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L’ALLEANZA FRA RUSSIA E CINA

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di Sergio Restelli

L’alleanza tra Vladimir Putin e Xi Jinping, rinsaldata in occasione della parata del 9 maggio a Mosca, che quest’anno segna l’80º anniversario della vittoria sovietica nella cosiddetta Grande Guerra Patriottica, rappresenta non solo un potente simbolo di cooperazione strategica tra Russia e Cina, ma anche un messaggio politico e geopolitico preciso rivolto al resto del mondo: l’Occidente non è più l’unico centro di gravità internazionale.

Il significato profondo della “saldatura”

Quella tra Putin e Xi non è un’alleanza improvvisata, ma il frutto di anni di avvicinamento, accelerato dopo il 2014, quando la Russia fu colpita dalle prime sanzioni occidentali per l’annessione della Crimea. Dal 2022, con l’invasione dell’Ucraina e l’ulteriore isolamento diplomatico e commerciale della Russia,

il rapporto tra Mosca e Pechino ha assunto un carattere esistenziale per il Cremlino. In tale contesto, la presenza fisica di Xi a Mosca ha un valore immenso: non è soltanto sostegno diplomatico, ma legittimazione politica e visione condivisa del mondo.

I riferimenti comuni al “neonazismo” e alla “prepotenza dell’Occidente” (nella retorica russa e cinese identificato principalmente con gli Stati Uniti e la NATO) consolidano una narrazione alternativa dell’ordine mondiale.

Il messaggio è chiaro: esiste un altro blocco, una nuova polarità, che si oppone al sistema dominato dalle regole liberali occidentali.

Le prospettive dell’alleanza

L’alleanza tra Russia e Cina, pur presentata come “senza limiti”, è in realtà pragmatica, fondata su un incastro di interessi.

Per la Cina, la Russia rappresenta un’importante fonte di energia a basso costo, un alleato utile per bilanciare l’influenza americana in Asia, e un banco di prova per testare fino a che punto l’Occidente sia disposto a reagire dinanzi a sfide sistemiche.

Per la Russia, la Cina è un’ancora economica, un partner tecnologico e finanziario (pur con molte cautele) e un alleato strategico contro l’accerchiamento occidentale.

Questa convergenza si traduce in esercitazioni militari congiunte, cooperazione industriale, uso crescente delle valute nazionali negli scambi commerciali (per ridurre la dipendenza dal dollaro), e, forse in prospettiva un coordinamento politico sempre più serrato in forum internazionali come i BRICS, la SCO e le Nazioni Unite.

Le conseguenze per il resto del mondo

Fine dell’unipolarismo: l’alleanza sino-russa segna un’accelerazione verso un mondo multipolare. L’Occidente non può più contare sull’isolamento automatico degli “autocrati”, e il sistema internazionale si frammenta in sfere d’influenza regionali.

Erosione delle sanzioni

La presenza di 29 delegazioni straniere a Mosca, incluse figure di rilievo da paesi UE e latinoamericani, mostra che la pressione economica e diplomatica sull’asse Mosca-Pechino ha dei limiti concreti.

Le sanzioni, pertanto, diventano meno efficaci se non universalmente applicate.

Rischio di escalation globale

La saldatura Russia-Cina rafforza la possibilità che in caso di crisi riguardante Taiwan, Corea del Nord, ovvero il Medio Oriente, la diplomazia internazionale si trovi paralizzata. Le due potenze potrebbero sostenersi reciprocamente, indebolendo il ruolo dissuasivo dell’Occidente.

Ridefinizione delle alleanze

Paesi come India, Brasile, Sudafrica, Turchia e Iran osservano con attenzione questo asse. Non tutti lo sposeranno apertamente, ma in molti potrebbero sfruttare la situazione per guadagnare autonomia, negoziare con entrambi i blocchi e perseguire interessi nazionali con maggiore libertà.

Impatto culturale e ideologico:

L’alleanza promuove un modello alternativo di governance autoritario, centralizzato, statalista che si presenta come più efficiente e “morale” rispetto alla democrazia liberale percepita come decadente o ipocrita.

La rinnovata intesa tra Putin e Xi è molto più che una foto di protocollo.

È l’immagine concreta di un ordine mondiale che cambia, sotto gli occhi del mondo. Il fatto che Donald Trump, pur nel suo stile provocatorio e transattivo, non sia riuscito a spezzare questo legame anzi, lo abbia forse involontariamente rafforzato dimostra quanto sia complesso oggi orientare le dinamiche globali attraverso la sola influenza statunitense.

La domanda ora è: l’Occidente saprà reinventare sé stesso per affrontare questa nuova realtà multipolare, o continuerà a operare come se fossimo ancora nell’era del “momento unipolare” degli anni ’90?

 

Autore

  • Redazione

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