di Sergio Restelli
L’idea che la Turchia stia cercando di ricostruire un “nuovo impero ottomano” è una narrazione che si è diffusa negli ultimi anni, soprattutto osservando le politiche estere e interne di Recep Tayyip Erdoğan.
Sebbene questa visione non sia un progetto dichiarato ufficialmente, molte azioni della Turchia in Siria, nel Mediterraneo orientale, nei Balcani e nel Caucaso possono essere interpretate come parte di un disegno per riaffermare il proprio ruolo egemone nella regione, riprendendo simbolicamente il ruolo che l’Impero Ottomano aveva nel passato.
In Siria: espansione territoriale e controllo geopolitico
Le azioni della Turchia in Siria sono particolarmente emblematiche di questa strategia.
Dal 2016, Ankara ha lanciato diverse operazioni militari nel nord della Siria, giustificate ufficialmente come misure di sicurezza per combattere il terrorismo, in particolare contro le forze curde legate al PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan).
Tra le principali operazioni si possono citare le seguenti.
1. Operazione Scudo dell’Eufrate (2016-2017): ha permesso alla Turchia di creare una “zona cuscinetto” tra i territori curdi del nord-est della Siria e il confine turco.
2. Operazione Ramoscello d’Ulivo (2018): ha portato all’occupazione di Afrin, un’area a maggioranza curda, consolidando il controllo turco nel nord-ovest della Siria.
3. Operazione Fonte di Pace (2019): mirava a spingere indietro le forze curde dall’area lungo il confine turco-siriano.
4. Operazioni attuali: la Turchia continua a mantenere una presenza militare nel nord della Siria, sostenendo gruppi ribelli e islamisti che si oppongono al regime di Bashar al-Assad.
Queste operazioni hanno permesso alla Turchia di stabilire una zona di influenza nel nord della Siria, con infrastrutture, scuole e amministrazioni locali legate direttamente ad Ankara.
In molte aree controllate dalla Turchia, la lira turca ha sostituito la valuta siriana, e l’influenza culturale turca è sempre più evidente.
Un’agenda neo-ottomana?
Il termine “neo-ottomanesimo” è spesso usato per descrivere la politica estera di Erdoğan, che cerca di riaffermare la Turchia come potenza regionale dominante, utilizzando una combinazione di potere militare, economico e culturale.
Gli elementi principali di questa strategia includono i seguenti step.
1. Islam e nazionalismo: Erdoğan utilizza un mix di islamismo politico e nazionalismo per consolidare il consenso interno e proiettare l’immagine di una Turchia forte e indipendente. Compresa la retorica che si ispira spesso al passato ottomano, enfatizzando il ruolo della Turchia come protettore dei musulmani sunniti.
2. Espansione regionale: la Turchia non solo in Siria, ma anche in Libia, Iraq e nel Caucaso (con il suo sostegno all’Azerbaigian durante la guerra del Nagorno-Karabakh),ha dimostrato la volontà di esercitare un’influenza militare diretta.
3. Soft power culturale: la Turchia promuove la propria cultura e storia attraverso serie TV, scuole, moschee e istituzioni educative nei Balcani, in Medio Oriente e in Africa.
4. Mediterraneo orientale: le tensioni con Grecia e Cipro per i diritti sulle risorse naturali nel Mediterraneo orientale mostrano un’aggressività crescente.
5. Economia e infrastrutture: progetti infrastrutturali, investimenti e aiuti sono usati per legare economicamente paesi e regioni alla Turchia.
Il ruolo della Siria nel progetto regionale
La Siria è centrale nel “progetto” della Turchia per diversi motivi, quali i seguenti.
- Sicurezza nazionale: il conflitto con i curdi, considerati da Ankara una minaccia esistenziale, ha spinto la Turchia a intervenire per impedire la creazione di un’entità autonoma curda al confine.
- Influenza sunnita: la Turchia ha sostenuto gruppi ribelli sunniti contro il regime alawita di Assad, posizionandosi come un protettore della popolazione sunnita in Siria.
- Espansione territoriale de facto: il controllo diretto di aree siriane è visto da alcuni analisti come un tentativo di annettere informalmente questi territori, seguendo un modello simile a quello della Russia in Crimea.
Limiti e rischi
Tuttavia, il progetto di un “nuovo impero ottomano” ha i suoi limiti.
- Resistenze internazionali: molti paesi, tra cui Stati Uniti, Russia e Unione Europea, guardano con preoccupazione alle ambizioni della Turchia.
- Costi economici: le operazioni militari e il mantenimento delle zone di influenza sono onerosi.
- Instabilità interna: il crescente autoritarismo di Erdoğan e le difficoltà economiche interne rischiano di minare il consenso necessario per perseguire questi obiettivi.
La Turchia non sta letteralmente ricostruendo un impero ottomano, ma le sue politiche mostrano una chiara ambizione di ristabilire una leadership regionale basata su una combinazione di potere militare, influenza economica e soft power culturale.
La Siria, pcon la sua vicinanza geografica e il contesto di conflitto, è uno dei principali teatri in cui questa strategia si manifesta.
Il successo di questo approccio dipenderà dalla capacità di Ankara di bilanciare le proprie ambizioni con le pressioni internazionali e le sfide interne.




