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Leone XIV, l’integrazione è cammino reciproco

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l'integrazione è cammino reciproco

Ai migranti: imparare la lingua, rispettare le leggi. Ai cattolici: che l’integrazione sia anche percorso per conoscere Gesù Cristo. Per la CEI di Zuppi è finita la ricreazione

Nel suo discorso tenuto in “Plaza del Cristo de La Laguna” (Tenerife) venerdì, 12 giugno (che pubblichiamo integralmente in questo numero del giornale) Leone XIV ha condannato duramente il traffico di esseri umani, ma non si è limitato a stigmatizzare un fenomeno orribile, che conta su connivenze nei Paesi di partenza e di approdo.

Ha affrontato il tema dell’accoglienza e dell’integrazione, discostandosi nettamente, nonostante il silenzio dei giornaloni progressisti, dalla linea di Jorge Mario Bergoglio e ha messo in chiaro anche il compito di evangelizzazione dei cattolici, siano essi laici o preti, in netta difformità dai comportamenti diventati normali nelle parrocchie italiane, dove alberga la linea di Matteo Zuppi e di gran parte della CEI.

Partiamo dai satanici trafficanti di esseri umani.

“E da questa piazza – ha detto Leone XIV – voglio rivolgere una parola chiara a coloro che approfittano della disperazione; a coloro che organizzano percorsi di morte, trafficano in esseri umani, trattengono i documenti, sfruttano i lavoratori, minacciano le donne, ingannano le famiglie e trasformano la sofferenza altrui in un affare. Fermatevi! Convertitevi! Le lacrime e il sangue di questi fratelli gridano a Dio e le loro sofferenze giungono fino a Lui. Il denaro strappato alla vulnerabilità dei poveri non darà pace, né onore, né futuro. Per ogni vita perduta, ogni famiglia ingannata, ogni corpo sottomesso, ogni donna minacciata, ogni lavoratore sfruttato, dovrete comparire davanti alla giustizia divina. Spezzate quelle catene e liberate coloro che tenete sotto il vostro dominio. Restituite ciò che avete sottratto e riparate quanto potete. Ritornate finché c’è ancora tempo, perché la misericordia di Dio può raggiungere anche il peccatore più incallito, ma entra solo attraverso la porta stretta della verità, della giustizia e della conversione”.

La tratta dei migranti (o smuggling of migrants) è un’attività criminale altamente lucrativa, stimata in miliardi di dollari annui a livello globale. Si distingue dalla tratta di esseri umani (trafficking), che implica sfruttamento post-arrivo, anche se spesso si sovrappongono.

Secondo stime di UNODC (Global Study on Smuggling of Migrants, 2018), nel 2016 almeno 2,5 milioni di migranti sono stati contrabbandati a livello mondiale, generando ricavi tra i 5 – 7 miliardi di dollari. Altre valutazioni arrivano fino a 10 miliardi o più all’anno. Europol e altre fonti parlano di 5 – 35 miliardi.

Nel 2016-2017, le tre rotte mediterranee valevano 320 – 550 milioni di dollari. Solo sulla rotta centrale (Libia/ Tunisia verso Italia) nel 2023 la stima è di 290 – 370 milioni dollari.

Lo smuggling opera come un’industria di servizi frammentata e opportunistica, spesso basata su reti libere (non sempre gerarchie rigide come la mafia tradizionale): “Travel agency” o pacchetti completi di trasporto multi-stage, documenti falsi, guide, alloggi temporanei e “Hop-on hop-off”, con pagamenti a segmenti di viaggio.

I prezzi dipendono da distanza, rischio, mezzo (mare più profittevole), nazionalità, età, sesso del migrante e condizioni.

Nel Mediterraneo centrale la tariffa può essere di 1.000 – 3.000 euro a persona (media intorno ai 1.200-2.500 dollari).

Fondamentale da capire è il rapporto tra mafie italiane e trafficanti di esseri umani e di contrabbando di migranti è complesso; non si configura come un controllo diretto o una gestione primaria.

