
di Roberto Mauriello
Era ed è chiaro a chiunque, dotato di comune buon senso, che il fenomeno dell’immigrazione incontrollata avrebbe portato a dei seri problemi di convivenza civile e sociale, soprattutto con l’arrivo di popolazioni distanti anni luce da noi per cultura, religione, usi e costumi, creando delle aree di emarginazione e fenomeni di criminalità incontrollabili. Tranne, ovviamente, ai soloni della sinistra, forti del loro apriorismo metafisico di stampo manicheo. Novelli narcisi, infatti, hanno sempre adattato e violentato la realtà sottomettendola ai loro teoremi. E, se non riuscivano, tanto peggio per la realtà. Nella loro ciclopica ignoranza, e nella loro titanica presunzione, non hanno mai sentito parlare, oppure hanno voluto completamente ignorare, la Scuola di Chicago e suoi studi di sociologia.
Questa scuola, con l’istituzione di un dipartimento appositamente creato per gli studi sociologici presso l’Università di Chicago, tra la fine del xix secolo e l’inizio del xx, è nota per l’approccio pragmatico a questa scienza, con indagini sul campo, interviste, statistiche, studi sugli aggregati umani, uscendo dalle aule universitarie e operando tra la gente. In Europa, invece, fiorivano scuole di pensiero, intorno a grandi figure come Durkheim, Pareto, Weber, anche se uno degli esponenti della scuola nordamericana, Robert Park, si recò in Germania, tra il 1899 e il 1903, dove seguì i corsi di Simmel a Berlino.
Tra gli esponenti più noti bisogna ricordare, oltre al già citato Park, Albion Small, fondatore dell’ American Journal of Sociology”, William Thomas, Thornstein Veblen, William Sumner, autore di Costumi di gruppo, 1906. In questo lavoro l’autore analizza l’arrivo dei nuovi immigrati, non più provenienti dal mondo germanico o anglosassone, completamente estranei alla cultura statunitense. L’immigrazione ha ritmi elevatissimi, le differenze di lingua, cultura, tradizione sono rilevanti, dando luogo a gravi problemi di integrazione e civile convivenza. Sumner mette a punto il concetto di etnocentrismo. Ogni gruppo si chiude in se stesso, esaltando i propri valori, e svalutando gli altri e la loro cultura. Nascono, così, le Chinatown, le Little Italy, etc., proprio come oggi esistono le banlieue, vero e proprio fallimento delle sconsiderate politiche migratorie transalpine, e situazioni analoghe in tanti altri stati europei.
La situazione diventa sempre più delicata. Si stanno piantando i semi per future tensioni a sfondo etnico-razziale, che, nel tempo, potrebbero sfociare in scontri e persino in una guerra civile.





