
di Gianvito Caldararo
Quando Conte è apparso sulla scena politica con il suo primo Governo, quello che lo vedeva come un vaso di coccio tra due vasi di ferro, rappresentati da Di Maio del M5S e da Salvini della Lega, alcuni personaggi cominciarono a parlare di Conte come il nuovo Aldo Moro, il leader della DC ucciso dalle Brigate rosse. Durante una sua visita in Irpinia, la terra di Ciriaco De Mita, si disse che “c’è nel suo operare la suggestione del pensiero di Maritain, che ispirò profondamente Aldo Moro”. Fu alla fine del suo discorso sul ruolo dei cattolici all’Assemblea costituente, con le citazioni di Sturzo, De Gasperi, Moro, Fanfani e La Pira, che Conte apparve ai più come il nuovo Aldo Moro della politica italiana. Si disse che era il politico capace di far dialogare due forze completamente distanti, come La lega e il M5S.Fu in quella circostanza che Ciriaco De Mita, lo incoronò come “l’alfiere della nuova DC”.
Lasciato Palazzo Chigi ad opera della crisi provocata da Renzi, artefice della nascita del Governo Draghi, nato anche con il consenso di Conte, Grillo il M5S, ha iniziato a manifestare contro Renzi un rancore e odio mai visto in passato da parte di alcun leader politico. Ha dimenticato di essere il “nuovo Moro”, ha posto fine ad una fase di dialogo e ha dato inizio alla stagione dei “vet ” e degli attacchi contro Renzi, ma in modo particolare contro il PD.
Nei confronti della neosegretaria del PD, Elly Schlein, gli intimò un perentorio: “Cambi il PD prima che sia il partito a cambiare lei”. Proseguì con il veto ad Azione di Calenda alle elezioni regionali di Basilicata, regalando la vittoria al centro-destra di Bardi di Forza Italia. Iniziò ad attaccare il PD come “bellicista” e la reazione del PD non si fece attendere, affermando: “Se insulta noi invece del Governo sbaglia strada. Ne risponderà ai suoi elettori”.
E la risposta degli elettori c’è stata alle recentissime elezioni regionali di Liguria, dove ha subito un tracollo passando dal 10,2% delle europee al 4,6% delle regionali. E quando un politico navigato come Claudio Scajola, sindaco di Imperia e artefice della vittoria di Bucci, constatò che Conte escludeva i renziani, capì subito che si poteva vincere e così è stato. E questo è stato un altro regalo velenoso di Conte al PD e al suo candidato, Andrea Orlando.
Tra l’altro, Conte l’ha sempre dichiarato: che non esiste alcun campo largo. Come pure è nota la sua intenzione di non stringere alcuna alleanza con il PD, a lavorare ad una opposizione organica, a meno che non sia lui a fare il leader e a guidare la coalizione. In tale direzione è da annotare anche il suo polemico “no” al sit-in sotto la Rai lanciato e confermato dalla segretaria Schlein, per l’uso propagandistico della Rai da parte del Governo Meloni.
Conte, al sit-in contro la Rai, ha preferito, tradendo l’intesa con tutte le opposizioni, di conquistare un posto nel Consiglio di amministrazione della Rai, in piena armonia con il Governo Meloni. Ma la cosa grave è quanto avvenuto il 1° ottobre 2024, cioè a pochi giorni dalle elezioni regionali di Liguria, alla trasmissione di Bruno Vespa, dove Conte, ha ribadito che il campo largo non esiste più.
Dura la replica del deputato Pd, Marco Furfaro, fedelissimo della Schlein, che ha affermato: “Quando Conte dice che non voterà con il PD io mi rattristo, ma Giorgia Meloni festeggia”. La verità è che Conte di Moro non ha niente, nel mentre ha molto del ” trasformismo italico” descritto da Francesco De Sanctis. E in tale direzione è da condivider il giudizio che un autorevole socialista, Claudio Signorile, di Conte Giuseppe: “Conte è furbo, ma non ha gli strumenti culturali e programmatici “. E rivolto al PD, Signorile, suggerisce: “Il PD dovrebbe imparare dal tentativo della Meloni di costruire un partito a vocazione maggioritaria”. E a tale proposito, il leader socialista sottolinea di come “i socialisti mancano tanto alla politica perché avevano un ruolo strategico, erano una forza di cucitura, di costruzione. Non c’erano passaggi rilevanti dove non ci fosse l’azione dei socialisti”.
In conclusione resta da chiedersi: Conte è affidabile per realizzare un’alternativa all’attuale Governo, con la leadership del PD? Oppure, continuerà con il rancore e i veti contro Renzi? Balzac, a proposito del rancore, sosteneva: “Se il cuore umano può fare qualche sosta quando ascende verso le altitudini dell’affetto, raramente si arresta sul ripido declivio del rancore“. Mentre il filosofo Nietzsche affermava: ” Nulla sulla terra consuma un uomo più rapidamente che la passione del risentimento”.
E Conte, pare che si vada consumando tra il rancore e la polemica rovente con Grillo e l’odio verso Matteo Renzi. Conte si salva, se comincia a lavorare politicamente con serenità, responsabilità e serietà, abbandonando il sogno di tornare a Palazzo Chigi.





