dal miliardario sedicente filantropo.

Non a caso cominciamo a ritrovare il lume della ragione con Carlo Calenda, il quale plaude al viaggio di Meloni e lo definisce “un’ottima iniziativa”.

Da Italia Viva arriva un mezzo credito di fiducia: “Siamo all’opposizione del governo, non del Paese: operare per la nostra sicurezza economica ed energetica merita apprezzamento”, è la premessa di Enrico Borghi, vicepresidente di Italia Viva.

Perfetto: si può essere all’opposizione di un governo, ma non del proprio Paese.

Giorgia Meloni risponde impassibile al Lumpen e ai seguaci del Lumpen.

“In Patria come all’estero – ha detto la Meloni – ho una sola bussola e cioè la difesa dell’interesse nazionale. Il nostro obiettivo – prosegue – non è quello di fare testimonianza ma abbiamo voluto dare un messaggio di solidarietà verso nazioni amiche e dare una mano ad affrontare problemi e difendere gli interessi nazionali. Quando nel Golfo cresce l’instabilità ne risentono anche i costi dell’energia, le imprese, il lavoro e in ultima istanza il potere di acquisto delle famiglie. Il Golfo è attore fondamentale del mercato energetico mondiale e se qui la produzione si contrae o si ferma il prezzo aumenta per tutti. Il solo Qatar copre il 10% del fabbisogno italiano di gas e l’area del golfo garantisce il 15 per cento del petrolio che ci serve. Ed è per questa ragione che sto qui. In un Mondo più instabile, proteggere l’interesse nazionale significa anche e soprattutto costruire relazioni solide con partner affidabili nei luoghi che incidono sulla nostra sicurezza e la nostra prosperità”.

Giorgia Meloni riferirà giovedì prossimo alle 9 alla Camera e alle 12 al Senato sull’azione del governo. Sarà un resoconto ad ampio raggio, dallo stato di salute del governo alla situazione internazionale, e non sarà messo ai voti come succede con le comunicazioni. Dopo l’intervento della premier, ogni gruppo avrà 10 minuti per la discussione.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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