di Nino Orlandi
Il Consiglio superiore della magistratura ha archiviato ieri l’altro pomeriggio, al termine di un dibattito estenuante, la pratica aperta nei confronti di Marco Patarnello, il magistrato divenuto famoso per aver scritto in una mail che l’azione del presidente del Consiglio, dell’intero governo e della maggioranza parlamentare di centrodestra sarebbe “pericolosa” e da “combattere” con un’azione unitaria dell’intera magistratura.
Patarnello definì Giorgia Meloni “più pericolosa del Cav” perché non aveva problemi giudiziari e quindi non era ricattabile.
Ovviamente ho fiducia nel CSM.
Praticamente, in Italia un giudice può dire che l’azione del presidente del Consiglio, dell’intero governo e della maggioranza parlamentare di centrodestra è “pericolosa” e da “combattere” con un’azione unitaria dell’intera magistratura.
E ciononostante può restare tranquillamente a fare il giudice “imparziale”, perché i suoi colleghi del CSM ritengono che quelle affermazioni non siano incompatibili con il suo ruolo.
Ovviamente si continua a pensare che il popolo italiano nutra ancora, come vorrebbe, fiducia incondizionata. Come pure qualcuno pensa che nessuno ricordi la cosa in un eventuale referendum riguardante la giustizia.
Non è un problema che quanto è stato detto detto fosse contro la Meloni, la cosa sarebbe stata grave a prescindere.




