
di Francesco Pontelli
La temperatura del diritto e la temperatura di ebollizione.
In Romania sono state annullate le elezioni sulla base di presunti finanziamenti provenienti dalla Russia ad influencer e gruppi di pressione che attraverso Tik Tok avrebbero permesso di ottenere al vincitore quasi il 30% (cifra decisamente assurda in considerazione della reale possibilità di un social media di influenzare il consenso) di suffragio in più.
Una decisione grave, anche perché molto difficile da circostanziare in modo oggettivo ed assolutamente ipotetica rispetto alla possibilità di verificare gli effetti di tali finanziamenti, e magari viziata da una profonda avversione all’esito delle stesse elezioni.
Del resto andrebbe ricordato come anche recentemente alcuni partiti in Italia abbiano ammesso di aver ricevuto finanziamenti anche dal mondo della Finanza, le cui motivazioni ancora oggi non sono certamente chiare, creando uno scenario poco trasparente .
Nonostante questo nessuno si è mai sognato di invalidare l’esito di qualsiasi elezione, esattamente come nel passato addirittura quando alcuni partiti avevano ricevuto finanziamenti da Nazioni, appartenenti al Patto di Varsavia, e quindi avverse al nostro paese nello scenario internazionale.
Tuttavia, a nessuno mai ha manifestato anche solo l’idea di richiedere l’annullamento della tornata elettorale.
In più, in considerazione del fatto che a seguito del covid, si fosse votato a settembre nel 2020 e richiamandosi alla consuetudine che colloca gli appuntamenti elettorali in primavera, ora gli stessi rappresentanti istituzionali premono per una proroga dei mandati elettorali fino alla primavera 2026.
Non considerando ancora vergognoso questa pretesa , si aggiunga ch , solo per offrire la possibilità al presidente della regione Veneto Zaia, il cui mandato scadrebbe nel 2025, di inaugurare le olimpiadi nel 2026 in regime di prorogatio, un ministro del governo in carica auspica l’allungamento del mandato elettorale.
La pericolosa sintesi di queste “licenze” dalle norme stabilite dal quadro normativo troppo frequenti in Occidente esprimono una deriva particolarmente pericolosa.
Ormai quanto stabilito per legge rappresenta un insieme normativo assolutamente flessibile e derogabile in nome del conseguimento dei più disparati
interessi, e conseguentemente non più in grado di garantire la certezza stessa del diritto.
In altre parole, mistificando i veri obbiettivi ed interessi delle stesse deroghe, si assiste in silenzio ad ignobili forzature del diritto, con l’unico obbiettivo di assicurare il perseguimento di un interesse di parte, il quale altrimenti con la semplice applicazione del diritto, non troverebbe una tutela.
Esattamente come per una rana, la quale non si accorge di venire bollita quando immersa nell’acqua della pentola la temperatura viene aumentata un grado alla volta, utilizzando le medesime modalità le nostre democrazie stanno subendo continue deroghe agli stessi principi istitutivi, e quindi perdono i loro connotati fondamentali, subendo una metamorfosi in oligarchie composte spesso dai medesimi rappresentanti per di più istituzionali eletti.
Da patria delle garanzie democratiche, l’Occidente ai sta lentamente trasformando in una giungla normativa che permette di venire meno agli stessi principi istituzionali, ed esattamente come la rana, gli elettori fiduciosi attendono la loro temperatura di ebollizione.





