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MACRON, IL “SABOTATORE” ELEGANTE

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di Marco Pugliese

L’Europa, quella vera, non è mai stata un salotto buono ma una sala d’attesa per chi comanda. E chi prova a comandare, oggi, porta un nome: Macron. Il presidente francese ha capito che la guerra del XXI secolo si combatte con i porti, le rotte e i dati. E se l’Italia sogna di tornare rilevante, allora va colpita. Con eleganza, certo. Ma va colpita.

Roma propone il suo asse con l’India, vorrebbe che le merci della Via del Cotone passassero da Genova o Taranto. Macron, da buon stratega, abbraccia Modi in pubblico e in privato gli offre Marsiglia. «Più affidabile, più snella, più europea», gli sussurra. E con quella mossa, tenta di sfilare all’Italia miliardi in scambi commerciali, posti di lavoro e influenza diplomatica. Ogni container che attracca in Provenza è un’opportunità che l’Italia perde. Altro che Mediterraneo allargato: qui si gioca al Risiko marittimo, e noi siamo le pedine. Primo colpo.

Meloni prova a portare a Roma l’incontro con l’ex presidente USA, trasformandolo in un segnale politico fortissimo: l’Italia come snodo occidentale, nuovo ponte tra Washington e Nuova Delhi. Ma Parigi si muove dietro le quinte, fa pressioni su Bruxelles per rallentare, depotenziare, magari sabotare. “Meglio a Bruxelles”, dicono con aria da buoni europei. In realtà, è solo un modo per non far contare troppo l’Italia. Secondo colpo.

Trump chiede un trattamento fiscale favorevole per i big tech USA. Meloni annuisce. Macron si oppone. Ma non per difendere l’Europa. No. La Francia incassa già più di 600 milioni l’anno con la digital tax, e vuole tenere il controllo sui flussi digitali. Se l’Italia si allinea troppo agli americani, rischia di rompere l’asse franco-tedesco, e questo per l’Eliseo è un peccato capitale. Meglio tagliare le gambe a Roma prima che inizi a correre. Terzo colpo.

Gli americani guardano a Taranto e Gioia Tauro come hub strategici. Macron propone invece corridoi industriali che escludono l’Italia, rafforzando l’asse con la Germania. Vuole tenere il Sud sotto-uso e sotto-finanziato. Vuole che l’Italia resti un partner, sì, ma subalterno. Simpatico, pittoresco, magari utile per un G7 a Borgo Egnazia. Ma non decisivo. Quarto colpo.

Macron non sabota per dispetto. Sabota per strategia. Non vuole distruggere l’Italia, vuole renderla irrilevante. L’Italia sogna di tornare centrale, ma continua a giocare da provinciale in una partita da imperi. E mentre noi celebriamo l’abbraccio con Modi, la Francia ci sfila il tappeto da sotto i piedi.

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  • Redazione

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