Come influenzare, controllare o dirigere il comportamento e il pensiero di un individuo o di una massa
La strategia della divisione in politica corrisponde al principio del divide et impera (“dividi e comanda”), una tecnica usata dalla politica e dal potere per frammentare ed evitare che ci si unisca contro un obiettivo comune.
Ma come funziona?
Il potere tende a indebolire i rivali, dividendo le forze che potrebbero coalizzarsi; nel contempo, si creano dissapori e rivalità tra le fazioni avverse affinché perdano di vista il bersaglio principale.
Ma cosa cagiona tutto ciò?
La divisione della società riduce la capacità di resistenza e assicura la stabilità di chi comanda.
La strategia della divisione nella politica moderna si è evoluta in una vera e propria ingegneria del consenso, dove il conflitto non è un effetto collaterale, ma il motore principale delle campagne elettorali.
Oggi non si dividono più i confini geografici, ma i flussi di informazione e le identità psicologiche delle persone. Si tende, quindi, a enfatizzare il disagio economico e sociale per indirizzare la rabbia popolare verso un capro espiatorio specifico, ad esempio, élite, immigrati, tecnocrati.
Una delle tecniche più importanti è la delegittimazione morale quindi la trasformazione dell’avversario politico da semplice competitor a “nemico della nazione”, rendendo impossibile qualsiasi compromesso.
È un’operazione di ingegneria mentale, che ha un forte legame con le neuroscienze o, per meglio dire, neuropolitica, una disciplina interdisciplinare che studia le basi cerebrali e biologiche del comportamento elettorale, delle ideologie e delle decisioni pubbliche.
Praticamente, il neuro-marketing politico utilizza dati sui trigger emotivi inconsci per costruire campagne elettorali mirate, focalizzandosi su messaggi che attivano la paura o l’empatia dell’elettore.
L’impatto delle neuroscienze sulla politica si manifesta, principalmente, attraverso la capacità di influenzare e prevedere le decisioni di voto, agendo direttamente sui meccanismi cerebrali inconsci, bypassando il ragionamento logico.
I gruppi politici con maggiori risorse economiche possono accedere a consulenze neuroscientifiche avanzate, manipolando il consenso su scala di massa.
Questo è il lavoro degli spin doctor, i professionisti della persuasione. Gli spin doctor non rapiscono il pensiero critico, ma usano tecniche psicologiche e comunicative raffinate per aggirarlo e orientare l’opinione pubblica.
Per prima cosa, sostituiscono i dati razionali con narrazioni fortemente emotive – paura, rabbia, speranza – per bloccare l’analisi logica e fanno leva sulle scorciatoie mentali umane, dando al pubblico storie che confermano ciò che già crede.
Come difendersi?
Riattivando il pensiero critico.
Chiediti sempre: “Perché mi stanno dando questa informazione proprio adesso e in questo modo?”
Altro esempio. I sondaggi elettorali.
Gli spin doctor utilizzano tali tecniche con un obiettivo primario, muovere percentuali nei sondaggi elettorali, i quali non sono solo uno specchio dell’opinione pubblica, ma uno strumento per orientarla.
Cercano di farti sempre salire sul carro del vincitore e gli indecisi tendono ad allinearsi con la maggioranza per sentirsi dalla parte “vincente”, utilizzando tecniche della vergogna e dello stigma sociale, che è una delle leve psicologiche più potenti e aggressive utilizzate nello spin doctoring moderno.
Un esempio, le dinamiche comunicative descritte rispecchiano fedelmente molte delle strategie che le opposizioni, i media contrari e gli stessi strateghi di governo applicano, quotidianamente, attorno alla figura di Giorgia Meloni.
Nella politica polarizzata odierna, la Premier italiana è, contemporaneamente, bersaglio di uno “spin di logoramento” e promotrice di uno “spin di difesa”.
L’obiettivo delle opposizioni e dei media critici non è necessariamente far cambiare idea ai sostenitori storici, ma staccare l’elettorato moderato e scoraggiare gli indecisi.
Esempio, quando un partito registra flessioni, anche minime, come il passaggio dal 8% al 7%, il dato viene amplificato per innescare una narrazione di “fase calante” o “inizio della fine”, nel tentativo di spegnere l’effetto trascinamento.
Spesso, però, gli attacchi basati sulla vergogna sociale o sulla colpevolizzazione ottengono l’effetto opposto, irrigidiscono il voto di appartenenza e creano una forte resistenza psicologica negli elettori della maggioranza, che percepiscono la critica non come un argomento politico, ma come un insulto personale.
Come difendersi per non lasciarsi manipolare?
Per prima cosa quando leggi un post, o ascolti un TG, separa i fatti dalle opinioni.
Pensa e analizza, non reagire, non commentare e non condividere subito una notizia che ti provoca rabbia, indignazione o vergogna.
Chiediti sempre: perché questo scandalo o questo sondaggio esce proprio oggi?
Quale altra notizia o legge importante si sta cercando di coprire o far passare in secondo piano?
Immagina, puoi…





