
di Paolo Falconio*
In Italia il 62% della popolazione e contraria al riarmo. Lo è perché nella sua percezione non esiste una minaccia russa e l’Europa armandosi vuole trascinarci verso l’apocalisse di un conflitto aperto con la Russia. È singolare che in Spagna solo il 35% è contrario in Francia il 31%, in Germania il 27% infine in Polonia solo il 17%.
Nel formarsi di questo convincimento italiano ci sono due errori di fondo. Il primo è che l’Europa non vuole la guerra con la Russia. Il riarmo avverrà gradualmente nell’ arco di almeno 5 anni (la Commissione prevede una end date al 2030) ed ha funzione di deterrenza rispetto ad una Russia che è minacciosa.
L’ esigenza nasce da anni di riduzione delle capacità militari dovute al fatto che non si ritenevano più possibili guerre con avversari di primo livello. Quindi si tratta semplicemente di avere delle forze che siano in grado di difendere il territorio Nazionale e fungere appunto da deterrente rispetto ad eventuali ulteriori aggressioni.
Forse si è usato un lessico sbagliato, sarebbe stato meglio definirlo “piano di ripristino delle capacità di difesa nazionale”. Il secondo punto riguarda la percezione della minaccia. Nessuno crede che l’uragano rosso (o dovrei dire russo) invada Paesi Nato sul fronte est del calibro della Polonia.
Almeno ad oggi è solo uno scenario per analisti. Il problema è che la percezione della minaccia dell’uomo comune, non è la valutazione della minaccia fatta degli esperti. Non possiamo rimanere con i fiori in mano con una Russia forte di 1.500.000 di uomini e capacità navali e aeree largamente intatte. Una super potenza nucleare con 1.600 testate operative.
Il fatto che noi si debba guardare al mediterraneo allargato non ci esenta dalla minaccia, perché i russi sono in armi in Libia, sono nel Sahel e già conducono quotidianamente azioni di guerra ibrida con attacchi cyber (vedi hackeraggio delle ASL). E molte di queste azioni sono state intraprese prima che il conflitto ucraino scoppiasse.
Forse tra qualche anno, se si dovesse risolvere il conflitto ucraino, sarà possibile riprendere un dialogo di sicurezza con Mosca, ma la verità è che al momento, a priori dell’impegno americano che io credo rimarrà, l’Europa deve mandare un messaggio chiaro: non saremo prede facili, non fatevi illusioni.
Questa si chiama deterrenza, non guerra di aggressione. Siamo in un periodo di cambiamenti, caratterizzato da nubi e narrazioni che io reputo sbagliate. Tutti vorremmo che la tensione svanisse e l’ombra della guerra fosse scacciata. Ma finché ci saranno nubi pesanti sopra di noi, dobbiamo essere pronti alla tempesta.
*SEI Consejo Rector de Honor y Conferenciante presso Siciedad de Estudios Internacionales





