
di Francesco Pontelli
Il nuovo direttore dell’Unità ha offerto l’opportunità ad un ergastolano, condannato per la strage di Bologna, di intervenire con una “lezione di democrazia”, in relazione all’utilizzo delle carceri in Usa quanto nelle democrazie occidentali.
Tale Fioravanti è stato processualmente riconosciuto responsabile, assieme alla sua compagna Mambro ed altri complici, della morte di ottantacinque (85) persone con la bomba alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.
Va sempre ricordato come la democrazia rappresenti certamente l’unica forma di convivenza possibile, e contemporaneamente sempre e comunque degna di venire supportartata e sostenuta.
Ma, e ripeto ma, l’istituzione democratica andrebbe sempre “condita” con un minimo di rispetto e sensibilità nei confronti delle vittime di tutti i reati specialmente se decedute, come per i loro familiari.
Il nuovo direttore dell’Unità Sansonetti si crede così convinto di avere realizzato un coupe de teatre e di comunicazione, ed in questo modo di avviare un processo di rilancio del suo quotidiano.
Viceversa questa strategia comunitativa, che si riduce nell’offerta di un ulteriore palcoscenico mediatico a chi comunque rimane processualmente colpevole (e solo in Italia non detenuto per di più), non rappresenta che la conferma di una “estremizzazione o di un eccesso di democrazia”.
Quanto di un ulteriore e più banale insulto al dolore “fine pena mai” e definisce inoltre le scale valoriali della testata, del suo direttore come dell’editore.
La democrazia presenta sempre un costo, e proprio per questo nessuno veramente democratico si sognerebbe mai di imporre un divieto assoluto a simili iniziative giornalistiche.
Al tempo stesso il senso democratico accetta quanto espresso da questi due personaggi, tenendo però presente che l’istinto naturale umano confligge con una forzata interpretazione della “sensibilità democratica”.
Un concetto complesso e sintesi di valori sicuramente superiori alla semplice definizione giuridica di democrazia.





