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L’EUROPA “DE NOANTRI”

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di Bruno Chiavazzo
Questa foto l’ho scattata stamattina vicino casa mia a Roma. Una sfilza di cartelloni pubblicitari arrugginiti per i manifesti elettorali per le elezioni del Parlamento Europeo. Neanche un manifesto affisso, una desolazione com’è desolante questa campagna elettorale.
La verità è che ai politici e ai partiti italiani non gliene frega nulla dell’Europa. E’ sola una scusa per contarsi nella speranza di raggranellare qualche voto da spendere nelle piccole beghe di potere interno e sbolognare a Bruxelles qualcuno rimasto a piedi e a cui bisogna garantire uno stipendio a fine mese.
Delle elezioni se ne parla nei telegiornali e in quello che resta della carta stampata, al netto di quello che va direttamente al macero. La guerra, gli equilibri mondiali, la Cina, la Russia, i fabbisogni energetici, l’inflazione, la decadenza economica, tutte cose che i candidati non sanno neanche dove stanno.
Tutti dicono che vogliono andare in Europa per cambiarla, dal primo all’ultimo con le loro facce improbabili cianciano di cosa faranno al parlamento europeo per difendere, come dice Salvini, le auto e le case degli italiani. Un provincialismo strapaesano da nascondersi.
Negli ultimi due giorni il governo della Meloni che, secondo i suoi aedi, sta riportando l’onore all’Italia, è riuscito a votare contro una risoluzione proposta dai belgi contro la discriminazione sessuale e votata dai maggiori paesi europei, ritrovandoci insieme all’Ungheria, alla Slovacchia, all’Albania e la Croazia, contro Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi, ecc.
Siamo ancora gli ultimi a non aver firmato il patto di stabilità. E, ieri, dulcis in fundo, il candidato della Lega alle europee, Claudio Borghi, ha proposto di togliere dagli edifici pubblici italiani la bandiera della Comunità europea. Cioè questa grandissima testa di cavolo si candida alle europee e non vuole che venga esposta la bandiera.
Poi ci lamentiamo che nessuno ci prende sul serio, ma che abbiamo fatto di male per essere rappresentati da questa gente? Siamo stati tra i fondatori dell’Europa e adesso ci trattano come gli scemi del villaggio. Ed hanno ragione se il nostro ministro dell’agricoltura, nonché cognato della Premier, dichiara che per risolvere le guerre basta organizzare delle cene conviviali fatte bene e tutto si aggiusta.
Come dire: con una buona dormita passa tutto anche il cancro, come diceva Enzo Iannacci nella sua “Quelli che”.

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  • Redazione

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