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LE IDEE SI CONFRONTANO, NON SI RIFUGGONO

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Le generazioni: diverse per radici, ricordi, valori etendenze. Le tendenze politiche: diverse per il concetto stesso dei valori sociali, la libertà, l’esercizio dei diritti. Le classi sociali: diverse per la visione della vita e la speranza di futuro. Oggi ognuno di essa si è chiusa in una bolla che li separa dagli altri. E ciascuno è ben lieto di trovarsi in quella bolla. E’ la sua comfort zone. Parla e si rapporta solo con chi vede le stesse cose che vede lui e come le vede lui. E’ rassicurante. Il confronto è escluso: implica il rendersi disponibile.

Di qui valori sociali che marciscono. Si, non degradano: marciscono. Perché non c’è soltanto un decadimento ma anche la possibilità di una contaminazione. Un contagio che passa dal comportamento individuale alla qualità della politica, dalle relazioni quotidiane alle aspettative nei confronti delle istituzioni. La società sta traballando nei suoi assetti ed equilibri di base: i singoli, senza fiducia nei rapporti sociali e di come viene gestito il loro futuro, si chiudono, Appunto, in bolle.
La fiducia non è un bene individuale ma collettivo; e quindi la sua erosione non riguarda solo i singoli ma l’intera comunità. La fiducia è un bene relazionale, che si costruisce solo quando le vite hanno una qualche forma di prossimità, quando ci si incontra, fisicamente e mentalmente, quando si dialoga. Quando i destini non divergono in direzioni opposte. La disuguaglianza rompe ogni prossimità. Trasforma la società da un “noi” in una somma di “io”.
E la democrazia muore quando smettiamo di dare valore all’incontro con l’altro, al suo destino quanto al nostro.
Nella disuguaglianza c’è anche la povertà. Che ha i suoi drammi. Inaccettabili. E bisogna fornire a chi si affaccia alla vita nella società gli strumenti per uscirne. La base di ogni cambiamento politico deve essere la lotta alla mancanza di dialogo, alla sollecitazione degli istinti, dell’odio, della “differenza”. La base di ogni progetto deve essere la scuola.
Le scuole non sono solo un servizio: sono il primo laboratorio del futuro. Se qui si creano separazioni, la vita sarà fatta per tanti di sentieri divergenti. Di vincitori e vinti. Se qui non si forniscono gli strumenti culturali per capire prima di giudicare, e per avere capacità di confronto alla pari con chi ha la cultura consentita dall’agiatezza, e non solo quella economica, ogni cambiamento sarà inibito. Da qui bisogna partire. Perché non basta alleviare la povertà: occorre ridurre la disuguaglianza. Consentire l’esistenza di un orizzonte comune. La povertà isola, la disuguaglianza divide. Per la società civile è questa la mina.
Se gli spazi comuni – intesi come rapporti – scompaiono, la democrazia si spegne. Per questo una società diseguale non ha solo un problema redistributivo, ma rappresenta un fallimento democratico. Nella Politica non vedo traccia di questa discussione. Ed ecco che si creano le bolle.
Bolle dalla scorza dura, quasi impenetrabili, che navigano a vista nel mare della vita di tutti i giorni. Non convivono: collidono. E bisogna fermare questo: altrimenti avremo società sempre più diseguali incapaci di trattare i cittadini da eguali. Il crepuscolo della democrazia diventa notte.
 
 

 
 
 

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  • Redazione

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