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LE TASSE DI SUCCESSIONE

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di Francesco Pontelli

l’Italia è un paese decisamente strano all’interno del quale ogni occasione viene sfruttata per definire necessario un ulteriore aumento della pressione fiscale .
 
Andrebbe, infatti, tenuto sempre presente come questa sia già insopportabile,  registrando  ora un total tax rate del  52,7%: in piu in crescita a causa dell’inflazione la quale aumenta il valore nominale sul quale viene applicata l’aliquota fiscale ( Fiscal drag*).
 
La morte di Silvio Berlusconi ha aperto ora una polemica senza precedenti relativa alla tassa di successione con esponenti  “dell’intelligentia economica e progressista”, i quali  affermano  quanto questa tassa risulti troppo bassa,  mentre un aumento delle aliquote applicate avrebbe un benefico effetto redistributivo.
 
Attualmente nelle successioni si calcola il gettito fiscale sulla base di aliquote che vanno dal 4%, al 6 %, fino all’ 8%, a seconda del grado di parentela. Attraverso l’applicazione di questi valori percentuali il gettito fiscale generato per lo stato risulta di poco inferiore a un (1)  miliardo.
 
Partendo da questo postulato ed applicando una semplice analisi logica , si desumerebbe che se venissero decuplicate le medesime aliquote, quindi portandole al 40%, al 60%, fino all’ 80%, il gettito complessivo risulterebbe comunque inferiore ai 10 miliardi. Sempre all’interno di una elementare analisi logica, si afferma che,  con soli nove (9) miliardi di ulteriore gettito fiscale, sia possibile la creazione di un “forte nuovo effetto redistributivo ” a fronte del risibile effetto attuale pur avendo a disposizione   seicentonove (609) miliardi di entrate fiscali a favore dello Stato.
 
Per contro gli eredi, nella migliore delle ipotesi, vedrebbero dimezzati i patrimoni ereditati, già soggetti durante la loro esistenza ad una elevata pressione fiscale.  Con l’ulteriore beffa di vederseli al momento della successione  di fatto espropriati,
qualora venissero applicate le aliquote decuplicate, cioè con il 40%,  60% ed 80%.
 
Questa polemica risulta assolutamente frutto del solito approccio ideologico applicato alle dinamiche economiche, 
il quale sfrutta ogni occasione per cercare di aumentare, attraverso la costante crescita della pressione fiscale,  il ruolo dello Stato ma soprattutto di chi in nome dello Stato opera all’interno delle istituzioni. 
 
Pur appartenendo all’Unione Europea il nostro Paese  si illude di rappresentare una democrazia evoluta .
  Quando,  invece, non di rado esprime semplicemente il primo esempio di uno stato etico e socialista,  sostenuto da ideologie ed una classe politica e dirigente in assoluta metastasi politica, intellettuale e culturale. 
 

Autore

  • Redazione

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