Si tratta di rapporti indiretti, di tipo opportunistico, di tolleranza o di sfruttamento a valle, con distinzioni importanti tra traffico di migranti, dove la persona paga per il trasporto e tratta di esseri umani, con sfruttamento coercitivo.

Le mafie italiane tradizionali (Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona Unita) non risultano direttamente impegnate nella gestione primaria del traffico di migranti via mare, secondo relazioni parlamentari e inchieste.

Esse intervengono piuttosto a valle, una volta che i migranti arrivano in Italia: sfruttamento lavorativo (agricoltura, caporalato), estorsioni, controllo del territorio, o gestione di centri di accoglienza (appalti e subappalti corrotti).

In Sicilia e Calabria, la mafia ha infiltrato il sistema di accoglienza, lucrando su fondi pubblici per vitto, alloggio e servizi.

In Sicilia, Cosa Nostra ha sfruttato cooperative e subforniture legate ai centri di accoglienza. La ‘Ndrangheta ha legami logistici sulle coste calabresi (rotte droga-migranti). La Camorra ha collegamenti episodici con gruppi nigeriani per sfruttamento.

Le reti principali di contrabbando di esseri umano dal Mediterraneo centrale sono dominate da gruppi libici, egiziani, tunisini, sudanesi e nigeriani, spesso strutturati in modo più fluido (reti di specialisti) che gerarchico-mafioso.

La mafia nigeriana (Black Axe, ecc.) è molto attiva in tratta a fini sessuali e sfruttamento, ha rapporti di coesistenza/conflitto con la Camorra e presenza in Sicilia (Ballarò a Palermo).

Le mafie albanesi, rumene, cinesi e altre sono attive in tratta e sfruttamento lavorativo.

Al fenomeno va aggiunto quello del business dell’accoglienza che, per stare in Italia, è un sistema largamente finanziato con fondi pubblici, gestito tramite appalti e bandi a cooperative, enti privati e, in misura crescente, multinazionali.

Non si tratta di un unico “affare” monolitico, ma di un settore con costi elevati per lo Stato, margini variabili per i gestori e numerosi scandali legati a sprechi, frodi e cattiva gestione.

La struttura del sistema di accoglienza è complessa.

Centri di Prima Accoglienza (CPA) e Hotspot: identificazione iniziale.

Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS): la maggioranza dei posti, gestiti da privati tramite bandi prefettizi (spesso con criterio del massimo ribasso).

Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI, ex SPRAR/SIPROIMI): gestito da enti locali, più orientato all’integrazione (corsi di italiano, orientamento al lavoro), ma con posti limitati.

CPR (Centri per il Rimpatrio): strutture di detenzione amministrativa.

I bandi prevedono una retta giornaliera per migrante (storica intorno ai 35 euro/giorno per adulti nei CAS/SAI, 45 euro per minori), che copre vitto, alloggio, pocket money (circa 2,50 euro/giorno al migrante), servizi base (medici, legali, mediazione).

I gestori devono erogare servizi, ma spesso riducono costi su qualità e personale.

Nel 2017-2018 la spesa ha raggiunto picchi di oltre 2-4 miliardi annui (inclusi CAS e emergenze), con flussi alti. Nel 2018 circa 2,2 miliardi, di cui la maggior parte per servizi a imprese e cooperative italiane e stipendi.

Con flussi più contenuti (esempio circa 66mila sbarchi nel 2025) e riforme (decreti Salvini, Cutro, ecc.), la spesa si è ridotta, ma resta significativa (intorno a 1-2 miliardi annui per accoglienza, variabili per anno).

A fine 2025 c’erano circa 142mila persone in accoglienza. Le previsioni per 2025-2027 includono centinaia di milioni per fondi dedicati.

Parte dei fondi finisce in profitto per i gestori, specialmente nei CAS con ribassi eccessivi. Non tutti i 35 euro vanno al migrante: gran parte copre costi operativi. I pocket money sono minimi.

A gestire e a guadagnare sono cooperative e privati. Molti si sono riconvertite da altri settori (logistica, turismo).

L’accoglienza è stata oggetto di scandali ricorrenti (Mafia Capitale, Mineo, ecc.) che hanno mostrato inflazione di presenze, fatture gonfiate, subappalti, legami con criminalità organizzata.

