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La strage di chi muore sul lavoro

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La strage di chi muore sul lavoro

In un decennio dodici mila deceduti

Mentre ci apprestiamo a celebrare il 1° Maggio, festa del lavoro e di chi lavora e ha lavorato, è giusto e doveroso ricordare tutti quelli che lavorando hanno perso la vita.

Secondo gli ultimi dati INAIL aggregati disponibili, nel decennio scorso (approssimativamente 2015/2024 o 2014/2023), in Italia si registrano in media circa 1.100 – 1.200 denunce annue di infortuni sul lavoro con esito mortale.

Il numero esatto varia leggermente a seconda degli anni considerati e del consolidamento dei dati, che spesso vengono rivisti al rialzo nei report successivi.

Esempio di valori: 2015: circa 1.172 decessi; 2023: 1.041 (o fino a 1.187 in alcune rilevazioni provvisorie); 2024: 1.077.

Nel decennio si contano 160 incidenti mortali plurimi (con più vittime nello stesso evento) per un totale di 429 morti, pari a oltre il 3% dei decessi complessivi del periodo (media di quasi 3 vittime per incidente). Molti di questi coinvolgono mezzi di trasporto o ambienti confinati.

Il numero assoluto di morti è diminuito rispetto agli anni precedenti (es. forte calo dal 2008 al 2014), ma dal 2014/2015 in poi il miglioramento è rallentato o si è stabilizzato.  Escludendo il picco del 2020/2021 dovuto ai decessi da Covid riconosciuti come infortuni sul lavoro, il trend è di lieve calo o stabilità.

I settori più colpiti sono: agricoltura, costruzioni (edilizia), trasporti e manifattura. Una quota significativa di decessi (spesso 200 – 300 casi all’anno) avviene nel tragitto casa-lavoro, soprattutto per incidenti stradali.

Le vittime sono prevalentemente uomini (oltre il 90%), con incidenza più alta tra lavoratori stranieri e nelle piccole-medie imprese.

Secondo l’elaborazione dell’Osservatorio Vega Engineering sui dati INAIL, l’incidenza media nazionale nel 2024 è stata di circa 34,1 morti sul lavoro ogni milione di occupati (in occasione di lavoro).

Riguardo alle zone di maggiore mortalità si ha la seguente classifica:

• Zona rossa (incidenza > +25% rispetto alla media nazionale):
Basilicata, Valle d’Aosta, Umbria, Trentino-Alto Adige, Campania, Sardegna, Sicilia.

• Zona arancione (incidenza elevata): Molise, Calabria, Emilia-Romagna, Puglia.

• Zona gialla (sotto la media): Abruzzo, Liguria, Lazio, Toscana, Lombardia, Piemonte, Friuli Venezia Giulia.

• Zona bianca (incidenza più bassa): Veneto e Marche. Nel 2025 (dati parziali primi 8 mesi): Lombardia (68), Veneto (53), Campania (49), Sicilia (41), Piemonte (38), Emilia-Romagna (35), Puglia (32), Toscana (29), Lazio (24).

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  • Redazione

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