di Gianvito Caldararo
La lettura di due rapporti mette in evidenza che nella nostra Italia, ovvero nel Bel Paese, vi sono due gravi emergenze. Il Rapporto della Caritas analizza quella della povertà, che è ai massimi storici. Dal Rapporto emerge che 5,8 milioni di persone e per un totale di 2,7 milioni di famiglie sono in stato di assoluta povertà. A tale dato si aggiungono ben 13,4 milioni di persone, cioè il 23% della popolazione, “a rischio di povertà ed esclusione sociale”. Aumentano, inoltre, i senza dimora e gli anziani soli e poveri.
Nei 3.124 centri di assistenza della Caritas, sono stati 270 mila gli assistiti nel 2023, in crescita del 5% rispetto all’anno precedente e del 41% sul 2019. L’età media degli assistiti si attesta sui 47,2 anni. L’81% ha un domicilio e due terzi hanno figli. Moltissimi bambini e ragazzi sono ” n grave stato di deprivazione e povertà”.Il 7% è senza titolo di studio. Il 16% con la licenza elementare e il 44% con la licenza media.
In sintesi, il 67% ha dunque bassi o inesistenti livelli di istruzione. Nel 2023 la Caritas ha erogato 3,5 milioni di interventi con una media di 13 interventi per ciascun assistito. L’attività dei Centri di Assistenza della Caritas si è svolta dalla distribuzione dei viveri, all’accesso alle mense, in forte aumento, al sostegno socio-assistenziale. Il fenomeno è divenuto ormai strutturale e necessita di un poderoso intervento di natura permanente e strategico.
L’altro Rapporto sul quale soffermarsi è il 7° Rapporto della Fondazione GIMBE, diretta dal dott. Nino Cartabellotta, rappresentato in data 8 ottobre 1024. I dati più significativi e allarmanti sono i seguenti: 4,5 milioni di persone che rinunciano alle cure, di cui 2,5 milioni per ragioni economiche; meno del 18,6% è la spesa destinata alla prevenzione; aumenta la spesa sanitaria privata, attestatasi su 45,8 miliardi di euro, a fronte di 130,3 miliardi di spesa sanitaria pubblica.
Il 7° Rapporto GIMBE, evidenzia che dal Piano Strutturale di Bilancio, deliberato il 27 settembre 2024 dal Consiglio dei Ministri, si rileva che il rapporto spesa sanitaria/PIL è del 6,3% nel 2024-2025 e del 6,2% per il biennio 2026-2027. Per quanto riguarda la Missione 6 – Salute – del PNRR, si registra una lentezza sia in ordine agli interventi di edilizia sanitaria e sia sul versante per l’assistenza domiciliare e della telemedicina. Il Rapporto sottolinea tutta una serie di criticità che sono: la crisi motivazionale del personale, che abbandona il settore pubblico in favore di quello privato e anche in direzione dell’estero; la frattura tra Il Nord e il Sud, con il rischio di aggravamento a seguito della legge sull’Autonomia Differenziata; la esistenza di sprechi ed inefficienze, con acquisti effettuati non a prezzi standard; il mancato raggiungimento dei LEA (Livelli Essenziali Assistenza) e la drammatica situazione delle note liste di attesa.
Il Rapporto della Fondazione GIMBE, suggerisce l’adozione di un vero e proprio ” Piano di rilancio del SSN (Servizio Sanitario Nazionale). A tal proposito, ritiene che occorre un “Nuovo patto politico e sociale per il rilancio del SSN”.
In questi ultimi giorni abbiamo assistito anche a dei fatti davvero drammatici, che Massimo Gramellini ha commentato nella sua rubrica “Il Caffè” sul Corriere della Sera. Il primo caso è stato quello del signore licenziato a sessant’anni, con compagna e figlio a carico, “che bussa a decine di negozi proponendosi come fattorino, cerca addirittura di farsi ricoverare in ospedale per rimediare un pasto caldo e infine crolla svenuto sul marciapiede di un’elegante piazza di Roma”.
Il secondo caso è quello di un’anziana donna, “sorpresa a mangiare prosciutto e formaggio tra gli scaffali di un supermercato nel Mantovano, che si rovescia le tasche per pagare il conto (18 euro) e si imbarazza perchè non riesce a saldarlo tutta”. Hanno provveduto dei carabinieri meravigliosi, così come la moglie del presidente della Lazio ha offerto un lavoro al signore disoccupato di Roma.
Il pensiero di Gramellini, va all’esercito dei cosiddetti “poveri vergognosi” di cui quei due sono soltanto l’avamposto, che ogni giorno, infilato l’ultimo cappotto buono, escono di casa per sbarcare il lunario. E che per diventare una notizia devono morire di fame.
Gramellini, ci ricorda che l’espressione “poveri vergognosi” nasce nella Firenze del Quattrocento, quando il santo Antonino Pierozzi fa distribuire in gran segreto il pane ai nobili decaduti, poco abituati a chiedere l’elemosina, Ma è nella Torino del Settecento, ricorda Massimo Gramellini, “educata al valore della dignità, che nascono le associazioni di beneficienza per dare sostegno a un tipo particolare di persone in disgrazia. Quelle che, lungi dall’esibire il loro stato come arma di ricatto emotivo, cercano pudicamente di nasconderlo”. La politica si salverà solo se saprà affrontare con determinazione queste due emergenze strutturali: povertà e sanità.




