
Non ho volutamente commentato i fatti di Minneapolis, perché non ritengo affatto attendibili le ricostruzioni pubblicate dai media.
Intendiamoci, non ho informazioni più credibili e la mia diffidenza è di default, purtroppo la stampa nostrana non è più affidabile e questo mi pare ormai evidente.
Una considerazione però vale la pena farla.
In Texas gli arresti operati dall’ICE sono 25 volte più numerosi del Minnesota eppure non si verificano nè uccisioni, nè proteste di massa.
Stiamo parlando di uno Stato che come il Minnesota è amministrato dai democratici, la sola differenza è che l’amministrazione texana, al contrario di quella del Minnesota, non è inquisita per aver occultato oltre 9 miliardi di dollari di fondi pubblici, inchiesta avviata dalla amministrazione Trump.
Insomma, pensare che qualcuno molto in alto a Minneapolis, abbia tutto l’interesse a soffiare sul fuoco, aizzando una parte della popolazione contro la polizia federale, per annacquare e coprire le proprie responsabilità in una colossale ruberia ai danni dello Stato, non è poi così assurdo.
Va comunque considerato che prima dell’intervento dell’ICE, la quale non è una novità e fu largamente utilizzata con gli stessi metodi anche da Obama, Minneapolis era una delle città più pericolose degli Stati Uniti, e viene davvero strano credere che oggi all’improvviso il pericolo per i cittadini sia costituito dagli organi di polizia.
L’ultima considerazione riguarda il tipo di reazione che normalmente gli USA adottano nei casi di città nelle mani della delinquenza, che è storicamente tutt’altro che morbida.
Anni fa il vecchio Cuomo da sindaco di New York assunse nella polizia locale tantissimi agenti, in particolare ispanici, reclutati proprio tra le frange più violente della società, gente abituata ad avere a che fare con le bande criminali.
Il risultato fu un’azione di polizia molto dura e determinata che sollevò l’indignazione popolare ma in breve rese New York molto più sicura, al punto che Cuomo fu addirittura preso ad esempio nel mondo.
Detto questo, dai video dei due eventi di Minneapolis su evincerebbe abbastanza chiaramente che siano stati due evidenti omicidi, indipendentemente dalle ragioni addotte per giustificarli.
Sono però anche convinto che il clima di tensione esistente a Minneapolis sia stato creato ad arte per caricare come molle un manipolo di esagitati, incuranti del fatto che negli USA da sempre in caso di pericolo percepito, la polizia non si comporta come da noi, e prima spara, poi chiede i documenti, gli americani questo lo sanno benissimo.
Comunque, non è la prima volta che accade tutto ciò in USA, e in quasi tutti i casi precedenti la giustizia americana non è mai stata tenera nei confronti della polizia ritenuta responsabile di aver abusato dei suoi poteri.
Raramente però abbiamo assistito a manifestazioni di piazza prima dei processi, e quando queste sono avvenute, il caso Floyd nè è un esempio, c’è sempre stata la regia di una parte politica interessata a destabilizzare l’amministrazione.
Ora, le proteste popolari in america non mi interessano più di tanto, sono molto più interessato alla situazione italiana, e al limite a quella europea, mi pare che di argomenti da discutere ce ne siano in abbondanza senza andare a guardare quelli degli altri. Seguirò tuttavia con interesse gli sviluppi, soprattutto quelli processuali che faranno probabilmente luce sull’intera vicenda.