In sintesi, esiste un settore economico significativo intorno all’accoglienza, sostenuto da fondi pubblici e appalti, con profitti per alcuni gestori (cooperative e multinazionali), ma anche sprechi, scandali e inefficienze strutturali.

Come si può ben capire la condanna del traffico di migranti interessa un vasto numero di persone e di attività che non si ferma solo a chi li traghetta in mare.

Leone XIV ha poi affrontato uno dei temi più delicati e controversi, che in Italia ha creato una bolla catto progressista, con il particolare indirizzo di buona parte dei vescovi della CEI, i quali hanno portato le parrocchie e gli oratori ad essere delle sedi del PD o del Campo largo.

Leone XIV è chiaro e in perfetta controtendenza con l’andazzo che si è instaurato in Italia.

“La solidarietà – ha detto a Tenerife Leone XIV – nasce dal riconoscimento della dignità umana e va oltre ogni concessione riduttiva o semplice atto di filantropia. È chiamata a impegnarsi e a prendere la forma di un processo. L’accoglienza apre la porta; l’integrazione aiuta a varcare la soglia. L’assistenza mette un balsamo sulla ferita e l’integrazione ricostruisce il futuro”.

Fin qui tutto bene anche per Zuppi e per la CEI. Ma nei paragrafi successivi c’è la distanza abissale con il comportamento di molti preti italiani (e non solo) che guidano le logiche dell’accoglienza.

“Integrare – ha detto Leone XIV – non significa cancellare la storia di chi arriva né esigere che lasci alle spalle tutto ciò che fa parte della sua memoria. Non significa nemmeno creare mondi paralleli, chiusi gli uni agli altri, dove le persone convivono senza incontrarsi realmente. Integrare è un cammino reciproco: chi arriva impara ad abitare una terra nuova, e chi accoglie impara ad allargare la propria casa senza diluire la propria identità né chiudere il cuore all’incontro”.

“A voi, cari fratelli migranti, spetta una parte nobile e necessaria di questo cammino: aprirvi con fiducia alla comunità che vi accoglie, imparare la sua lingua, rispettare le sue leggi, conoscere i suoi costumi, partecipare alla vita comune e offrire con gratitudine i vostri doni”.

“Ogni società che accoglie ha dei doveri nei confronti di chi arriva; e chi è accolto scopre a sua volta che la dignità, riconosciuta come diritto, fiorisce quando si trasforma in responsabilità e in sincero desiderio di costruire insieme agli altri. Così, chi è arrivato come straniero può ritrovare legami, ricostruire fiducia e sentirsi parte viva di una comunità. Questa è una preziosa forma di misericordia”.

Il concetto di reciprocità è fondamentale e cancella la logica finto buonista dietro la quale si nasconde l’adesione al globalismo finanziario di una parte della Chiesa cattolica. Adesione supportata della conduzione del Soglio di Pietro di Jorge Mario Bergoglio.

Leone XIV ricorda poi ai laici cattolici e ai preti che l’integrazione è anche evangelizzazione, non adesione, come spesso avviene ormai, alla religione islamica come se essere cristiano o essere musulmano fosse la stessa cosa.

“Ai cattolici – ha detto Leone XIV a Tenerife – vorrei chiedere ancora una cosa: che l’integrazione non si riduca a un compito sociale, per quanto necessario. Chi arriva nelle nostre parrocchie ha bisogno di pane, di un tetto, di una lingua, di lavoro e di protezione; e deve anche trovare una comunità capace di offrire, con la testimonianza della vita e della parola, percorsi per conoscere Gesù Cristo, rispettando sempre la coscienza e la libertà di ogni persona. Evangelizzare significa condividere con rispetto e umiltà il tesoro che sostiene la nostra azione e la nostra speranza. Una Chiesa che accoglie è anche una Chiesa che annuncia, offrendo Cristo senza imporlo e che, allo stesso tempo, riceve il Vangelo dalle mani dei poveri”.

Autore

  • Desina Novalis

    Segretaria di professione, detective per passione, ama far luce sui punti oscuri di cronaca, politica nazionale ed estera.

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