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LIBANO, L’IGNAVIA IMPOTENTE DELL’ONU

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Nella vicenda che vede Israele combattere gli Hezbollah in territorio libanese, vanno considerati due elementi principali.

Il primo è che il Libano è uno Stato praticamente fallito da tempo, con un esercito minimale e male armato, incapace di fare qualsiasi azione di contenimento degli Hezbollah.

Il secondo riguarda la costituzione di una buffer zone, una fascia di sicurezza compresa tra il confine con Israele (la cosiddetta ‘blue line‘, che va dal mare fino al confine della Siria) e, a nord, il fiume Litani, che viene preso come riferimento settentrionale per questa fascia che era ed è ancora di responsabilità delle Nazioni Unite.

La buffer Zone o zona cuscinetto dovrebbe essere una zona smilitarizzata nella responsabilità dell’Onu, dove non dovrebbero esserci israeliani e tanto meno militanti di Hezbollah.

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La buffer zone è quella colorata in rosa.

La zona cuscinetto è la conseguenza della “Risoluzione 425”, adottata in data 19 marzo 1978 da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a seguito dell’invasione del Libano da parte di Israele (marzo 1978). Con questa Risoluzione è nata anche la missione UNIFIL.

Come ben spiega il Ministero della Difesa italiano, successive Risoluzioni hanno prorogato, con cadenza semestrale, la durata della missione.

A seguito di un attacco alle Israeli Defence Force (IDF), avvenuto il 12 luglio 2006, a Sud della Blue Line nelle vicinanze del villaggio israeliano di Zar’it, da parte di elementi Hezbollah, vennero uccisi otto soldati israeliani mentre altri sei vennero feriti e due catturati da dette milizie. Al rifiuto della richiesta di rilascio, Israele iniziò una campagna militare in Libano mirata ad annientare le milizie di Hezbollah ed altri elementi armati; in conseguenza di ciò, milizie Hezbollah condussero degli attacchi contro infrastrutture civili israeliane nel Nord di Israele. L’escalation delle ostilità portò le IDF a condurre una vasta campagna militare nel Nord della Blue Line contro le milizie armate di Hezbollah.

Le ostilità sono cessate dopo 34 giorni  con la Risoluzione  n. 1701 dell’11 agosto 2006, con la quale si sanciva la cessazione delle ostilità a partire dal 14 agosto 2006.

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Le forze italiane di Unifil oggi

Nel settore opera dal 2006 un contingente che ora si è assestato sui 10mila uomini, forniti da circa 50 Paesi dell’Onu, e l’Italia in questo momento supera i mille uomini e donne, più una serie di mezzi e di equipaggiamenti militari che servono per supportare l’attività.

Nel settore, che dovrebbe essere smilitarizzato e sottoposto a controllo Onu, nel tempo si è insediato, sotto il naso di Unifil, un vero e proprio esercito del “Partito di Dio”, ossia Hezbollah.

Hezbollah era, fino a pochi giorni fa, la più importante forza paramilitare del mondo arabo, con una rigida struttura interna.

Il gruppo sostiene di avere centomila affiliati, ma fonti indipendenti abbassano la cifra tra le ventimila e le 50mila unità.

Secondo il Center for strategic and international studies di Washington, l’arsenale di Hezbollah – molto più sofisticato e numeroso di quello di Hamas – comprende dai 120mila ai 200mila tra razzi e missili. Si tratta soprattutto di piccoli razzi, ma ha a disposizione anche missili capaci di colpire in profondità nel territorio israeliano oltre che missili antiaerei e antinave. La maggior parte delle munizioni è fabbricata in Iran, Russia o Cina e arriva al gruppo attraverso l’Iran o la Siria.

Hezbollah è a tutti gli effetti un braccio armato dell’Iran.

Alla fine del 2023 il governo statunitense ha stimato che i finanziamenti di Teheran a Hezbollah si aggirano intorno ai 660 milioni di euro all’anno.

Ora, la domanda conseguente a quanto sin qui scritto è la seguente: cosa ha fatto l’Onu dal 1978 ad oggi con la sua Unifil se nel territorio cuscinetto sono arrivati indisturbati gli Hezbollah che sono riusciti persino a scavare tunnel che passano oltre il confine con Israele?

L’ignavia e l’impotenza dell’Onu sono evidenti e non più giustificabili.

E’ del tutto evidente che l’attuale situazione è in gran parte dovuta al fallimento delle missioni Onu, con il Palazzo di Vetro che è ormai la sede di montagne di chiacchiere inconcludenti e impotenti.

Va così che oggi si ripete quanto è avvenuto in passato, ma con una determinazione israeliana che pare puntare a chiudere definitivamente la partita.

Ieri, come riporta Ynet, il portavoce dell’Idf, il tenente colonnello Avihai Adrai, ha inviato un avvertimento in arabo agli abitanti del Libano meridionale invitandoli a “evitare di stare in mare o sulle spiagge da ora fino a nuovo avviso”.

“L’Idf – avrebbe detto Avihai Adrai – non ha interesse a farvi del male. Rimanere sulle spiagge nell’area a sud del fiume Havali mette in pericolo la vostra vita”.

Sempre ieri, come confermano le forze armate israeliane (Idf), più di 120 obiettivi di Hezbollah nel sud del Libano sono stati bombardati nell’arco di un’ora.

Le Idf danno notizia di un’ “operazione aerea su vasta  scala” nel sud del Paese dei Cedri. “Cento jet dell’Aeronautica militare – fanno sapere – hanno attaccato per un’ora più di 120 obiettivi terroristici di unità  dell’organizzazione terroristica di Hezbollah”, compresi “obiettivi  della forza Radwan” e “il quartier generale dell’intelligence di  Hezbollah nel sud del Libano”.

Se l’Onu avesse fatto quello che dichiara nelle sue inutili Risoluzioni, oggi non saremmo arrivati a questo punto.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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