Home Opinioni NINFA, SERMONETA E IL VIVAVIO DELLE CLASSI DIRIGENTI I CAETANI, HOWARD, MARKEVITCH...

NINFA, SERMONETA E IL VIVAVIO DELLE CLASSI DIRIGENTI I CAETANI, HOWARD, MARKEVITCH E IL SEQUESTRO MORO

0

di Giovanni Fasanella

“Oligarca per caso”, l’autobiografia di Giuseppe De Rita


Non ho ancora letto “Oligarca per caso”, l’autobiografia di Giuseppe De Rita, scritta insieme al giornalista Lorenzo Salvia per la casa editrice Solferino. Ma mi ha colpito l’anticipazione del Corriere della Sera, un’intervista di Federico Fubini allo stesso De Rita. Il sociologo concepì il Censis, la sua creatura, durante un soggiorno estivo a Sermoneta, «nel castello dell’americanissima contessa Margherita Caetani, divenuta italiana avendo sposato il duca Roffredo, signore di quella rocca», racconta Fubini nelle righe di presentazione dell’autore.
Ma questo è niente, sentite il resto: «In seguito», scrive ancora Fubini, «i Caetani avrebbero avuto un ruolo mai del tutto chiarito nel tentativo di salvare Aldo Moro. Ma allora, nell’immediato dopoguerra, nel castello si tenevano corsi per ragazzi e ragazze liceali organizzati dall’educatore e poeta Cecopre Barilli. Quell’uomo e quel luogo deviarono il corso della vita di De Rita. A Sermoneta si cantava, si ballava, si discuteva. Si gettavano – un po’ senza saperlo, un po’ volendolo – le basi di una classe dirigente. De Rita la chiama un’oligarchia: ma virtuosa».
Siamo ancora all’antipasto, per così dire. Ecco che cosa viene dopo:
FUBINI: Voi teenager del ’51, dice lei, eravate ancora tutti «semifascisti». Che significa?
DE RITA: «Al liceo un po’ di qualunquismo lo avevamo respirato. Cecopre lo capì e la prima sera ci fece trovare un reduce di Auschwitz, a raccontare. Sermoneta era organizzata da un misterioso Movimento di collaborazione civica. Non so se fosse una creazione angloamericana per insegnare la democrazia alle nuove leve. So che era uno spazio di circolazione orizzontale: nel Movimento c’era un comunista come Franco Rodano, che poi scriveva pezzi dei messaggi natalizi di Pio XII, o un futuro segretario della Dc come Guido Gonella. Impensabile oggi».
FUBINI: Della Caetani si diceva fosse una spia americana. Durante il sequestro Moro arrivarono a Roma l’agente di Londra Hubert Howard, che era suo genero, e un sospetto dirigente del KGB, il direttore d’orchestra Igor Markevitch, anche lui imparentato con i Caetani.
DE RITA: «Furono immessi nel circuito per salvare Moro, probabilmente erano vicini a un accordo per portarlo in Vaticano. E invece no, lo ammazzano e glielo lasciano proprio in via Michelangelo Caetani, altro esponente della famiglia, sotto la lapide del Centro studi italo-americano, anche quello creatura della principessa Caetani. E’ possibile che lo sfregio non fosse verso il Pci, la cui sede stava a 50 metri, o verso la Dc, che stava a 150 metri. Era ai Caetani».
FUBINI: Che senso avrebbe avuto?
DE RITA: «Nessuno mi leva dalla testa che nel delitto Moro ci fosse molto più fascismo che comunismo. Che ci fosse un rigurgito d’anteguerra. Una sorta di qualunquismo antiamericano». (…)
Interessante, vero? Inutile che vi dica le ragioni per le quali mi precipiterò a leggere l’autobiografia di De Rita. Chi mi segue da qualche anno, sa quanto ho scritto sull’argomento, prima per Einaudi e poi per Chiarelettere. Ma ne riparleremo. A prestissimo.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Fan più attivo

Sandro Fon

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui