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Le ultime parole famose: “questa non è la nostra guerra”

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Mezzo mondo c’è dentro e altro mezzo trattiene il respiro

La guerra nel Golfo. Europa e Italia lanciano a Trump e a Netanyahu l’accusa: “Azione illegittima e fuori delle regole.

E poi: “Questa guerra non è la nostra guerra”. Posizione un po’ debole, anche se non la sottovaluterei. In ogni caso sufficiente per dare luogo ad una reazione.

Infatti “i due” la guerra, visto che come si dice è solo loro, se la stanno giocando come a loro pare.

Gli effetti sugli altri? E chissenefrega: sino ad affermare (Trump) che se “qualcuno vuole il petrolio, vada nel Golfo e se lo cerchi da solo”.

E, visto che il compromesso che ha portato alla tregua, che è fumo negli occhi e non credo reggerà, si è fatto in Pakistan, cioè in Cina e con la Cina, e qualsiasi altro accordo seguirà questa strada, mi sa che questa ricerca sarà un po’ complessa. E non gratis.

Siamo però, in questo modo, ad una lettura ancora semplicistica di quello che corre e ancora insufficiente. Perché, a mio parere, non è vero che tutta questa guerra non sia anche nostra e non è vero che sono in due a giocare al risiko con morti veri.

L’accusa casalinga di non aver fatto niente su questa vicenda è per me risibile. Questa guerra non è la nostra guerra. Se si parla di combattimenti sul terreno è sacrosanto. E sottoscrivo: per ogni guerra.

E poi? I problemi che ci sono dietro, sono nostri ed anzi tutti nostri. E quelli che verranno dopo pure. Si chiamano recessione, inflazione, stagflazione con tutte le derivate sociali che comportano. E non basta.

Nelle ipotesi c’è che il greggio tornerà a circolare dovendo pagare per ogni petroliera un pedaggio salato. In Bit Coin. Si configura un ricatto, soprattutto all’Europa, per i prezzi dei combustibili maggiorati ma il messaggio è più ampio.

Ed è ambiguo: perché il ricorso alla cripto valute può essere un attacco indiretto al dollaro, oppure un affare – Trump parla di pedaggi con una “joint venture” con l’Iran per la “sicurezza di questa via d’acqua” – da 100 miliardi all’anno.

E, in questo caso, la Cina starebbe in silenzio? Perché l’ipotesi iniziale di pagamento in Yuan cinesi, uno schiaffo agli USA, si è poi arenata? E gli Emirati, che già contestano pesantemente l’ipotesi, staranno buoni?

È solare che la finanza si muove alla grande. In tutti i casi, la questione peserà su tutto il mondo.

Comunque gli iraniani decideranno quante petroliere passeranno. Chi far passare se non è “amico”. E se e quando chiudere di nuovo Hormuz. Ora “il padrone” non è Trump: sono gli Ayatollah. Che rispondono politicamente ai cinesi. In parte anche ai Russi. A loro dovremo inchinarci.

Insomma, passeremmo da un padrone all’altro. Ma anche con gli iraniani e loro sodali sarà richiesto di avere la schiena dritta? Anche questa, ci illudiamo, non è la nostra guerra?

Starmer sembra ci stia ripensando. Qualche motivo deve pur esserci.
Come sempre negli ultimi due secoli, il padrone è chi governa, dal di fuori dei singoli Paesi, la loro economia.

Capaci di dare sviluppo o di creare condizioni di crisi profondissime per comprarne il consenso a più basso prezzo. Ecco, ci risiamo. Non siamo agli effetti della guerra del Kippur, ma quasi.

Qualcuno lo ha deciso. Trump? Ma non raccontiamoci storie: Trump è solo uno strumento, oltretutto stonato di suo. Toglierlo per avere una stonatura in meno va benissimo. Lo si faccia. Ma la partitura del concerto resta. Netanyahu? Idem come sopra.

Un problema semplice semplice, insomma. No, questa guerra è anche nostra e non è di due o tre persone. Mezzo mondo c’è dentro e altro mezzo trattiene il respiro. Il groviglio di intersezioni tra potenze in gioco, di risultati che si potranno determinare, sono da libro di storia.

Noi in questa storia ci illudiamo di non esserci ed invece questa storia non può non essere nostra. E se la storia è guerra, questa guerra non può dirsi non nostra.

Assume ancor maggiore valore il rifiutare un coinvolgimento nella guerra armata, ma solo a condizione che si sia consapevoli che noi siamo dentro ad ogni altra forma di questa guerra, e ci siamo non da attori ma da capri sacrificali scontando decenni di ignavia.

Che non si possono superare se non con una unità europea e tra forze politiche (qui pur senza confondere i ruoli) di grande spessore che abbandoni la “protesta” e rilanci la “proposta”. Ieri sera Calenda è stato chiarissimo.

Però, questa è tra le verità che ci fanno paura. Dunque non ci poniamo neanche le domande.

Da noi si risolve tutto con “la colpa è di due assassini” e con le accuse al Governo. Avete fatto poco o niente. Non avete imposto un “fermatevi” al mondo che ha deciso di confrontarsi picchiandosi alle brutte, non solo con la guerra.

Quel “fermatevi” avrebbe risolto tutto. USA, Cina, Russia, Paesi arabi, finanza internazionale. Tutti a cuccia.

Quando finalmente qualcuno comincerà a dubitarne, ci sarà da fare festa: beati monoculi…

Autore

  • Giuseppe Augieri

    Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.

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